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Cessione Del Credito

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538 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca 231 terzo creditore: diritti sempre salvi
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava a una società creditrice, cessionaria di un credito ipotecario, la restituzione di somme derivanti da una confisca ex D.Lgs. 231/2001. La Corte ha stabilito che i termini di decadenza previsti dalla normativa antimafia non si applicano a questo tipo di confisca e che il giudice dell'esecuzione ha il dovere di valutare la buona fede del creditore, non potendo rigettare la richiesta per presunta tardività o mancato accertamento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame nel merito.
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Trattenute sindacali: sì alla cessione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27722/2025, ha stabilito che il rifiuto di un'azienda di effettuare le trattenute sindacali richieste dai lavoratori tramite cessione del credito costituisce condotta antisindacale. Sebbene il referendum del 1995 abbia rimosso l'obbligo legale per il datore di lavoro, non ha introdotto un divieto. I lavoratori possono legittimamente utilizzare lo strumento civilistico della cessione del credito per versare le quote al proprio sindacato, e il datore di lavoro è tenuto ad adempiere, a meno che non dimostri un onere aggiuntivo e insostenibile.
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Promessa di pagamento: quando un documento è vincolante?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a una promessa di pagamento. Una società, opponendosi a un decreto ingiuntivo, sosteneva che un documento firmato fosse una mera accettazione di cessione di credito e non una ricognizione di debito. La Corte d'Appello aveva qualificato l'atto come promessa di pagamento, invertendo l'onere della prova. La Cassazione ha confermato, rigettando il ricorso. Ha stabilito che l'interpretazione del giudice di merito era plausibile e non sindacabile in sede di legittimità, in quanto basata su una valutazione logica della volontà delle parti emergente dal testo e dal contesto, rendendo irrilevante l'applicazione di criteri interpretativi sussidiari come quello 'contra stipulatorem'.
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Azione revocatoria: si trasferisce con la cessione?
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la complessa questione della trasferibilità dell'azione revocatoria in caso di cessione del credito. Dei debitori si oppongono al subentro di una società cessionaria in un'azione revocatoria iniziata dal creditore originario, sostenendo che tale azione non sia accessoria al credito. Data la complessità delle questioni sollevate, che toccano la natura stessa dell'azione pauliana e le sue interazioni con la procedura civile, la Corte ha ritenuto necessario rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito, senza decidere nel merito.
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Cessione del credito: paga due volte chi paga male
Un automobilista, per pagare il noleggio di un'auto sostitutiva, effettua una cessione del credito risarcitorio alla società di noleggio. La compagnia assicurativa, pur avendo ricevuto notifica della cessione, paga l'intera somma al danneggiato. La Corte di Cassazione stabilisce che il pagamento è inefficace: l'assicurazione, avendo pagato al creditore sbagliato, non è liberata dall'obbligazione e deve versare la somma dovuta anche al cessionario. Viene chiarito il principio che oggetto della cessione è il credito, non il debito che si intende estinguere.
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Competenza territoriale lavoro: nullo il foro scelto
Un sindacato ha citato in giudizio un lavoratore basandosi su una clausola di foro esclusivo contenuta nell'accordo di adesione. La Corte di Cassazione ha dichiarato nulla tale clausola, riaffermando il principio della inderogabile competenza territoriale lavoro stabilita dall'art. 413 c.p.c. e assegnando il caso al tribunale del luogo di lavoro, residenza del lavoratore e sede dell'azienda.
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Litisconsorte necessario: chi citare in giudizio
Una società di autonoleggio, cessionaria del credito di un cliente, ha agito con risarcimento diretto contro una compagnia assicurativa. La Cassazione, prima di decidere nel merito, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per verificare la corretta costituzione del contraddittorio, sottolineando che il responsabile del sinistro è un litisconsorte necessario e deve obbligatoriamente partecipare al giudizio.
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Legittimazione passiva: chi citare in giudizio?
Un investitore, agendo come cessionario di un credito, ha citato in giudizio una società di intermediazione mobiliare per presunte irregolarità in operazioni di investimento. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda per difetto di legittimazione passiva, sostenendo che l'azione doveva essere intentata contro la società di gestione del risparmio che aveva effettivamente ricevuto le somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché il ricorrente non aveva specificamente contestato questa autonoma ragione della decisione, che è quindi passata in giudicato, rendendo superfluo l'esame degli altri motivi.
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Onere della prova e principio di non contestazione
Una società, cessionaria di un credito per lavori edili, ha citato in giudizio il committente. Quest'ultimo ha contestato fin da subito l'esistenza e l'ammontare del debito. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la contestazione del convenuto, anche se non iper-dettagliata, è sufficiente a far ricadere sul creditore l'intero onere della prova. Il principio di non contestazione si applica solo ai fatti storici puntuali, non alle valutazioni complessive o all'interpretazione delle prove.
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Credito ipotecario su beni confiscati e buona fede
Una società di gestione crediti, acquirente di un credito ipotecario, si è vista negare l'ammissione al passivo su un immobile confiscato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del giudice di merito, ritenendo la motivazione carente. Il provvedimento non aveva valutato la buona fede del creditore, un requisito fondamentale per la tutela del suo credito ipotecario su beni confiscati. La Corte ha ribadito che la cessione in blocco del credito non implica automaticamente la malafede del cessionario, che ha sempre il diritto di dimostrare la propria estraneità ai fatti illeciti.
