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Centro Trasmissione Dati (Ctd)

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112 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Imposta unica scommesse: il bookmaker estero paga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale con un centro trasmissione dati (CTD) italiano per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che sia il bookmaker straniero sia il CTD sono soggetti passivi d'imposta, che la normativa è compatibile con il diritto UE e che, per i periodi d'imposta successivi al 2010, non è possibile invocare l'incertezza normativa per evitare le sanzioni.
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Imposta unica scommesse: legittima per operatori esteri
Una società di scommesse estera, operante in Italia tramite centri di trasmissione dati senza concessione, ha impugnato avvisi di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa agli anni 2013 e 2014. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità del prelievo fiscale. La Corte ha stabilito che l'imposta è compatibile con il diritto dell'Unione Europea, non è discriminatoria e si applica a chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale o dalla presenza di una concessione statale.
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Imposta unica scommesse: Cassazione conferma la tassa
Un operatore di scommesse estero, operante in Italia tramite Centri Trasmissione Dati (CTD), ha contestato l'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per il 2011, sostenendo violazioni del diritto UE e l'illegittimità della pretesa fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena responsabilità solidale sia del bookmaker estero sia del CTD locale. La Corte ha stabilito che la normativa italiana sull'imposta unica scommesse è compatibile con i principi europei e che, per l'annualità 2011, il quadro normativo era sufficientemente chiaro da escludere ogni incertezza sulla soggettività passiva di entrambi gli operatori.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20111/2024, ha respinto il ricorso di un centro trasmissione dati (CTD) contro l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, confermando la legittimità dell'imposta unica scommesse per gli anni 2011 e 2012. La Corte ha stabilito che anche il CTD, operante per un bookmaker estero, è soggetto passivo del tributo in quanto la sua attività di raccolta e gestione delle giocate si qualifica come 'gestione' svolta sul territorio italiano. È stata inoltre esclusa qualsiasi violazione del diritto dell'Unione Europea o dei principi costituzionali.
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Imposta Unica Scommesse: CTD e bookmaker estero
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione dell'imposta unica scommesse a un centro trasmissione dati operante per un bookmaker estero senza concessione. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa non è in contrasto con il diritto UE, che le sanzioni sono legittime per l'annualità 2014 data l'assenza di incertezza normativa, e che l'imposta non è un tributo equivalente all'IVA.
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Imposta Unica Scommesse: CTD Obbligati al Pagamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19131/2024, ha rigettato il ricorso di un Centro Trasmissione Dati, confermando il suo obbligo di versare l'imposta unica scommesse per l'attività di raccolta gioco svolta in Italia per conto di un bookmaker estero privo di concessione. La Corte ha stabilito la piena compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell'Unione Europea, chiarendo che il presupposto del tributo è la raccolta delle scommesse sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede del bookmaker.
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Imposta unica scommesse: Cassazione e CTD
Un centro di trasmissione dati, agendo per conto di un bookmaker estero, ha contestato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che anche gli intermediari privi di concessione sono soggetti passivi del tributo. La pronuncia stabilisce la piena compatibilità della normativa con il diritto nazionale ed europeo, in particolare per i periodi d'imposta successivi al 2010, escludendo che si tratti di un'imposta sul volume d'affari vietata.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18358/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che la tassazione si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, anche da operatori privi di concessione, senza violare i principi del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: CTD responsabile in solido
Un gestore di un centro trasmissione dati (CTD) che raccoglieva scommesse per un bookmaker estero è stato ritenuto responsabile per il pagamento della imposta unica scommesse. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando il principio della responsabilità solidale tra il gestore del CTD e il bookmaker. La Corte ha ribadito che l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte in Italia, indipendentemente dalla sede dell'operatore, basandosi su una giurisprudenza ormai consolidata.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2011-2012. La sentenza stabilisce che la raccolta di gioco sul territorio italiano è sufficiente a radicare il presupposto territoriale dell'imposta e conferma la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale, ritenendo la normativa conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14432 del 2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta per tutte le giocate raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede legale del bookmaker. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il Centro Trasmissione Dati (CTD) operante in Italia, ritenendo tale meccanismo non discriminatorio e conforme al diritto dell'Unione Europea.
