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Cessione di sostanza stupefacente: ricorso respinto, condanna confermata

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di cessione di sostanza stupefacente. L’Imputato aveva ricevuto una pena di quattro mesi e una multa per aver ceduto droga. Il suo ricorso si basava su due punti: una presunta mancanza di motivazione sull’efficacia della droga e un’errata interpretazione della legge riguardo l’offensività della condotta. La Suprema Corte ha ritenuto che la Corte d’Appello avesse motivato adeguatamente la sua decisione, considerando la quantità della sostanza, il pagamento ricevuto e la condizione di consumatore abituale dell’acquirente. Il ricorso è stato quindi respinto, e la condanna originaria è stata mantenuta.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 27455 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

La Cessione di Sostanza Stupefacente: La Cassazione Conferma la Condanna

La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito un principio fondamentale in materia di reati legati alla cessione di sostanza stupefacente. La sentenza analizzata offre importanti chiarimenti su come i giudici valutano la condotta di chi cede droga e quali elementi sono cruciali per la conferma di una condanna. Comprendere questi aspetti è essenziale per chiunque si trovi ad affrontare situazioni simili o sia interessato alle dinamiche della giustizia penale. La decisione della Suprema Corte ha respinto il ricorso di un imputato, confermando la validità della pena inflitta nei gradi precedenti. Questo caso evidenzia l’importanza di una solida motivazione nelle sentenze e la corretta interpretazione delle norme che regolano il traffico di stupefacenti.

Il Fatto: Una Condanna per Cessione di Sostanza Stupefacente

Il caso ha avuto origine da una condanna inflitta a un individuo per il reato di cessione di sostanza stupefacente. L’Imputato aveva ceduto una quantità di droga, un’azione che gli era costata una pena di quattro mesi di reclusione e una multa di 688 euro. Questa condanna era stata già confermata dalla Corte d’Appello di Torino. L’Imputato, non rassegnandosi alla decisione, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, cercando l’annullamento della sentenza di secondo grado.

I Motivi del Ricorso sulla Cessione di Sostanza Stupefacente

L’Imputato ha basato il suo ricorso su due principali argomentazioni. Il primo motivo riguardava una presunta mancanza di motivazione da parte della Corte d’Appello. Secondo la difesa, i giudici non avrebbero spiegato in modo sufficiente perché la sostanza ceduta fosse effettivamente stupefacente e quale fosse la sua efficacia. Il secondo motivo contestava un’errata interpretazione della legge. L’Imputato sosteneva che la Corte d’Appello avesse sbagliato nel valutare l’offensività della sua condotta, ritenendo che la quantità di droga fosse troppo minima per dimostrare la presenza del principio attivo. Questo avrebbe dovuto rendere la condotta non punibile.

La Valutazione della Corte di Cassazione sulla Cessione di Sostanza Stupefacente

La Corte di Cassazione ha esaminato attentamente entrambi i motivi. Riguardo alla presunta mancanza di motivazione sull’efficacia della droga, i giudici della Suprema Corte hanno ritenuto il ricorso infondato. Hanno osservato che la Corte d’Appello aveva già fornito una spiegazione chiara e logica. Anche il secondo motivo, relativo all’errata interpretazione della legge e all’offensività della condotta, è stato giudicato infondato. La Cassazione ha sottolineato che la Corte d’Appello aveva motivato in modo adeguato la sua decisione, considerando la quantità della sostanza, il corrispettivo ricevuto e che l’acquirente fosse un consumatore abituale.

Le Motivazioni: La Corretta Valutazione della Cessione di Sostanza Stupefacente

Le motivazioni della Corte di Cassazione hanno evidenziato che la sentenza di appello era “congrua e non manifestamente illogica”. Questo significa che la spiegazione data dai giudici di secondo grado era coerente con i fatti e non presentava errori evidenti di ragionamento. La Corte ha ribadito che, in casi di cessione di sostanza stupefacente, la valutazione non si limita alla sola quantità di droga. È fondamentale considerare il contesto generale, inclusi il corrispettivo ricevuto e la condizione dell’acquirente. Questi fattori contribuiscono a definire la pericolosità della condotta e la sua rilevanza penale. La Suprema Corte ha confermato che la motivazione della Corte d’Appello si sottraeva al sindacato di legittimità.

Le Conclusioni: La Condanna per Cessione di Sostanza Stupefacente è Confermata

Alla luce di queste considerazioni, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’Imputato. Questo significa che la condanna originaria per cessione di sostanza stupefacente, inflitta in primo grado e confermata in appello, è diventata definitiva. L’Imputato è stato anche condannato al pagamento delle spese processuali, come previsto dalla legge per chi perde un ricorso in Cassazione. La sentenza sottolinea l’importanza di una difesa ben argomentata e la necessità di presentare motivi di ricorso solidi e fondati.

Cosa si intende per cessione di sostanza stupefacente?
La cessione di sostanza stupefacente è il reato che si configura quando una persona vende, regala o mette a disposizione di altri droghe o sostanze illecite, anche in piccole quantità.

Quali elementi valuta il giudice in un caso di cessione di sostanza stupefacente?
Il giudice valuta diversi elementi, come la quantità della droga, se c’è stato un pagamento, la condizione dell’acquirente (se era un consumatore abituale) e la presenza del principio attivo nella sostanza.

Cosa succede se un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Se un ricorso è dichiarato inammissibile, significa che non viene esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti procedurali o formali, e la decisione precedente rimane valida.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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