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71 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Impugnazione licenziamento e cessione azienda
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dall'impugnazione licenziamento per un lavoratore che aveva indirizzato la richiesta di conciliazione esclusivamente alla società cessionaria anziché alla società cedente che aveva intimato il recesso. Poiché il licenziamento era avvenuto prima del trasferimento d'azienda, il rapporto di lavoro non era più pendente al momento della cessione. Di conseguenza, l'azione legale o il tentativo di conciliazione dovevano essere rivolti obbligatoriamente contro il datore di lavoro originario entro i termini di legge per impedire la stabilizzazione degli effetti estintivi del recesso.
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Cessione ramo azienda: quale CCNL si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione ramo azienda: ai lavoratori trasferiti si applica immediatamente il contratto collettivo vigente presso l'azienda cessionaria, anche se meno favorevole. Il caso riguardava una dipendente che contestava l'applicazione del CCNL Terziario (applicato dalla cedente) in favore del CCNL Metalmeccanici (applicato dalla cessionaria). La Suprema Corte ha accolto il ricorso della lavoratrice, chiarendo che l'integrazione nella nuova realtà organizzativa impone l'adozione delle regole collettive della società che riceve il ramo d'azienda, sostituendo integralmente quelle precedenti.
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Cessione del quinto: a chi spetta il credito?
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, l'appaltatore e il committente poiché il datore di lavoro, dopo aver trattenuto le rate per un prestito con cessione del quinto, non le aveva versate all'istituto finanziario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, chiarendo che con la cessione, il credito si trasferisce all'istituto finanziario, che diventa l'unico creditore. Di conseguenza, il lavoratore non può rivendicare tali somme per sé, e la responsabilità solidale del committente e dell'appaltatore non si applica a questo specifico debito.
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Rimborso IVA dopo condono: la Cassazione dice no
Una società, dopo aver definito una lite fiscale tramite condono, ha richiesto il rimborso IVA sostenendo un doppio pagamento da parte dell'Erario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: in primo luogo, l'adesione alla definizione agevolata preclude qualsiasi successiva richiesta di rimborso; in secondo luogo, il soggetto che paga l'IVA in rivalsa (l'acquirente) non può chiederne il rimborso direttamente all'amministrazione finanziaria, ma deve rivolgersi al venditore.
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Cessione crediti Ires: le condizioni di efficacia
Una società utilizzava in compensazione un credito d'imposta trasferito da un'altra società del gruppo prima che quest'ultima avesse presentato la dichiarazione dei redditi indicante la cessione. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero fiscale, stabilendo che la cessione crediti Ires è efficace nei confronti dell'amministrazione finanziaria solo a condizione che la società cedente abbia già indicato tale operazione nella propria dichiarazione.
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Litisconsorzio necessario: appello e cessione del credito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 12207/2024, ha chiarito che in caso di successione a titolo particolare nel diritto controverso, come la cessione di un credito, si instaura un litisconsorzio necessario tra il cedente (alienante) non estromesso dal giudizio e il cessionario (successore) intervenuto. Di conseguenza, l'impugnazione proposta contro una sola delle due parti è inammissibile e il giudice deve ordinare d'ufficio l'integrazione del contraddittorio nei confronti della parte non evocata in giudizio. La Corte ha quindi rinviato la causa a nuovo ruolo per permettere la notifica del ricorso alla società cedente.
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Rimborso Iva cessionario: chi può chiederlo allo Stato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 197/2026, ha stabilito che il cliente finale (cessionario) non ha la legittimazione a richiedere direttamente all'Erario il rimborso dell'Iva pagata in eccesso al proprio fornitore. Il rapporto tributario intercorre esclusivamente tra il fornitore (cedente) e l'Amministrazione Finanziaria. L'unica via per il cessionario è un'azione civilistica di ripetizione dell'indebito verso il fornitore. La Corte ha chiarito le limitate eccezioni a questo principio, consolidando un orientamento fondamentale sul tema del rimborso Iva cessionario.
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Rimborso Iva: quando il consumatore può chiederlo?
Una società chiede il rimborso Iva per oneri energetici versati al proprio fornitore. La Corte di Cassazione nega il diritto al rimborso diretto dall'Erario, stabilendo che l'azione va intentata contro il fornitore, salvo casi eccezionali. La legittimazione ad agire spetta solo a chi ha versato l'imposta all'amministrazione finanziaria.
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Cessione del credito: come si prova e notifica?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34545/2025, si è pronunciata sulla prova e notifica della cessione del credito. Nel caso esaminato, un debitore si opponeva al pagamento sostenendo la mancata prova della cessione e l'estinzione del debito tramite polizza assicurativa. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la prova della cessione può essere fornita con vari documenti e che la notifica è valida con qualsiasi mezzo idoneo a informare il debitore. Inoltre, spetta al debitore provare l'effettivo pagamento da parte dell'assicurazione, non bastando la sola denuncia del sinistro.
