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Cessione A Terzi

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto di vendere, regalare o trasferire in qualsiasi modo sostanze stupefacenti ad altre persone. È il comportamento che configura il reato di spaccio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti per spaccio: uso personale o traffico?
Un individuo, già condannato per **detenzione di stupefacenti per spaccio**, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la destinazione della droga (hashish, oltre 58 grammi) e la pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la grande quantità, il valore economico, lo stato di disoccupazione dell'imputato e le modalità di detenzione (pre-confezionamento e occultamento) provavano l'intento di spaccio. La pena, già ridotta in appello, è stata considerata congrua.
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Detenzione Stupefacenti: Inammissibilità Ricorso Penale per mancata contestazione responsabilità
Un Lavoratore era stato condannato per detenzione di hashish e marijuana destinata alla cessione a terzi. Egli ha presentato ricorso, contestando solo la pena e non la sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Questo perché il Lavoratore non aveva contestato la sua colpevolezza nel grado di giudizio precedente, ma solo l'entità della pena. La questione della responsabilità non poteva quindi essere esaminata nuovamente. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a una pena detentiva e pecuniaria. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tesi dell'uso personale di stupefacenti e contestando la motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sull'uso personale di stupefacenti richiedeva una riesame dei fatti. Questa valutazione è preclusa nel giudizio di legittimità quando la motivazione del giudice di merito risulta logica e priva di difetti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio: condannato anche in ospedale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la mancanza di prove sulla destinazione della cocaina a terzi e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che la destinazione allo spaccio era provata dalla quantità e purezza della droga, dal materiale da confezionamento e dal sospetto andirivieni di persone nella stanza d'ospedale dove l'uomo era ricoverato. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso di legittimità non può limitarsi a riproporre le stesse difese già respinte nei gradi precedenti senza contestare la logica della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fuga e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio: condanna
L'Imputato è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Durante un inseguimento ad alta velocità, scaturito dal rifiuto di fermarsi all'alt dei militari, l'uomo ha lanciato dal finestrino due flaconcini contenenti 9,6 grammi di hashish. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del conducente. I giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi sulle testimonianze dei militari, che hanno visto l'atto del lancio, e su indizi precisi circa la destinazione dello stupefacente allo spaccio, come il confezionamento insolito, l'incontro notturno in zona isolata e la mancanza di prove sull'uso personale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio o Uso Personale? Cassazione Annulla Condanna per 4g di Droga
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio di droga basata sul possesso di soli 4,48 grammi di shaboo. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sulla distinzione tra detenzione di stupefacenti e uso personale: una piccola quantità, di per sé, non basta a provare l'intento di spacciare. I giudici hanno ritenuto che presumere la cessione a terzi in assenza di altre prove (come bilancini o denaro) costituisca un'illegittima inversione dell'onere della prova. Spetta all'accusa dimostrare la finalità di spaccio, non all'imputato provare l'uso personale. Il caso è stato quindi rinviato per un nuovo giudizio.
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Destinazione a terzi: condannata per 20.000 dosi sul treno
Una donna, condannata per detenzione di droga, ricorre in Cassazione sostenendo che i giudici non hanno motivato a sufficienza la finalità di spaccio. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si basa su elementi oggettivi inequivocabili: l'enorme quantitativo di stupefacente (oltre 20.000 dosi), la suddivisione in panetti, l'occultamento in una borsa e il trasporto su un treno. Questi fattori, presi insieme, costituiscono una prova logica della destinazione dello stupefacente a terzi, rendendo la condanna per spaccio pienamente giustificata. La ricorrente viene quindi condannata a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di crack. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano generici e non contestavano in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che la destinazione allo spaccio era stata correttamente accertata nei gradi di merito. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende per la manifesta infondatezza dell'impugnazione.
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Cessione a terzi: elementi per escludere uso personale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per spaccio di droga. La Corte sottolinea che elementi come involucri sigillati, materiale per il confezionamento e una notevole somma di denaro nascosta sono indicatori sufficienti per dimostrare l'intento di cessione a terzi, respingendo la tesi della mancanza di motivazione della sentenza d'appello.
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