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Clausola Di Stile

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74 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Corrispondenza detenuti 41-bis: foto sospette
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un carcerato in regime speciale contro il trattenimento di alcune fotografie. La decisione si fonda sul principio del 'ragionevole sospetto': la discrepanza tra il contenuto della lettera (un legame affettivo) e le foto allegate (con persone non identificate) è sufficiente a giustificare il controllo sulla corrispondenza detenuti 41-bis per prevenire comunicazioni illecite con l'esterno.
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Costituzione di servitù prediale: la clausola generica
Una controversia tra sorelle, sorta a seguito di una divisione ereditaria, riguardava la presenza di tubature fognarie su un terreno. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la costituzione di servitù prediale, una clausola contrattuale generica che accetta l'immobile "nello stato di fatto e di diritto in cui si trova" è sufficiente se supportata dalla provata conoscenza pregressa della situazione da parte del proprietario del fondo servente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la consapevolezza della ricorrente rendeva la clausola specifica e vincolante, escludendone la natura di mera formula di stile.
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Ricorso inammissibile: perché la specificità è cruciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la violazione di prescrizioni imposte da una misura di prevenzione. Il ricorso è stato giudicato completamente generico, poiché la difesa si è limitata a definire la motivazione della sentenza di secondo grado come una 'mera clausola di stile', senza articolare critiche specifiche di fatto o di diritto. Di conseguenza, la Corte ha reso il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2260/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della genericità dei motivi d'appello. Il ricorso contestava l'entità della sanzione e la mancata concessione di attenuanti, ma le istanze erano formulate come mere 'clausole di stile'. La Corte ha rilevato una carenza d'interesse, poiché l'accoglimento del ricorso non avrebbe portato alcun vantaggio al ricorrente, dato che i motivi sarebbero stati comunque inammissibili in un eventuale giudizio di rinvio. La decisione sottolinea la necessità di presentare motivi di impugnazione specifici e non meramente formali.
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Durata DASPO: motivazione essenziale per la convalida
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente un'ordinanza di convalida di un DASPO della durata di cinque anni. Sebbene il provvedimento fosse legittimo nei suoi presupposti, la Corte ha ritenuto che la sua durata massima non fosse sorretta da una motivazione adeguata e specifica, ma solo da una generica 'clausola di stile'. La mancanza di una giustificazione sulla congruità della durata del DASPO ha portato all'annullamento con rinvio per una nuova valutazione sul punto.
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Clausola di stile: non basta per la servitù
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32619/2024, ha rigettato il ricorso di due proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio basata su una vecchia previsione contrattuale. La Corte ha stabilito che una mera 'clausola di stile', ovvero una formulazione generica e non specifica, non è sufficiente per costituire un diritto reale come la servitù. È indispensabile una chiara manifestazione di volontà e l'esatta individuazione dei fondi dominante e servente, elementi mancanti nel caso di specie. La decisione conferma che per la costituzione di servitù sono richiesti requisiti formali rigorosi.
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Contributo unificato: la clausola di stile non basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del contributo unificato, una generica richiesta di annullamento degli 'atti presupposti' in un ricorso tributario costituisce una mera clausola di stile. Tale formula non è sufficiente ad ampliare l'oggetto del giudizio oltre l'atto specificamente contestato. La valutazione del giudice di merito su quale sia l'effettivo oggetto della domanda è un accertamento di fatto, non sindacabile in sede di legittimità.
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Interessi in appello: quando è possibile la domanda?
Una società fallita ha citato in giudizio un ente pubblico per il ritardato pagamento di lavori. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale del processo civile: la domanda per gli interessi in appello, maturati dopo la sentenza di primo grado, è ammissibile. Tali interessi sono considerati 'accessori' della domanda principale e possono essere richiesti per la prima volta nel giudizio di secondo grado, in deroga al divieto di domande nuove.
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Onere della prova danni immobile: la decisione della Corte
Una società locatrice ha citato in giudizio la società conduttrice per danni all'immobile commerciale. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. Il motivo è stata la motivazione illogica e contraddittoria della sentenza d'appello riguardo alla clausola contrattuale sullo stato del bene, che ha inciso sull'errata attribuzione dell'onere della prova danni immobile. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Cessione bonaria: quando è valida? La Cassazione chiarisce
Una società immobiliare ha perso la causa contro un Comune per il risarcimento danni da mancata retrocessione di terreni. La Cassazione ha stabilito che i trasferimenti, pur finalizzati a evitare un esproprio, erano semplici compravendite e non una cessione bonaria, non essendoci una procedura espropriativa in corso. Di conseguenza, nessun diritto alla restituzione dei beni poteva sorgere.
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Obbligo di presentazione: la motivazione è cruciale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che convalidava un obbligo di presentazione della durata di quattro anni a carico di un tifoso. La decisione si fonda sulla motivazione carente del giudice di merito, il quale aveva utilizzato una mera 'clausola di stile' per giustificare la durata della misura. La Corte ha ribadito che, specialmente per misure così lunghe e prossime al massimo edittale, è necessaria una motivazione specifica e puntuale, annullando il provvedimento limitatamente alla durata e rinviando per un nuovo giudizio.
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Sconto tariffario sanità: quando non è dovuto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'applicazione di uno sconto tariffario da parte di un'Azienda Sanitaria Locale non è legittima per periodi non coperti dalla legge, a meno che non esista un accordo contrattuale esplicito. Un semplice richiamo alla normativa nel contratto è stato ritenuto una 'clausola di stile' insufficiente a derogare alla legge, confermando il diritto di un centro radiologico alla restituzione delle somme indebitamente trattenute.
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Garanzia per vizi: la parola del venditore conta
In una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito che la dichiarazione verbale del venditore sull'assenza di difetti rende operativa la garanzia per vizi, anche se questi erano facilmente riconoscibili. La Corte ha confermato la condanna del venditore alla riduzione del prezzo, chiarendo che la clausola di vendita "nello stato in cui si trova" è una mera clausola di stile e che una lettera di messa in mora è sufficiente a interrompere la prescrizione annuale dell'azione.
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Inquadramento superiore: quando è legittimo il no?
Un lavoratore ha fatto appello per ottenere un inquadramento superiore e le relative differenze retributive. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, confermando la decisione di primo grado. La Corte ha stabilito che la pretesa per un primo periodo lavorativo era caduta in prescrizione. Per il secondo periodo, ha concluso che le mansioni effettivamente svolte dal lavoratore non possedevano il grado di autonomia, responsabilità e professionalità richiesto dal Contratto Collettivo per giustificare un inquadramento superiore.
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