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Cessione Di Sostanza Stupefacente

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto di vendere, dare o comunque mettere a disposizione di altri droghe o sostanze illecite, configurando il reato di spaccio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di Sostanze Stupefacenti: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, assolvendo l'Imputato per alcuni episodi ma confermando la condanna per altri. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando illogicità della motivazione e travisamento della prova, sostenendo l'inattendibilità dei testimoni e la mancanza di prove concrete per alcune cessioni. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le doglianze basate su questioni di fatto già valutate e disattese dai giudici precedenti con argomenti validi. La Cassazione ha così confermato la responsabilità del Lavoratore per lo spaccio di sostanze stupefacenti.
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Cessione di sostanza stupefacente: ricorso respinto, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di cessione di sostanza stupefacente. L'Imputato aveva ricevuto una pena di quattro mesi e una multa per aver ceduto droga. Il suo ricorso si basava su due punti: una presunta mancanza di motivazione sull'efficacia della droga e un'errata interpretazione della legge riguardo l'offensività della condotta. La Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse motivato adeguatamente la sua decisione, considerando la quantità della sostanza, il pagamento ricevuto e la condizione di consumatore abituale dell'acquirente. Il ricorso è stato quindi respinto, e la condanna originaria è stata mantenuta.
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Testimonianza vs. Analisi: La Cessione di Sostanza Stupefacente
Un Lavoratore è stato condannato per cessione di sostanza stupefacente (marijuana e crack) e detenzione di marijuana. La condanna per la cessione di crack si basava sulla testimonianza dell'acquirente, nonostante mancasse un'analisi tossicologica e il Lavoratore fosse stato trovato solo con marijuana. Il Lavoratore ha presentato ricorso, lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione della sentenza di appello non fosse manifestamente illogica, poiché la testimonianza dell'acquirente era considerata attendibile e sufficiente a fondare la responsabilità, anche in assenza di ulteriori prove scientifiche per il crack.
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Collaborazione di Giustizia: La Cassazione Sancisce il Massimo Sconto
Una persona è stata condannata per cessione di sostanza stupefacente. Aveva collaborato con la giustizia, chiedendo la massima riduzione della pena grazie all'attenuante per collaborazione. La Corte d'Appello aveva negato questa massima riduzione, basandosi sulla gravità del reato. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'attenuante per collaborazione deve essere valutata solo in base all'efficacia della collaborazione stessa, non alla gravità del fatto. Ha quindi annullato la sentenza per la parte relativa alla determinazione della pena, rinviando il caso per un nuovo calcolo. Ha invece confermato il diniego delle attenuanti generiche.
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Cessione di Droga: Condannato Anche se Sostiene di Condividerla
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per cessione di sostanza stupefacente a carico di un uomo. L'imputato si era difeso sostenendo che la sua intenzione era solo quella di condividere la droga con l'acquirente per un consumo comune. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto questa versione illogica e implausibile. L'acquirente, infatti, possedeva già cartine e filtri, rendendo insensato il passaggio della sostanza per la preparazione. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, giudicando le argomentazioni difensive generiche e incapaci di scalfire il solido quadro probatorio che dimostrava l'avvenuta cessione. La condanna è diventata definitiva.
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