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Clausola Compromissoria

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325 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Recesso da cooperativa: limiti e durata del vincolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di alcuni soci di una cooperativa agricola che intendevano esercitare il recesso a seguito di una sospensione della raccolta del latte. La Corte ha rigettato il ricorso dei soci, confermando la decisione della Corte d'Appello e la validità del lodo arbitrale. È stato stabilito che le clausole statutarie che prevedono un vincolo associativo di lunga durata sono legittime e limitano il diritto di recesso da cooperativa, non potendo essere equiparate a un vincolo a tempo indeterminato che consentirebbe il recesso libero. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi volti a ottenere una nuova interpretazione delle clausole contrattuali.
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Responsabilità precontrattuale PA: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione nega il risarcimento a un'impresa per responsabilità precontrattuale PA. Sebbene un appalto pubblico fosse stato annullato per vizi procedurali, l'impresa era a conoscenza dei rischi a causa di un ricorso notificato da un concorrente. Avendo scelto di procedere con gli investimenti nonostante l'incertezza, è venuto a mancare l'affidamento incolpevole, requisito essenziale per ottenere il risarcimento del danno.
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Mandato senza rappresentanza: diritti del mandante
Una società mandante, agendo tramite una fiduciaria in un mandato senza rappresentanza, finanzia un'impresa farmaceutica tramite un contratto di associazione in partecipazione. Al mancato pagamento, la mandante agisce direttamente contro l'impresa. La Cassazione conferma la sua legittimazione ad agire per la restituzione del capitale e degli utili, definendoli diritti di credito derivanti dall'esecuzione del mandato ai sensi dell'art. 1705 c.c. Viene inoltre ribadito che l'eccezione di arbitrato irrituale deve essere sollevata tempestivamente, a pena di decadenza.
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Clausola compromissoria e responsabilità precontrattuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2145/2025, ha stabilito un importante principio in materia di clausola compromissoria. Il caso riguardava la vendita di un'azienda farmaceutica, in cui l'acquirente aveva successivamente scoperto che uno dei beni ceduti era oggetto di un procedimento amministrativo non dichiarato dalla venditrice. Dopo un primo lodo arbitrale che aveva ridotto il prezzo, l'acquirente agiva in tribunale per ottenere il risarcimento del danno da responsabilità precontrattuale. La Suprema Corte ha chiarito che una clausola compromissoria generica, che devolve agli arbitri le controversie su interpretazione ed esecuzione del contratto, non si estende alle pretese di natura precontrattuale. Queste ultime, infatti, non trovano la loro fonte (causa petendi) nel contratto, ma nella violazione del dovere di buona fede durante le trattative, un obbligo imposto dalla legge. Pertanto, in assenza di un'esplicita volontà delle parti, la competenza per tali controversie rimane del giudice ordinario.
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Clausola compromissoria fallimento: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della clausola compromissoria nel fallimento quando il curatore agisce per recuperare crediti relativi a prestazioni già eseguite dalla società prima della dichiarazione di fallimento. Anche se la controparte deve insinuare i propri controcrediti nel passivo fallimentare, la domanda principale del curatore può essere decisa in sede arbitrale, confermando la separazione delle sedi di giudizio.
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Clausola compromissoria: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3004/2025, ha stabilito che una clausola compromissoria contenuta nello statuto di un consorzio, che devolve ad arbitri le 'liti tra consorziati', non si applica quando l'azione legale è intentata da un consorziato contro il consorzio stesso. Il caso riguardava l'impugnazione di una delibera consortile. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che la lite contro l'ente non equivale a una lite tra membri, e ha quindi dichiarato la competenza del tribunale ordinario, sottolineando la necessità di un'interpretazione letterale e non estensiva della clausola compromissoria.
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Cessione del contratto: la clausola arbitrale segue?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di cessione del contratto, anche la clausola compromissoria per la risoluzione delle controversie viene trasferita al nuovo contraente. La vicenda riguarda la cessione di un contratto derivato (IRS), il cui accordo quadro originario prevedeva l'arbitrato. Nonostante la società cessionaria avesse stipulato un nuovo accordo con la banca, privo di tale clausola, la Suprema Corte ha ritenuto valido l'arbitrato, confermando l'inscindibilità tra il contratto derivato e il suo accordo quadro originario. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Disavowal of copies: effetti sul processo
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una società fiduciaria e una società di leasing per un'operazione di pegno non autorizzata sui suoi titoli. La sua richiesta è stata respinta, in parte a causa di una clausola arbitrale e in parte perché il suo disavowal of copies dei documenti chiave è stato ritenuto generico e quindi inefficace, decisione confermata dalla Cassazione.
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Clausola compromissoria: valida anche con organo nullo
Un acquirente ha contestato la validità di una clausola compromissoria contenuta in un contratto preliminare, poiché indicava un organo per la nomina dell'arbitro (il Giudice Conciliatore) soppresso da anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola compromissoria resta valida. La volontà delle parti di devolvere la controversia ad arbitri prevale e, in questi casi, si applica per analogia il meccanismo suppletivo che affida la nomina al Presidente del Tribunale, salvaguardando l'efficacia del patto arbitrale.
