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Cessazione Della Materia Del Contendere

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2463 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Bollo auto e leasing: la cessazione della materia del contendere
Un ente pubblico regionale ha emesso avvisi di accertamento per il mancato pagamento della tassa automobilistica su veicoli concessi in locazione finanziaria a terzi. La società di leasing ha impugnato gli atti. Durante il giudizio di Cassazione, l'ente pubblico ha annullato spontaneamente i provvedimenti in via di autotutela. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di estinzione del giudizio per sopravvenuto annullamento dell'atto, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché la decisione non comporta un rigetto del ricorso nel merito ma la caducazione delle pronunce precedenti.
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Tassa automobilistica: paga l’utilizzatore, non il leasing
Una Società di Leasing ha impugnato gli avvisi di accertamento per il mancato pagamento della tassa automobilistica relativa ad alcuni veicoli concessi in locazione finanziaria. La Regione ha richiesto il pagamento alla società proprietaria, ma successivamente ha annullato gli atti in autotutela. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. I giudici hanno confermato che, per i rapporti sorti tra il 2009 e il 2016, il soggetto passivo della tassa automobilistica è esclusivamente l'utilizzatore del veicolo e non la società di leasing proprietaria. Di conseguenza, le spese del giudizio sono state interamente compensate tra le parti.
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Definizione agevolata delle liti: come chiudere la causa
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale. Durante il giudizio in Cassazione, ha richiesto la definizione agevolata delle liti ai sensi del d.l. 119/2018, pagando la prima rata e depositando i documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la fine della lite tra Fisco e contribuente
Una contribuente impugna due cartelle di pagamento emesse dall'Amministrazione Finanziaria a seguito di un controllo formale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Amministrazione Finanziaria propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente decide di aderire alla definizione agevolata della controversia, pagando l'importo previsto dalla legge. Di conseguenza, l'ente pubblico chiede l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del processo rimangono a carico di chi le ha anticipate, come previsto dalla normativa sul contenzioso tributario.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e le spese si azzerano
Una società edile e i suoi soci impugnavano quattro avvisi di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti presentavano domanda per la definizione agevolata della controversia, pagando gli importi previsti dalla legge. L'Agenzia delle Entrate chiedeva quindi l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese processuali rimangono a carico di chi le ha anticipate, come previsto dalla legge per i casi di definizione agevolata delle pendenze tributarie.
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Incentivi Conto Energia: la sanatoria che spegne la lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebito cumulo tra la detassazione per investimenti ambientali (Tremonti Ambiente) e le tariffe incentivanti per il fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la società ha aderito alla sanatoria prevista dalla legge, pagando oltre 127.000 euro per avvalersi della definizione agevolata per gli Incentivi Conto Energia. La Corte di Cassazione, preso atto del regolare pagamento e della presentazione della documentazione, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico della parte che le ha anticipate, confermando la chiusura definitiva della controversia fiscale.
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Definizione agevolata: sì alla sospensione, no all’estinzione
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento fiscale e, durante il giudizio in Cassazione, ha chiesto l'estinzione del processo per aver aderito alla definizione agevolata delle cartelle esattoriali. L'azienda ha dimostrato di aver pagato interamente le rate di una cartella, ma per una seconda cartella il piano di rateizzazione era ancora in corso, con diverse rate residue da saldare. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può dichiarare l'estinzione del giudizio finché non viene fornita la prova dell'integrale pagamento di tutte le rate previste. Di conseguenza, i giudici hanno deciso di non chiudere definitivamente la causa, ma di disporre la sospensione del processo fino al completo perfezionamento dei pagamenti.
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Accertamento induttivo: il fisco perde contro il bar fallito
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per maggiori redditi societari e personali nei confronti di una società di persone e dei suoi soci, utilizzando il metodo dell'accertamento induttivo. I soci hanno impugnato gli atti. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato gli accertamenti, rilevando l'assenza di riscontri empirici e la mancata considerazione del grave andamento negativo dell'azienda, culminato nel fallimento. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi principali poiché l'amministrazione finanziaria non ha contestato tutte le autonome ragioni della decisione d'appello, in particolare quella sul declino economico aziendale. Di conseguenza, i soci vincono definitivamente la causa e l'Agenzia delle Entrate viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata della lite: fisco ko e processo estinto
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello che annullava un avviso di accertamento e una cartella di pagamento emessi contro i soci di una società cessata. Durante il giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto e ottenuto la definizione agevolata della lite ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese di giudizio rimangono a carico di chi le ha anticipate. I contribuenti ottengono così la chiusura definitiva della controversia fiscale.
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Distanze legali: paga il proprietario se il terzo costruisce
Un proprietario ha chiesto la rimozione di una casetta in legno costruita sul terreno del vicino in violazione delle distanze legali. Sebbene il manufatto fosse stato realizzato da una società terza e poi rimosso durante il processo, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione per il rispetto delle distanze legali va proposta esclusivamente contro il proprietario del fondo confinante, non contro il terzo costruttore. Di conseguenza, il proprietario del terreno risponde delle spese legali in base al principio della soccombenza virtuale, non essendosi attivato prima della causa per far rimuovere l'opera abusiva. Il ricorso del proprietario confinante è stato rigettato.
