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Chiamata In Correità De Relato

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Accusa proveniente da un co-imputato o collaboratore di giustizia che non si basa su una conoscenza diretta dei fatti, ma su informazioni riferite da terze persone (sentito dire).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Chiamata in Correità de Relato: Validità per Misure Cautelari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la misura cautelare della custodia in carcere per omicidio premeditato e reati connessi, aggravati dalla connessione con un clan. Il Tribunale aveva ritenuto validi i gravi indizi di colpevolezza, basati anche su dichiarazioni di collaboratori di giustizia (chiamata in correità de relato). La Suprema Corte ha ribadito che la chiamata in correità de relato è utilizzabile in fase cautelare, anche se la fonte diretta non è stata sentita, purché siano rispettate precise condizioni di attendibilità e vi siano riscontri. Il principio chiave è che l'articolo 195 del codice di procedura penale non si applica nella fase cautelare.
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Tentato omicidio: cade l’aggravante dell’agevolazione mafiosa
L'Imputato è stato condannato per tentato omicidio ai danni di un rivale ferito durante un agguato armato nel contesto di contrasti criminali territoriali. I giudici di merito hanno fondato la responsabilità sulle intercettazioni della persona offesa e sui racconti convergenti di due collaboratori di giustizia, applicando la specifica aggravante dell'agevolazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha confermato la colpevolezza per la sparatoria, ma ha annullato la pronuncia sull'aumento di pena legato alla matrice camorristica. La Suprema Corte ha chiarito che non basta la mera presenza di una faida locale per aumentare la sanzione: occorre dimostrare il dolo intenzionale e l'effettiva consapevolezza di voler favorire la consorteria criminale, specialmente qualora l'autore materiale sia stato già assolto in via definitiva dall'accusa di appartenere all'associazione mafiosa.
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Chiamata in correità de relato: valido l’arresto per omicidio
Un individuo, accusato di aver fatto da autista in un omicidio di stampo mafioso avvenuto nel 2003, si è visto confermare la custodia cautelare in carcere. Le prove a suo carico erano principalmente dichiarazioni di collaboratori di giustizia, alcune delle quali basate su informazioni riferite da altri (la cosiddetta 'chiamata in correità de relato'). La Corte di Cassazione ha stabilito che queste testimonianze indirette sono valide se sono plurime, coerenti, provengono da fonti autonome e trovano riscontro reciproco. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'indagato, confermando che gli elementi raccolti costituivano gravi indizi di colpevolezza sufficienti per la detenzione.
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Scambio elettorale mafioso: la prova consapevolezza
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di scambio elettorale mafioso, chiarendo i requisiti probatori. Un candidato, inizialmente condannato per aver promesso denaro in cambio di voti a un esponente mafioso, è stato poi prosciolto in appello. La Corte ha riqualificato il reato in corruzione elettorale, poi prescritta, per mancanza di prova certa sulla consapevolezza dell'imputato riguardo alla caratura mafiosa dell'intermediario e all'uso di metodi mafiosi. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore, confermando che l'appello aveva motivato adeguatamente la sua decisione sulla base delle prove processuali.
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Chiamata de relato: Cassazione annulla custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio, basata sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. La decisione sottolinea la necessità di una verifica rigorosa sulla 'chiamata de relato' (accusa per sentito dire), evidenziando che le testimonianze devono essere autonome e indipendenti. La Corte ha riscontrato lacune nella motivazione del tribunale del riesame, che non ha adeguatamente verificato l'origine delle informazioni e le contraddizioni tra i dichiaranti.
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