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Clausola Compromissoria

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325 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Clausola compromissoria lavoro: quando è nulla?
La Cassazione ha confermato la nullità di una clausola compromissoria lavoro inserita in un contratto d'opera professionale, riqualificato come rapporto di collaborazione parasubordinata. La Corte ha stabilito che tali controversie non sono arbitrabili se non previsto da legge o contratti collettivi, rendendo inammissibile il ricorso di una struttura sanitaria contro la decisione della Corte d'Appello.
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Contratti derivati: nullità senza Mark to Market
Una società ha contestato la validità di alcuni contratti derivati (swap) stipulati con un istituto bancario, lamentando l'assenza di elementi essenziali come il Mark to Market (MtM) e gli scenari probabilistici. Dopo un lodo arbitrale e una sentenza d'appello favorevoli alla banca, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'indicazione del MtM e degli scenari di rischio non sono meri obblighi informativi, ma requisiti strutturali per la validità dei contratti derivati, in quanto definiscono l'alea razionale del negozio. La loro assenza rende il contratto nullo per indeterminatezza dell'oggetto e difetto di causa.
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Riunione ricorsi: la Cassazione rinvia la decisione
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa per permettere la riunione ricorsi pendenti contro la stessa sentenza. La richiesta era stata avanzata dalla parte ricorrente, che aveva impugnato una decisione della Corte d'Appello su un lodo arbitrale in materia di appalto. La decisione finale è quindi posticipata.
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Errore di fatto revocatorio: quando non si applica
Una società concessionaria autostradale ha richiesto la revocazione di una sentenza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto riguardo alla sua presunta rinuncia a un'eccezione di incompetenza arbitrale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la sua precedente decisione era basata su un'interpretazione giuridica del comportamento della parte (la partecipazione alla nomina dell'arbitro), configurando un errore di giudizio (error in iudicando) e non un errore di fatto revocatorio. La sentenza ribadisce che la valutazione legale degli atti processuali non è soggetta a revocazione.
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Clausola compromissoria statuto: quando è valida?
Una società contesta un lodo arbitrale che la condannava a liquidare la quota di un'ex socia, sostenendo che la clausola compromissoria dello statuto non fosse applicabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la clausola compromissoria nello statuto copre tutte le controversie originate dal rapporto sociale, inclusa la liquidazione della quota post-esclusione. Le eccezioni sulla competenza dell'arbitro, inoltre, devono essere sollevate tempestivamente durante l'arbitrato stesso.
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Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione tra errore di percezione e errore di valutazione. Il caso nasce da una controversia su un appalto pubblico, dove le parti avevano concordato la nomina del presidente di un collegio arbitrale. La Corte ha stabilito che interpretare tale accordo come un'accettazione della competenza del collegio è un giudizio di diritto, non un errore di fatto revocatorio, anche se una delle parti aveva continuato a sollevare eccezioni di incompetenza. La decisione sottolinea che l'errore revocatorio deve consistere in una svista materiale su un fatto decisivo, non in una diversa interpretazione giuridica degli atti processuali.
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Lodo arbitrale: nullità non inesistenza per vizi formali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11004/2024, ha stabilito che la mancanza di requisiti formali in un lodo arbitrale, come l'indicazione della clausola compromissoria o delle conclusioni delle parti, ne determina la nullità e non l'inesistenza. Di conseguenza, la Corte d'Appello, investita dell'impugnazione, non può dichiararla inammissibile ma deve, una volta accertata la nullità, procedere all'esame del merito della controversia.
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Clausola compromissoria: quando non si applica?
Un ex presidente di una società per azioni richiedeva il pagamento di un compenso straordinario tramite decreto ingiuntivo. La società si opponeva, invocando una clausola compromissoria presente nello statuto che devolveva le controversie ad un collegio arbitrale. Il Tribunale accoglieva l'eccezione della società, ma la Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la specifica clausola compromissoria si applicava solo alle liti tra soci o tra soci e la società, ma non a quelle tra la società e i suoi amministratori. La decisione sottolinea l'importanza di una interpretazione letterale e restrittiva di tali clausole, che non possono estendersi a rapporti, come quello organico con l'amministratore, se non espressamente previsto. Di conseguenza, è stata dichiarata la competenza del Tribunale ordinario.
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Impugnazione lodo arbitrale: abuso della maggioranza
Un socio impugnava un lodo arbitrale che aveva rigettato le sue domande relative a un presunto abuso della maggioranza da parte degli altri soci. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione principale, confermando la decisione dell'arbitro. La Corte ha chiarito che le regole statutarie prevalgono su eventuali "intese familiari" non formalizzate e che la valutazione delle prove da parte dell'arbitro non è sindacabile in sede di impugnazione se non per violazioni di legge. L'impugnazione lodo arbitrale è stata quindi respinta nel merito, accogliendo solo parzialmente un motivo incidentale relativo alla compensazione delle spese legali.