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Notifica cumulativa via PEC: valida anche con più sentenze
L'Azienda di riscossione ha impugnato tardivamente una sentenza d'appello favorevole al Contribuente in materia di tassa automobilistica. L'Azienda sosteneva l'invalidità della notifica della sentenza poiché era avvenuta tramite una notifica cumulativa via PEC contenente più decisioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la notifica di più sentenze tramite un unico invio telematico tra le stesse parti è pienamente valida. Tale invio fa decorrere il termine breve per impugnare la decisione. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Esenzione TIA celle frigorifere: l’azienda vince contro il Comune
Il Concessionario del servizio rifiuti ha impugnato la decisione che riconosceva alla Società Contribuente l'esenzione TIA celle frigorifere per i locali destinati alla conservazione dei surgelati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Concessionario, confermando che le aree destinate a celle frigorifere e anticelle, dove la presenza umana è solo sporadica e funzionale alla catena del freddo, non sono idonee a produrre rifiuti urbani e beneficiano quindi dell'esenzione. Inoltre, la Corte ha chiarito che l'adozione di un provvedimento di rettifica in autotutela da parte del Concessionario sostituisce il precedente atto impugnato, determinando la cessazione della materia del contendere per il primo giudizio e legittimando l'impugnazione del nuovo atto. Il Concessionario perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale in Cassazione
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il ricorrente ha presentato istanza per avvalersi della definizione agevolata delle controversie tributarie. Avendo il contribuente pagato l'importo dovuto e avendo l'Agenzia delle Entrate confermato la regolarità della procedura, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non si è applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: vittoria dopo due sconfitte col fisco
L'Agenzia delle Entrate notificava a Il Contribuente un avviso di accertamento basato sul redditometro, contestando un reddito maggiore per il possesso di tre auto e un'abitazione. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, Il Contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, Il Contribuente aderiva alla definizione agevolata, provvedendo al pagamento regolare di tutte le rate previste. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Tassa automobilistica: il leasing esclude la società proprietaria
Una Società di Leasing ha impugnato diversi avvisi di accertamento per il mancato pagamento della tassa automobilistica relativa ad auto concesse in locazione finanziaria. La Regione riteneva che la società proprietaria fosse responsabile in solido con l'utilizzatore. Durante il giudizio di Cassazione, la Regione ha annullato gli atti in autotutela. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere. Ha inoltre stabilito la compensazione delle spese di giudizio, confermando che per il periodo in questione la tassa automobilistica grava esclusivamente sull'utilizzatore del veicolo in leasing e non sulla società proprietaria, risolvendo così un lungo contrasto interpretativo.
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Competenza territoriale e divisione dei beni
La Corte d'Appello ha esaminato un complesso caso di divisione ereditaria che coinvolgeva polizze vita e buoni fruttiferi. La decisione si è concentrata sulla competenza territoriale, stabilendo che un giudice, dopo aver dichiarato la propria incompetenza su una domanda di restituzione, non può pronunciarsi nel merito di specifiche parti di tale domanda, come i buoni postali.
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Definizione agevolata: il Fisco tace e il contribuente vince
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole a un contribuente in materia di IRPEF, IRAP e IVA. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata e depositando la relativa documentazione. L'amministrazione finanziaria non ha presentato obiezioni. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della procedura, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese di lite a carico di chi le ha anticipate. Il contribuente ottiene così la chiusura definitiva della pendenza tributaria.
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Definizione agevolata: l’Azienda cancella il debito tributario
L'Azienda ha impugnato un atto di recupero crediti emesso dall'Agenzia delle Entrate per presunte irregolarità nei pagamenti IVA. Durante la causa, L'Azienda ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata per chiudere la pendenza tributaria. La Corte di Cassazione ha preso atto del regolare pagamento delle somme previste dal condono e ha dichiarato l'estinzione del giudizio principale per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, il ricorso collegato contro il precedente diniego è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Le spese del giudizio estinto restano a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato per i ricorrenti.
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Polizza vita e successione: quando l’eredità non basta
Gli eredi di un contraente di una polizza vita hanno chiesto un decreto ingiuntivo contro la compagnia assicurativa per ottenere il pagamento dell'indennità, avendo delegato un legale con procura. La compagnia si è opposta, sostenendo che la procura per la successione fosse inidonea a riscuotere la polizza, poiché il diritto del beneficiario è un diritto proprio e non ereditario. Dopo il pagamento diretto ai beneficiari, i giudici di merito hanno revocato il decreto ingiuntivo. La Cassazione, investita del ricorso, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo in attesa della decisione delle Sezioni Unite sulla validità della procura. Il caso evidenzia il delicato confine tra polizza vita e successione.
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Definizione agevolata: la pace tra Fisco e contribuente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riduceva l'accertamento fiscale a carico di una contribuente per maggiori redditi da partecipazione. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge 119/2018, pagando l'importo dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della procedura. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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