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Concessione Di Derivazione D'Acqua

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un permesso rilasciato da un'autorità pubblica che consente a un privato di prelevare acqua da un corso d'acqua o da una fonte naturale per un uso specifico, ad esempio idroelettrico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concessione di derivazione d’acqua: prevale la tutela ambientale
Una società richiede il rilascio di una concessione di derivazione d'acqua per un torrente montano. Durante la procedura di gara, l'ente pubblico competente ordina di adeguare i documenti tecnici alla nuova Direttiva Deflussi Ecologici. La società impugna la richiesta, sostenendo che le norme sopravvenute valgano solo per le nuove domande presentate dopo il luglio 2018. Le Sezioni Unite della Cassazione respingono il ricorso dell'impresa. I giudici confermano che nei procedimenti amministrativi vige la regola secondo cui l'amministrazione deve applicare la normativa vigente al momento dell'emanazione dell'atto finale. Le esigenze ambientali sopravvenute prevalgono sull'interesse dell'istante, imponendo il rispetto dei nuovi parametri di tutela del corso idrico.
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Rigetto istanza amministrativa: quando i vizi procedurali non contano
Un'Azienda ha chiesto una concessione per derivare acqua per uso idroelettrico, ma la Regione e l'Agenzia Ambientale hanno emesso un rigetto istanza amministrativa. L'Azienda ha contestato il provvedimento per vizi procedurali, come il mancato preavviso di rigetto e il difetto di istruttoria. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che i vizi procedurali non annullano il provvedimento se l'esito finale non sarebbe cambiato. L'Azienda non ha dimostrato che la sua partecipazione avrebbe modificato il risultato negativo, confermando la validità del rigetto istanza amministrativa.
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Rigetto concessione idroelettrica: analisi modellistica decisiva
Un privato cittadino (Il Richiedente) ha impugnato il rigetto della sua istanza di concessione idroelettrica da parte della Regione e dell'ARPA. L'Amministrazione aveva negato la concessione a causa della mancata presentazione di un'analisi modellistica, ritenuta fondamentale per valutare la compatibilità ambientale del progetto. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha respinto il ricorso, confermando che l'omissione dell'analisi era una ragione sufficiente per il rigetto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del Richiedente. La Corte ha ribadito che il principio di "no deterioration" è cruciale per le concessioni di derivazione d'acqua e che la mancata fornitura di dati essenziali giustifica il diniego, rendendo irrilevanti altre contestazioni procedurali relative al rigetto concessione idroelettrica. Il Richiedente è stato condannato a pagare le spese legali.
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Concessione di derivazione d’acqua: scontro tra pubblico e privato
Un operatore privato ha ottenuto la concessione di derivazione d'acqua per uso idroelettrico vicino a un depuratore. Il gestore del servizio idrico integrato ha impugnato il provvedimento, lamentando l'indisponibilità delle aree demaniali. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha rigettato il ricorso ritenendo il gestore privo di legittimazione, ma con una motivazione estremamente confusa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso del gestore, stabilendo che la motivazione del Tribunale era solo apparente e non permetteva di comprendere il percorso logico-giuridico seguito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Concessione di derivazione d’acqua: legittimo il no del dirigente
Un'azienda ha richiesto una concessione di derivazione d'acqua per realizzare un piccolo impianto idroelettrico. La Provincia Autonoma di Trento ha respinto la domanda a causa di errori tecnici nel progetto e dell'interferenza con una concessione preesistente di un'altra società, in fase di rinnovo. L'azienda ha impugnato il diniego davanti al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche e, successivamente, in Cassazione, contestando la competenza del dirigente provinciale e la mancata concessione di un termine per correggere gli errori. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso. La Corte ha confermato la piena competenza del dirigente ad adottare il diniego e l'inattuabilità del progetto, escludendo qualsiasi obbligo di sospensione del procedimento o di sanatoria d'ufficio per un'opera tecnicamente irrealizzabile. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Concessione di derivazione d’acqua: profitto contro uso potabile
Due società, l'Azienda Acquedotti e la Società Concorrente, richiedono una concessione di derivazione d'acqua per scopi idroelettrici e potabili. La Regione rifiuta entrambe le domande, ma il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche annulla i dinieghi per gravi carenze di motivazione e di istruttoria. L'Azienda Acquedotti ricorre in Cassazione, sostenendo che la propria domanda dovesse essere preferita per garantire l'acqua potabile ai cittadini. Le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che l'annullamento per vizi formali non assegna il bene della vita, ma restituisce il potere decisionale alla Pubblica Amministrazione. Quest'ultima dovrà riesaminare entrambe le domande valutando tutti gli elementi omessi. L'Azienda Acquedotti perde il ricorso e viene condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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