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Impugnazione lodo arbitrale: i limiti secondo la Cassa
Una società committente ha tentato l'impugnazione di un lodo arbitrale che la condannava a pagare un'impresa appaltatrice, poi fallita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il fallimento della parte creditrice non rende improcedibile l'arbitrato. Inoltre, ha ribadito che l'impugnazione lodo arbitrale non consente un riesame del merito o della valutazione delle prove, ma è limitata a specifici vizi di legittimità, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Clausola compromissoria e cessione del credito: analisi
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della clausola compromissoria in caso di cessione del credito. Il caso riguarda un garante che, dopo aver richiesto l'arbitrato contro il creditore originario, ha contestato la competenza degli arbitri nei confronti del nuovo creditore (cessionario). La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la decisione sulla competenza arbitrale, se non impugnata con il regolamento di competenza, diventa definitiva e che il cessionario non subentra automaticamente nella clausola compromissoria.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e giudicato
La Corte di Cassazione interviene su un caso di impugnazione lodo arbitrale, stabilendo che una precedente decisione di inammissibilità procedurale non forma giudicato sulla validità della clausola compromissoria. La Corte ha accolto il ricorso su questo punto, chiarendo che le questioni di merito non esaminate in precedenza possono essere riproposte. Ha invece confermato il rigetto di altri motivi, tra cui quello basato su una tardiva modifica della domanda (mutatio libelli), ritenuta inammissibile.
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Clausola compromissoria: quando si estende ai contratti?
La Corte di Cassazione stabilisce che una clausola compromissoria contenuta in un accordo non si estende a un contratto di compravendita collegato se quest'ultimo non la richiama espressamente. Il semplice collegamento funzionale tra i negozi non è sufficiente a derogare alla giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha rigettato il ricorso di una società che invocava l'arbitrato per una disputa sul pagamento del saldo di una compravendita immobiliare, confermando che, in assenza di un rinvio esplicito e specifico, la competenza resta del tribunale.
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Remissione del debito: non basta l’inerzia del socio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la remissione del debito non può essere presunta dalla semplice inerzia o dalla cancellazione d'ufficio di una società. Analizzando un caso complesso, la Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente interpretato come rinuncia al credito una serie di comportamenti, tra cui la mancata costituzione in giudizio e il mancato deposito dei bilanci. La Suprema Corte ha chiarito che per presumere una remissione del debito sono necessari elementi gravi, precisi e concordanti che dimostrino in modo inequivocabile la volontà del creditore di rinunciare al proprio diritto, cosa che non è avvenuta nel caso di specie, dove anzi, atti come la notifica di un precetto dimostravano una volontà contraria.
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Clausola arbitrato estero: quando non serve la firma
Un'impresa italiana ha citato in giudizio un fornitore estero per la mancata consegna di merce, nonostante il pagamento di un cospicuo acconto. Il fornitore ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice italiano in virtù di una clausola arbitrato estero contenuta nel contratto, che rimandava ogni controversia alla Camera di Commercio di Londra. La Corte d'Appello di Firenze ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che, avendo le parti scelto di regolare il contratto secondo le norme della Camera di Commercio Internazionale di Londra, la validità della clausola arbitrato estero deve essere valutata secondo tale normativa e non secondo la legge italiana, rendendo così inapplicabile il requisito della doppia sottoscrizione previsto dall'art. 1341 c.c.
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Impugnazione delibera consortile: convocazione nulla
Un consorziato ha ottenuto l'annullamento di una delibera per mancata convocazione. Il Tribunale di Roma ha stabilito che una comunicazione via email, priva di elementi essenziali come l'ordine del giorno, non costituisce una convocazione valida. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto delle formalità per garantire il diritto di partecipazione. L'esito del caso è stato l'accoglimento della richiesta di impugnazione della delibera consortile con condanna del consorzio al pagamento delle spese legali.
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Impugnazione lodo arbitrale: quando è inammissibile
Due socie di una cooperativa hanno promosso un'azione di impugnazione lodo arbitrale contro una delibera assembleare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità dei motivi, sottolineando che le censure devono essere specifiche, non nuove rispetto al giudizio arbitrale e non possono mirare a una mera rivalutazione dei fatti.
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Clausola compromissoria: lodo non impugnabile
La Corte di Cassazione stabilisce che l'inserimento della dicitura 'in via definitiva' in una clausola compromissoria equivale a una rinuncia a impugnare il lodo arbitrale per violazione delle regole di diritto. Il caso riguardava due professionisti che contestavano un lodo emesso a favore della loro associazione professionale. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che l'interpretazione letterale della clausola da parte dei giudici di merito era corretta, rendendo l'impugnazione inammissibile.
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Violazione del contraddittorio: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24389/2024, ha accolto il ricorso di un committente, stabilendo che in un procedimento arbitrale si configura una violazione del contraddittorio se gli arbitri dichiarano inammissibile una prova o un'eccezione per tardività, senza che la natura perentoria dei termini sia stata prevista dalla clausola compromissoria o comunicata esplicitamente alle parti. Il caso, originato da un contratto d'appalto, è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame del merito.
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Ricorso inammissibile: onere della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente sanitario contro un istituto bancario. Il caso riguardava un pagamento errato effettuato al creditore originario anziché alla società cessionaria del credito. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso per vizi procedurali, in particolare per difetto di autosufficienza, confermando la condanna dell'ente a pagare nuovamente il debito e le spese legali.
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