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Competenza arbitrale: l’impugnazione di delibere
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti della competenza arbitrale in ambito societario. Il caso riguardava l'impugnazione di una delibera assembleare di una cooperativa edilizia. La Corte ha stabilito che una clausola statutaria che devolve agli arbitri le controversie relative all'interpretazione e applicazione delle delibere non include anche le impugnazioni volte ad annullare le delibere stesse. Tale interpretazione restrittiva è dovuta al fatto che l'arbitrato costituisce una deroga alla giurisdizione ordinaria. Pertanto, la competenza arbitrale non sussiste quando la delibera è l'oggetto dell'impugnazione e non il fondamento della domanda.
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Responsabilità solidale consorzi: la Cassazione decide
Un'istituzione di assistenza ha richiesto a diversi Comuni il pagamento di somme dovute da un consorzio intercomunale per servizi socio-assistenziali. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha escluso la responsabilità solidale dei Comuni consorziati. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina dei consorzi pubblici (D.Lgs. 267/2000) è autonoma e non prevede un'automatica estensione della responsabilità solidale tipica dei consorzi privati (art. 2615 c.c.), la cui logica è prettamente imprenditoriale e non applicabile all'erogazione di servizi sociali pubblici.
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Arbitrato internazionale: la Cassazione e la giurisdizione
Una società farmaceutica italiana cita in giudizio un partner svizzero per inadempimento di un contratto di distribuzione. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, dichiara il difetto di giurisdizione del giudice italiano a favore dell'arbitrato internazionale previsto da una clausola contrattuale, chiarendo che anche le questioni di abuso di dipendenza economica, se collegate al contratto, rientrano nella competenza arbitrale.
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Proroga termine lodo: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la proroga termine lodo automatica, prevista dall'art. 820 c.p.c. in caso di CTU, si applica anche nell'arbitrato amministrato, a meno che il regolamento arbitrale non la escluda espressamente. Il silenzio del regolamento non equivale a una deroga alla norma di legge, confermando la validità di un lodo depositato oltre il termine originario ma entro quello prorogato.
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Revoca amministratore per giusta causa: il caso
Un'ordinanza del Tribunale di Venezia conferma la revoca dell'amministratore di una società di persone per giusta causa. La decisione si fonda principalmente sulla grave inadempienza dell'amministratore, consistente nella mancata presentazione dei rendiconti annuali alla socia non amministratrice. Questo comportamento, secondo il giudice, lede il diritto della socia al controllo e alla percezione degli utili, integrando una giusta causa di revoca e giustificando un provvedimento cautelare per il rischio di ulteriori danni alla società.
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Lodo straniero: quando è contrario all’ordine pubblico?
Una società chimica otteneva un lodo straniero che condannava una società energetica a un ingente risarcimento per danni ambientali taciuti in una cessione d'azienda. La Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull'opposizione al riconoscimento in Italia, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la valutazione della compatibilità di un lodo straniero con l'ordine pubblico è un controllo esterno, limitato al dispositivo della decisione, e non può mai trasformarsi in un riesame del merito, delle prove o della correttezza giuridica della decisione arbitrale.
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Clausola compromissoria: quando il giudice è competente
Una società in fallimento ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di somme dovute. Il Tribunale di primo grado si è dichiarato incompetente d'ufficio, basandosi su una clausola compromissoria presente nel contratto tra le parti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'eccezione di incompetenza per la presenza di una clausola compromissoria deve essere sollevata dalla parte interessata nel primo atto difensivo, a pena di decadenza, e non può mai essere rilevata d'ufficio dal giudice. La competenza del giudice ordinario, quindi, è stata confermata.
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Clausola compromissoria: estensione e limiti
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola compromissoria, presente in un solo contratto all'interno di una serie di accordi tra loro collegati (collegamento negoziale), non si estende automaticamente agli altri. La volontà di devolvere le liti ad arbitri deve essere espressa e non può essere presunta. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando che le controversie relative al contratto con la clausola devono essere decise da arbitri, mentre le altre restano di competenza del giudice ordinario.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19277/2025, ha rigettato il ricorso di una società che contestava un lodo arbitrale. Il caso riguardava un contratto preliminare di vendita immobiliare che, secondo la ricorrente, mascherava un patto commissorio vietato. La Corte ha stabilito che, dopo la riforma del 2006, l'impugnazione del lodo arbitrale per violazione di norme di diritto è ammessa solo se espressamente prevista dalle parti nella convenzione di arbitrato. Inoltre, ha chiarito che la violazione del divieto di patto commissorio, pur essendo una norma imperativa, non costituisce una violazione dell'ordine pubblico tale da consentire l'impugnazione in assenza di tale previsione, rafforzando così la stabilità delle decisioni arbitrali.
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Deroga giurisdizione agente: indennità indisponibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di deroga giurisdizione agente in favore di un arbitro estero è nulla se la controversia riguarda l'indennità di fine rapporto. Questo diritto è considerato indisponibile ai sensi della Legge 218/1995 e, pertanto, la giurisdizione italiana non può essere esclusa, confermando la competenza del tribunale italiano.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile?
Un ex amministratore di una società ha citato in giudizio i nuovi amministratori per diffamazione, i quali hanno eccepito l'incompetenza del tribunale ordinario a favore del tribunale delle imprese. Il tribunale ha rigettato l'eccezione e ha disposto la prosecuzione della causa. I nuovi amministratori hanno quindi proposto ricorso per regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che tale strumento è utilizzabile solo contro decisioni che affermano la competenza in modo definitivo e non contro ordinanze meramente interlocutorie che non chiudono la questione.
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