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Chiamata Di Correità

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Dichiarazione accusatoria resa da un indagato o imputato nei confronti di un'altra persona, coinvolta nello stesso reato. Per avere valore di prova, necessita di riscontri esterni che ne confermino l'attendibilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Domanda di estradizione: la Cassazione blocca il riesame
La Corte di appello di Milano ha accolto la domanda di estradizione presentata dalla Svizzera nei confronti di un cittadino straniero, indagato per traffico internazionale di oltre nove chilogrammi di cocaina. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la genericità dell'imputazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, negli accordi bilaterali che non impongono la verifica dei gravi indizi, l'autorità giudiziaria italiana deve accertare soltanto la plausibilità dell'accusa secondo l'ordinamento dello Stato richiedente, senza riesaminare autonomamente le prove. La Suprema Corte ha confermato la consegna dell'indagato alle autorità elvetiche e lo ha condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Corruzione e Inammissibilità Ricorso Penale: Quando la Difesa Fallisce
Tre persone (un Consulente, un Finanziere e un Imprenditore) sono state condannate per corruzione e tentata concussione. Il Consulente ha fatto da intermediario per evitare accuse di lavoro irregolare. Il Finanziere ha mediato tangenti per colleghi. L'Imprenditore ha spinto un pubblico ufficiale a minacciare verifiche fiscali per recuperare un credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale per tutti gli imputati. Un ricorso era tardivo, gli altri presentavano questioni di fatto già valutate o reiteravano doglianze precedenti. Le condanne sono diventate definitive, e gli imputati dovranno pagare le spese processuali e una sanzione.
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Associazione di tipo mafioso: carcere confermato dopo la pena
L'Indagato, accusato di associazione di tipo mafioso e reati finanziari, ha contestato l'ordinanza cautelare di custodia in carcere. La difesa sosteneva la rottura dei legami con il clan dopo la detenzione e una precedente condanna. I giudici hanno invece accertato la continuazione dell'attività illecita. La gestione di affari milionari, i reati di riciclaggio e la mancata effettiva collaborazione dimostrano la permanenza del ruolo apicale nel clan. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare in carcere per l'Indagato.
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Reato di rapina: condanna confermata pur con refurtiva recuperata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina ai danni di una persona anziana. L'imputato contestava la valutazione delle prove e il mancato riconoscimento delle attenuanti. I giudici hanno chiarito che la chiamata di correità del complice era pienamente attendibile, in quanto supportata da intercettazioni telefoniche. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche e della minima partecipazione, evidenziando la gravità dell'aggressione fisica e la personalità negativa del condannato. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Associazione di tipo mafioso: pentito accusa, Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere il reggente di un'associazione di tipo mafioso. Le prove a suo carico si basano sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e su numerose intercettazioni. L'indagato era accusato anche di estorsione e traffico di droga per conto del clan. La Corte ha ritenuto le prove sufficientemente gravi e concordanti, respingendo il ricorso della difesa. La decisione sottolinea come le dichiarazioni del collaboratore, se riscontrate da altri elementi, costituiscano un solido quadro indiziario per giustificare l'arresto preventivo.
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Omicidio aggravato: confermate le condanne in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a trenta anni di reclusione per tre imputati coinvolti in un caso di omicidio aggravato dalle finalità mafiose. La difesa contestava l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e la valutazione delle intercettazioni ambientali. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, ribadendo la validità della 'doppia conforme' e la coerenza logica della ricostruzione dei fatti, che vede gli imputati come mandanti e organizzatori dell'agguato nell'ambito di una guerra tra clan per il controllo del territorio.
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Metodo mafioso: confermate le condanne in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per associazione mafiosa ed estorsione, ribadendo la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso. I ricorrenti contestavano la valutazione delle prove e l'attendibilità dei collaboratori di giustizia, ma la Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili poiché basati su questioni di fatto già risolte nei gradi precedenti. La decisione sottolinea come l'evocazione dell'appartenenza a un clan sia sufficiente a integrare l'intimidazione tipica del metodo mafioso.
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Aggravante metodo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una misura di custodia cautelare per associazione mafiosa ed estorsione. La Corte ha confermato la validità degli indizi, basati su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, e ha ribadito i criteri per la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso, che non richiede minacce esplicite ma l'evocazione del potere intimidatorio del clan.
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Associazione per delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a misura cautelare per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio. La Corte ha ritenuto solidi gli indizi a suo carico, evidenziando il suo ruolo stabile e strutturato all'interno del sodalizio criminale e la persistenza delle esigenze cautelari, confermando così la decisione del Tribunale del riesame.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando la loro condanna. La decisione si basa sulla solidità del quadro probatorio, che include il riconoscimento da parte della persona offesa e la chiamata in correità. Tale valutazione ha reso il ricorso inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ingiusto profitto: estorsione anche con credito illecito
Un imprenditore è stato condannato per estorsione dopo aver minacciato un costruttore per non pagare dei lavori edili. La difesa sosteneva che, essendo i lavori illeciti, non esisteva un credito esigibile e quindi mancava l'ingiusto profitto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'ingiusto profitto consiste nell'aver ottenuto la prestazione senza pagarla, a prescindere dalla liceità del contratto sottostante, confermando così la condanna per estorsione.
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