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Cessione Del Credito

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538 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Appello inammissibile: quando mancano i motivi
Una società ha proposto appello avverso una sentenza che aveva respinto le sue richieste di pagamento per crediti ceduti. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello inammissibile perché l'appellante si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni del primo grado, senza muovere critiche specifiche alla decisione del Tribunale. La sentenza sottolinea che, in tema di onere della prova, il cessionario deve dimostrare il titolo e l'esistenza del credito, non essendo sufficienti documenti unilaterali. L'appellante è stato condannato al pagamento delle spese e al risarcimento per lite temeraria.
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Obbligo consegna documenti: banca cedente responsabile
Un cliente ha richiesto alla sua banca originaria i documenti di un mutuo, ma la banca ha rifiutato sostenendo di aver ceduto il credito a un'altra società. La Corte d'Appello di Firenze ha stabilito che l'obbligo di consegna documenti rimane in capo alla banca cedente, a meno che questa non fornisca la prova concreta di aver trasferito fisicamente tutta la documentazione al nuovo creditore. La semplice affermazione della cessione non è sufficiente per liberarsi da tale responsabilità.
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Cessione credito sinistro: diritti e validità
Il Tribunale di Torino ha esaminato un caso di risarcimento danni da sinistro stradale a catena, in cui una carrozzeria e una società di ripristino stradale, quali cessionarie del credito, chiedevano il risarcimento alla compagnia assicurativa del veicolo responsabile. La corte ha rigettato la richiesta di sospensione del giudizio e ha affermato la validità della cessione credito sinistro da parte del proprietario del veicolo danneggiato alla carrozzeria, ritenendo il conducente del veicolo tamponante l'unico responsabile. Ha, tuttavia, escluso la legittimazione della società di ripristino stradale e negato il danno da fermo tecnico non provato.
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Risoluzione anticipata: quando la penale è dovuta
Una società si è opposta a un decreto ingiuntivo relativo a fatture insolute e a una penale per la risoluzione anticipata di un contratto di fornitura, lamentando l'inadempimento della controparte. Il Tribunale di Torino ha respinto l'opposizione, ritenendo le contestazioni del debitore troppo generiche e non provate. Ha inoltre confermato la legittimità della clausola di risoluzione anticipata e della relativa penale, condannando la società opponente al pagamento delle somme dovute e delle spese legali.
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Pagamento creditore apparente: quando è valido?
Un'azienda si oppone a un decreto ingiuntivo, sostenendo di aver saldato il debito a un soggetto terzo che si era presentato come nuovo creditore (cessionario). Il Tribunale analizza il caso alla luce del principio del pagamento al creditore apparente (art. 1189 c.c.). La decisione distingue due periodi: i pagamenti effettuati prima di una diffida formale da parte del creditore originario sono considerati validi e liberatori, poiché basati su circostanze univoche che giustificavano la buona fede del debitore. Tuttavia, i pagamenti eseguiti dopo aver ricevuto la diffida, che allertava su possibili irregolarità, sono ritenuti inefficaci, poiché il debitore ha agito con colpa grave, omettendo la dovuta diligenza. Di conseguenza, il decreto ingiuntivo viene revocato e l'importo dovuto ricalcolato, escludendo solo i pagamenti effettuati in buona fede.
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Cessione del credito: prova e oneri per il creditore
Una società di factoring ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per ottenere il pagamento di crediti ceduti. Il Tribunale di Torino ha accolto la domanda solo in minima parte, sottolineando che l'onere della prova principale per la cessione del credito e per il credito sottostante grava sul cessionario. Il tribunale ha stabilito che la produzione dei contratti di cessione, delle fatture e delle prove di consegna è fondamentale per dimostrare il diritto al pagamento.
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Cessione del credito: nullo se l’oggetto è incerto
Un'acquirente si oppone a un decreto ingiuntivo sostenendo di aver estinto il debito con una cessione del credito. Il Tribunale rigetta l'opposizione, dichiarando nulla la cessione del credito per indeterminatezza dell'oggetto, poiché il contratto non specificava il credito ceduto, confermando l'obbligo di pagamento.
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Legittimazione passiva costruttore: chi paga?
Una recente sentenza della Corte di Appello ha chiarito la questione della legittimazione passiva del costruttore per i contratti stipulati prima della costituzione del condominio. La Corte ha stabilito che il costruttore rimane l'unico obbligato verso i terzi fornitori, a meno che non sia provato un formale atto di subentro da parte del condominio. La mera vendita delle unità immobiliari non è sufficiente a trasferire le obbligazioni contrattuali. La sentenza ha inoltre affrontato il tema della cessione del credito in corso di causa e della corretta applicazione degli interessi moratori.