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Cessione del credito PA: serve l’ok del Comune?
Una società finanziaria, cessionaria di crediti da una fornitura energetica, ha agito contro un Comune per il pagamento. Il Comune si è opposto sostenendo la necessità del proprio consenso alla cessione del credito. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che per i contratti di durata in corso di esecuzione con la Pubblica Amministrazione, il consenso dell'ente è indispensabile per rendere la cessione efficace. La Corte ha chiarito che un contratto di fornitura si considera 'in corso' finché il rapporto non è concluso, anche se i crediti si riferiscono a prestazioni già eseguite.
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Fallimento appaltatore: il subappalto e il credito
In un caso complesso riguardante un appalto pubblico, alcuni subappaltatori hanno richiesto il pagamento diretto alla stazione appaltante a seguito del default e successivo fallimento dell'appaltatore principale. Quest'ultimo aveva però ceduto i propri crediti a una società di factoring. La Corte di Cassazione, affrontando il tema del fallimento appaltatore, ha stabilito che la sospensione dei pagamenti a tutela dei subappaltatori cessa con la dichiarazione di fallimento. La causa è stata rinviata per valutare l'opponibilità della cessione del credito alla procedura fallimentare.
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Bonus Facciate: Sequestro per frode e crediti fittizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il caso riguarda una presunta frode legata al bonus facciate, con la creazione di crediti d'imposta fittizi per lavori edili mai realizzati. La Corte ha confermato la validità del sequestro, sottolineando che l'elemento decisivo è la mancata esecuzione delle opere, che rende i crediti inesistenti a prescindere dalla correttezza formale della procedura di cessione.
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Compensazione debito terzo: i requisiti essenziali
Una società ha tentato di pagare un premio assicurativo utilizzando un credito vantato dal proprio avvocato verso la stessa agenzia assicurativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la compensazione debito terzo non è possibile senza una formale cessione del credito. Poiché la società non era titolare del credito, non poteva legittimamente opporlo in compensazione per estinguere il proprio debito.
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Revocatoria Fallimentare e Cessione del Credito
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della revocatoria fallimentare in relazione a un pagamento eseguito in virtù di una precedente cessione di credito. Un creditore riceveva un pagamento da una società poco prima che questa fallisse, sostenendo che l'atto fosse l'esecuzione di una cessione di credito avvenuta fuori dal 'periodo sospetto'. La Corte ha stabilito che le modalità concrete del pagamento sono decisive: poiché il denaro è transitato sul conto della società poi fallita prima di essere trasferito al creditore, l'operazione non costituisce una cessione tipica ma un pagamento di debito autonomo. Tale pagamento, avvenuto nel periodo sospetto, è stato quindi correttamente dichiarato inefficace, confermando le sentenze dei gradi precedenti e respingendo il ricorso del creditore.
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Cessione del credito PA: le regole per la transazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34094/2024, ha stabilito che la cessione del credito derivante da un accordo transattivo con un ente pubblico non è soggetta alle rigide norme del Codice dei Contratti Pubblici. Tale disciplina speciale, che prevede requisiti di forma e soggettivi stringenti, si applica solo ai crediti sorti durante l'esecuzione di un appalto. Un credito definito tramite transazione, invece, rientra nelle regole ordinarie del Codice Civile ed è liberamente cedibile. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva dichiarato inopponibile la cessione, è stata pertanto cassata con rinvio.
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Errore di fatto revocatorio: quando si può usare?
Un creditore ha impugnato per revocazione una sentenza d'appello, sostenendo un errore di fatto revocatorio da parte dei giudici, che avrebbero ignorato documenti decisivi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'omessa valutazione di prove non costituisce un errore di fatto, ma un potenziale errore di giudizio, non sanabile con la revocazione.
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Cessione del credito e accessori: la decisione della Corte
Una società di servizi, dopo aver ceduto i propri crediti a una banca, ha visto i suoi ex soci agire per ottenere gli interessi di mora maturati su quei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione del credito, anche i diritti accessori come gli interessi passano al cessionario. La successiva cessazione del rapporto di cessione non comporta la restituzione automatica di tali diritti per le prestazioni già eseguite, se non tramite un apposito atto di retrocessione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Cessione del credito: prova e motivazione della Corte
In una controversia su un pignoramento immobiliare, i debitori contestavano la titolarità del credito a seguito di diverse cessioni. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, giudicandola totalmente priva di motivazione sia sulla questione della legittimazione ad agire del creditore originario, sia sulla prova effettiva della cessione del credito. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che valuti adeguatamente le prove e le contestazioni sollevate.
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Rinuncia al ricorso: come estingue il processo
Una complessa vicenda legale riguardante un risarcimento danni, cessioni di credito e un fallimento societario si conclude inaspettatamente davanti alla Corte di Cassazione. Le parti raggiungono un accordo stragiudiziale, portando alla rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente. La Corte, prendendo atto della rinuncia formalmente perfetta, dichiara l'estinzione del processo, chiudendo definitivamente la controversia senza una pronuncia nel merito e compensando le spese.
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