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Cessazione Della Materia Del Contendere

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2463 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessazione della materia del contendere in appello
La Corte d'Appello ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un giudizio riguardante un'azione di manutenzione immobiliare. Dopo l'impugnazione della sentenza di primo grado, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale. Il Collegio ha rilevato il venir meno dell'interesse ad agire e ha compensato le spese legali secondo la concorde volontà dei contendenti.
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Cessazione della materia del contendere e precetto
Un Ente pubblico ha proposto opposizione a un atto di precetto basato su una sentenza di appello. Nelle more del giudizio, la Corte di Cassazione ha annullato il titolo esecutivo sottostante. Il Tribunale ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese legali tra le parti per la complessità e la novità delle questioni giuridiche trattate.
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Responsabilità medica: risarcimento per errore fatale
Il Tribunale di Bologna ha esaminato un caso di responsabilità medica riguardante il decesso di una paziente dovuto a una perforazione rettale causata da un errore durante un clistere. Nonostante l'adesione delle parti a una proposta conciliativa, la struttura sanitaria ha ritardato il pagamento. Il giudice ha quindi confermato l'accordo, condannando l'azienda al pagamento di oltre 250.000 euro più interessi.
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Cessazione della materia del contendere: guida legale
Il Tribunale ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per forniture energetiche. Durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in mediazione. Nonostante i successivi tentativi di una parte di far valere la risoluzione di tale accordo, il giudice ha ritenuto prevalente la transazione documentata, revocando il decreto ingiuntivo.
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Cessazione della materia del contendere in appello
La Corte d'Appello di Brescia ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una lite riguardante l'accertamento di servitù e confini tra due società. Il mutamento della situazione di fatto è derivato dall'acquisto dell'immobile da parte dell'appellante tramite decreto di trasferimento in una procedura esecutiva, rendendo superflua ogni decisione sul merito della causa originaria.
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Esigibilità contributi TPL: no all’incasso senza decreto
Un'azienda di trasporto pubblico locale ha citato l'Ente Regionale per ottenere il versamento di fondi destinati a coprire i maggiori costi degli stipendi fissati dal contratto collettivo. I giudici di primo e secondo grado hanno accolto la domanda, stabilendo che la società aveva diritto ad avere le somme anche a titolo di acconto prima delle formalità statali. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'Ente Regionale. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'esigibilità contributi TPL non è immediata né automatica. Il credito dell'impresa sorge soltanto dopo il completamento di una complessa procedura multilivello. È indispensabile l'assegnazione iniziale delle risorse da parte dello Stato e la successiva delibera di riparto della Regione.
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Esigibilità dei contributi pubblici: bloccati i rimborsi
L'Impresa di Trasporti ha chiesto al Tribunale la condanna dell'Ente Regionale al pagamento di oltre 100.000 euro a titolo di rimborso per i maggiori oneri stipendiali del personale previsti dal contratto collettivo. La Corte d'Appello ha confermato la condanna dell'Ente Regionale, ritenendo il credito autonomo e slegato dai trasferimenti statali. L'Ente Regionale ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che l'esigibilità dei contributi pubblici non è automatica. Il diritto delle aziende sorge solo dopo l'effettiva erogazione dei fondi statali alla Regione e il completamento della procedura di riparto regionale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate aveva notificato a una società un avviso di accertamento per il recupero di imposte relative all'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, la società e i soci hanno richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018, pagando l'importo dovuto. L'ufficio finanziario ha confermato la regolarità della procedura e ha chiesto la chiusura del caso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Impugnazione delibera condominiale: vince l’assemblea sovrana
Due condomini hanno avviato un'impugnazione delibera condominiale contro i lavori di rifacimento del cortile approvati dall'assemblea. Nel corso della causa, il condominio ha sostituito la delibera contestata con una nuova decisione, determinando la cessazione della materia del contendere. Tuttavia, per stabilire chi dovesse pagare le spese legali, i giudici hanno dovuto valutare la soccombenza virtuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei condomini, stabilendo che il giudice non può sindacare il merito o la convenienza delle scelte tecniche dell'assemblea, come la qualità dei capitolati o l'utilità dei lavori. L'eccesso di potere si configura solo se la delibera arreca un grave pregiudizio alla cosa comune. I condomini ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese processuali.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite fiscale
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di accertamento per rettificare la dichiarazione IVA. Dopo i primi due gradi di giudizio favorevoli alla contribuente, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto-legge n. 119/2018, pagando l'importo dovuto tramite modello F24. Poiché l'ufficio non ha notificato alcun diniego né presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo estinto sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate.
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Auto di lusso contro Fisco: la definizione agevolata chiude la lite
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento basati sul redditometro nei confronti di un contribuente, rilevando una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il possesso di beni di lusso, tra cui una vettura sportiva e diverse case. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il ricorrente ha aderito alla definizione agevolata, pagando le somme dovute e rinunciando ai giudizi pendenti. Poiché l'ufficio non ha notificato alcun diniego, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa definitivamente grazie alla definizione agevolata, con le spese di giudizio che restano a carico di chi le ha anticipate.