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Legittimazione attiva creditore: prova e cessione
Un debitore si oppone a un'esecuzione forzata, contestando la legittimazione attiva del creditore per mancata prova della cessione del credito. Il giudice di primo grado sospende la procedura. In sede di reclamo, il Tribunale di Pescara ribalta la decisione, affermando che la prova della cessione può essere fornita con ogni mezzo, anche presuntivo. La combinazione di avviso in Gazzetta Ufficiale, dichiarazione del cedente e possesso del titolo è stata ritenuta sufficiente per dimostrare la titolarità del credito e quindi la legittimazione attiva del creditore.
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Cessione del credito: quando è inefficace senza ok
Una società, cessionaria di crediti per interessi moratori, ha citato in giudizio un ente debitore per ottenerne il pagamento. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo l'inefficacia della cessione del credito. La motivazione si fonda su una clausola del contratto originale che subordinava l'efficacia di qualsiasi cessione all'accettazione espressa da parte dell'ente debitore. Poiché la società attrice non ha fornito la prova di tale accettazione, la cessione è stata ritenuta non opponibile al debitore.
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Cessione del credito: diritti e tutele del debitore
Un tribunale si è pronunciato su un caso complesso di appalto e cessione del credito. Una società appaltatrice, dopo aver eseguito lavori di urbanizzazione, ha ceduto il proprio credito a un'altra società. Il committente si è rifiutato di pagare, contestando la validità della cessione e avanzando una domanda riconvenzionale per ritardi. La corte ha confermato la piena validità ed efficacia della cessione del credito, specificando che la notifica al debitore la rende opponibile. Ha inoltre rigettato la richiesta di una penale per ritardo, poiché il contratto non prevedeva un termine di ultimazione dei lavori chiaro e definito. Di conseguenza, il committente è stato condannato a pagare il credito ceduto, inclusi i lavori extra, alla società cessionaria.
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Data contratto cessione credito: quando è valido?
Una società cede un credito, ma le parti non concordano sulla data del contratto. Il Tribunale chiarisce che la data del contratto di cessione del credito è quella dell'accordo formale scritto, non quella delle comunicazioni precedenti. Di conseguenza, i pagamenti ricevuti dal cedente prima di tale data sono legittimi.
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Cessione del credito: pagamento e prescrizione
Una società di cessione crediti ha citato in giudizio un ente pubblico locale per il pagamento di fatture energetiche. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, respingendo la richiesta. Il tribunale ha stabilito che alcuni crediti erano estinti per prescrizione quinquennale e altri erano stati regolarmente pagati prima che la cessione del credito diventasse efficace nei confronti del debitore. La sentenza chiarisce aspetti fondamentali della cessione del credito, inclusi i diritti del debitore.
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Clausola risolutiva espressa: guida alla cessione
Una società debitrice non rispetta i termini di pagamento di una transazione. Il creditore, una società di cartolarizzazione che aveva acquisito il credito, invoca la clausola risolutiva espressa presente nell'accordo originario. Il Tribunale di Torino conferma la risoluzione di diritto del contratto, stabilendo che il diritto di avvalersi della clausola si trasferisce al nuovo creditore insieme al credito stesso, in quanto accessorio. La domanda del debitore viene respinta.
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Cessione del credito: chi risponde del contratto?
Un cliente ha citato in giudizio una società finanziaria, cessionaria di un credito derivante da un contratto di finanziamento, per usura. Il Tribunale di Torino ha respinto la domanda, chiarendo che in caso di cessione del credito, il cessionario acquista solo il diritto a ricevere il pagamento e non risponde delle questioni relative alla validità del contratto originario. L'azione va proposta contro il cedente, ovvero la finanziaria che ha stipulato il contratto.
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Cessione del credito: quando è valida nonostante i divieti
Un'azienda si oppone a un decreto ingiuntivo eccependo un divieto di cessione del credito. Il Tribunale di Roma rigetta l'opposizione, affermando che il conferimento del credito a una società controllata quasi al 100% non viola la ratio del divieto, poiché il controllo economico resta invariato. La sentenza analizza la validità della cessione del credito infragruppo.
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Cessione del credito PA: rifiuto e conseguenze
Una società, cessionaria di crediti per oltre 1,8 milioni di euro nei confronti di un ente pubblico, ha visto la sua richiesta quasi interamente respinta dal Tribunale. La decisione si fonda sul legittimo rifiuto della cessione del credito opposto dall'ente debitore entro i termini di legge, rendendo la cessione inefficace nei suoi confronti. La causa si è conclusa con la condanna dell'ente al pagamento di una somma residua irrisoria di circa 100 euro, la compensazione delle spese legali e l'addebito di gran parte dei costi di consulenza tecnica alla società attrice, a dimostrazione dei rischi di una mancata verifica della validità delle cessioni.
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Cessione del credito: prova e oneri del creditore
Un debitore si opponeva a un decreto ingiuntivo, contestando la legittimità del creditore subentrato tramite una cessione del credito. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, ritenendo che la società finanziaria avesse fornito prove adeguate della cessione, come il contratto e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La sentenza chiarisce anche che la prescrizione del finanziamento decorre dalla scadenza dell'ultima rata e che un TAEG errato non invalida il contratto.
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