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Imposta Unica Scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un centro trasmissione dati e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per il pagamento dell'Imposta Unica Scommesse per l'anno 2011. La Corte ha stabilito che la normativa italiana non è discriminatoria né contraria al diritto UE, in quanto applicabile a tutti gli operatori sul territorio nazionale. La decisione si fonda sulla distinzione temporale operata dalla Corte Costituzionale, che rende pienamente efficace la legge impositiva a partire dal 2011, anno in cui le parti avrebbero potuto rinegoziare i loro accordi commerciali per gestire il carico fiscale.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale con un centro trasmissione dati (CTD) italiano per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La Corte ha stabilito che la normativa, che impone il tributo anche a operatori privi di concessione, non viola il diritto dell'Unione Europea né i principi di non discriminazione o legittimo affidamento. La sentenza chiarisce che chiunque gestisca la raccolta di scommesse sul territorio italiano è soggetto passivo d'imposta, indipendentemente dalla sede o dalla presenza di una concessione statale.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
Con l'ordinanza n. 12929/2024, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale per il pagamento dell'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che l'attività di raccolta scommesse sul territorio italiano, anche tramite centri di trasmissione dati (CTD) privi di concessione, costituisce presupposto sufficiente per l'applicazione del tributo. È stata inoltre confermata la piena compatibilità della normativa nazionale con il diritto dell'Unione Europea, escludendo qualsiasi profilo di discriminazione nei confronti degli operatori stranieri.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'imposta unica scommesse, affermando la responsabilità solidale del centro trasmissione dati (CTD) che opera per un bookmaker estero privo di concessione, anche per l'annualità 2010. Ribaltando la decisione di merito, la Corte stabilisce che la normativa non è discriminatoria e che l'attività del CTD costituisce presupposto per l'imposizione fiscale, cassando la sentenza e rinviando per un nuovo esame.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CDT e bookmaker?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11716/2024, ha respinto il ricorso di un bookmaker estero e del suo intermediario italiano (Centro Trasmissione Dati), confermando la loro soggezione all'imposta unica scommesse. La Corte ha stabilito che anche gli operatori privi di concessione statale sono tenuti al pagamento del tributo se raccolgono scommesse sul territorio italiano. Per le annualità successive al 2011, il CDT è obbligato principale e il bookmaker è coobbligato in solido. Questa imposizione, secondo i giudici, non viola il diritto dell'Unione Europea, ma garantisce la parità di trattamento fiscale ed evita vantaggi competitivi indebiti per gli operatori non autorizzati.
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Imposta unica scommesse: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11837/2024, chiarisce la responsabilità del bookmaker estero nel pagamento dell'imposta unica scommesse per gli anni precedenti al 2011. Anche se la norma che prevedeva la responsabilità dei Centri Trasmissione Dati (CTD) è stata dichiarata incostituzionale per quel periodo, il bookmaker, soggetto principale dell'imposizione, resta obbligato al versamento del tributo. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva liberato la società di scommesse, affermando che l'insussistenza dell'obbligazione del CTD non cancella quella del bookmaker.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un bookmaker estero e del suo centro trasmissione dati, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa al 2012. La Corte ha stabilito che entrambi i soggetti sono solidalmente responsabili per il tributo, in quanto l'attività di 'gestione' delle scommesse si realizza in Italia attraverso il CTD. È stata inoltre esclusa ogni violazione del diritto dell'Unione Europea, sia sotto il profilo della discriminazione che della presunta natura di imposta sulla cifra d'affari.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide su operatori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9415/2024, ha rigettato il ricorso di una società estera operante nel settore delle scommesse, confermando la sua responsabilità per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2010. La Corte ha stabilito che la tassa non è discriminatoria secondo il diritto dell'Unione Europea, in quanto si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede dell'operatore. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale, chiarendo che la parziale incostituzionalità della norma per i periodi antecedenti al 2011 riguarda solo la posizione del centro locale e non esonera il bookmaker estero dal pagamento del tributo.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9417/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua soggezione all'imposta unica scommesse per gli anni 2008-2009. La Corte ha stabilito che l'imposta è dovuta da chiunque raccolga scommesse sul territorio italiano, anche se privo di concessione statale e basato all'estero. La decisione si fonda sulla non discriminatorietà della normativa italiana rispetto al diritto UE, come già affermato dalla Corte di Giustizia, e ribadisce che la passata esclusione dalle gare per le concessioni non esonera dagli obblighi fiscali.
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