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Notifica dell’istanza di fallimento: quando il vizio non salva
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento emessa su richiesta di una banca creditrice. La società lamentava l'irregolarità della notifica dell'istanza di fallimento, eseguita tramite deposito nella casa comunale dopo il fallimento della consegna via PEC e presso la sede legale. Lamentava inoltre il mancato rispetto del termine a comparire di quindici giorni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la notifica dell'istanza di fallimento segue una disciplina speciale semplificata e che l'eventuale violazione del termine a comparire costituisce un mero vizio di rito. Poiché la società non aveva proposto alcuna difesa nel merito, la contestazione sul termine è stata dichiarata inammissibile per difetto di interesse. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento è stata confermata.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
Una controversia fiscale tra l'Amministrazione Finanziaria e due società contribuenti, riguardante avvisi di accertamento per IVA e IRES, si è conclusa positivamente grazie alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Dopo che i giudici di secondo grado avevano dato ragione alle società, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le società hanno presentato domanda per la sanatoria prevista dalla legge, pagando quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge e l'ufficio fiscale ha confermato il regolare pagamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa.
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Transazione fiscale: l’accordo che cancella il debito originario
Una società riceve un avviso di accertamento per IVA dovuta su operazioni inesistenti. Durante il giudizio di Cassazione, la società propone un concordato preventivo contenente una transazione fiscale, regolarmente omologata dal Tribunale. La Corte di Cassazione dichiara quindi la cessazione della materia del contendere. Questo accordo cancella l'efficacia della sentenza precedente e dell'avviso di accertamento. Tuttavia, se la società non rispetta i pagamenti dilazionati, il fisco potrà nuovamente pretendere l'intero debito originario. Le spese di giudizio vengono compensate tra le parti.
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Conto sospetto ma lite chiusa: la definizione agevolata vince
Una contribuente, priva di attività lavorativa ufficiale ma titolare di un conto corrente con ingenti versamenti e redditi immobiliari, riceveva accertamenti IRPEF dall'Amministrazione finanziaria. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 193/2016, saldando interamente le cartelle di pagamento relative agli avvisi di accertamento. La Suprema Corte, preso atto del pagamento integrale e dell'accordo tra le parti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono state poste a carico di chi le ha anticipate, escludendo il raddoppio del contributo unificato poiché la definizione della lite è sopravvenuta alla presentazione del ricorso.
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Definizione agevolata: il fisco si ferma e la lite si estingue
Una società concessionaria di auto impugnava un avviso di accertamento relativo a imposte IRES, IRAP e IVA per l'anno 2004. Il fisco contestava la deducibilità dei costi sostenuti per la ristrutturazione e l'ampliamento di un immobile preso in locazione. Durante il giudizio in Cassazione, promosso dall'Agenzia delle Entrate, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto. L'amministrazione finanziaria ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: dal contenzioso fiscale all’estinzione
Una società impugna un avviso di accertamento tributario emesso dall'Amministrazione Finanziaria per maggiori imposte. Durante il giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione, la società presenta istanza per accedere alla definizione agevolata prevista dalla legge e provvede al versamento integrale delle somme dovute. A seguito del saldo completo, entrambe le parti chiedono di estinguere la causa. La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere per avvenuto pagamento e dispone la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando il ricorso fallisce
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e le relative cartelle di pagamento, sostenendo di non averle mai ricevute. Durante il giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha effettuato il discarico di tre cartelle, determinando per queste la cessazione della materia del contendere. Per le cartelle rimanenti, la Corte di Cassazione ha confermato la validità delle notifiche originarie già accertata nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'impugnazione estratto di ruolo è stata dichiarata inammissibile, in quanto l'estratto non è autonomamente impugnabile se la cartella sottostante è stata regolarmente notificata. La Corte ha rigettato il ricorso per la parte residua e ha condannato Il Contribuente al pagamento delle spese di lite.
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Rottamazione dei debiti ed estinzione del processo: la sentenza
Un ente ecclesiastico ha impugnato le pretese dell'ente previdenziale relative a presunti contributi omessi notificati tramite cartelle esattoriali. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, il debitore ha presentato richiesta per la rottamazione dei debiti ed estinzione del processo, impegnandosi a rinunciare alla lite e rateizzando il debito residuo. I giudici della Suprema Corte hanno rilevato la validità della procedura di definizione agevolata e hanno dichiarato estinto il processo per legge. La decisione ha chiarito che la sanatoria assorbe integralmente le spese di lite, evitando a entrambe le parti ulteriori costi legali e la condanna alle spese del giudizio.
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Definizione agevolata: il pagamento estingue la lite col Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un'Azienda un avviso di accertamento per il recupero dell'IVA su presunte operazioni comunitarie irregolari. Dopo che i giudici di merito hanno annullato l'atto fiscale, il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio, l'Azienda ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla legge, pagando l'importo dovuto ed estinguendo la pendenza tributaria. Successivamente, l'Azienda ha presentato formale atto di rinuncia al giudizio e l'Amministrazione Finanziaria ha accettato tale scelta. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e dell'accordo tra le parti, dichiarando estinto il processo per cessazione della materia del contendere e compensando le spese di lite tra le parti.
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