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Responsabilità cessionario azienda: la Cassazione decide
Una società che aveva acquistato un ramo d'azienda ha impugnato una cartella di pagamento per debiti tributari della società venditrice, risalenti a un periodo antecedente la cessione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28344/2024, ha stabilito che la responsabilità del cessionario d'azienda si estende anche a violazioni commesse più di due anni prima della cessione, a condizione che siano state contestate formalmente nell'anno della cessione stessa. La Corte ha chiarito che la disciplina tributaria speciale (D.Lgs. 472/1997) prevale su quella civilistica generale, ampliando la garanzia per il Fisco.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non paga in cessione
Un lavoratore, dopo una cessione d'azienda, ha chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR per il fallimento dell'ex datore di lavoro. La Cassazione ha negato il diritto, chiarendo che il Fondo copre l'insolvenza del datore di lavoro attuale al momento della cessazione del rapporto, non quella del precedente datore se il lavoro prosegue con un'impresa solvibile.
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Responsabilità solidale IVA: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20651/2024, ha chiarito i presupposti della responsabilità solidale IVA a carico dell'acquirente. Il caso riguardava una società che aveva acquistato autovetture a un prezzo ritenuto inferiore al valore normale da un fornitore che non aveva versato l'IVA. La Corte ha stabilito che la responsabilità dell'acquirente sorge per il solo fatto oggettivo della differenza di prezzo e del mancato versamento dell'imposta da parte del venditore, a prescindere dalla prova di un intento fraudolento. Inoltre, ha precisato che il 'valore normale' non può essere determinato tramite listini di riviste specializzate (come 'Eurotax Blu'), ma deve basarsi sulle fonti previste dalla legge, quali i listini del venditore o, in mancanza, quelli della Camera di Commercio.
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Diniego rimborso credito IVA: motivazione e cessionario
Una società finanziaria, cessionaria di un credito d'imposta da una società fallita, si è vista negare il rimborso dall'Agenzia delle Entrate. La motivazione del diniego era l'esistenza di un controcredito erariale, derivante da un accertamento divenuto definitivo nei confronti della società cedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di diniego rimborso credito IVA, la motivazione dell'Agenzia può essere sintetica, a differenza degli atti impositivi. Inoltre, ha chiarito che l'amministrazione non ha l'obbligo di notificare al cessionario gli atti di accertamento emessi nei confronti del cedente, poiché il rapporto tributario principale rimane in capo a quest'ultimo.
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Responsabilità cessionario azienda: la frode va provata
Un imprenditore, quale acquirente di un ramo d'azienda, viene chiamato a rispondere dei debiti fiscali della società venditrice. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15948/2024, chiarisce un punto fondamentale sulla responsabilità del cessionario d'azienda: se l'operazione è ritenuta fraudolenta, aggravando la responsabilità dell'acquirente, il giudice deve indicare gli elementi specifici che provano l'intento fraudolento. Non basta una semplice affermazione. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Cessione contratto locazione: la responsabilità solidale
Una società di telecomunicazioni, subentrata in un contratto di affitto tramite l'acquisizione di un ramo d'azienda, è stata ritenuta responsabile anche per i canoni non pagati dalla società precedente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13901/2024, ha confermato questo principio di responsabilità solidale, sottolineando che la cessione contratto locazione commerciale (ex L. 392/1978) è una norma speciale a tutela del locatore. La Corte ha inoltre giudicato inammissibile il motivo di ricorso relativo alla prova del pagamento, ritenendo le contabili di bonifico non sufficienti a dimostrare l'effettivo accredito delle somme.
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Rimborso IVA TIA1: la Cassazione conferma il diritto
Una società di servizi ambientali ha impugnato la condanna alla restituzione dell'IVA sulla tariffa di igiene ambientale (TIA1) a una società commerciale. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il diritto al rimborso IVA TIA1 in quanto non dovuta, e ha chiarito che la detrazione già operata non osta alla ripetizione dell'indebito, delineando un meccanismo di 'neutralizzazione' circolare tra le parti e l'amministrazione finanziaria.
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Responsabilità cessionario: limiti al debito solidale
Il caso riguarda la responsabilità del cessionario di un credito d'imposta fittizio. Un gruppo societario aveva creato un credito inesistente, poi ceduto a due società del medesimo gruppo. La Commissione Tributaria Regionale aveva limitato la responsabilità delle società cessionarie al solo valore del credito ricevuto, escludendo sanzioni e interessi. L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato tale decisione, sostenendo che la partecipazione consapevole alla frode dovrebbe comportare una responsabilità solidale per l'intero debito. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non ha deciso nel merito ma ha rinviato la causa a nuovo ruolo per sanare un difetto di notifica del ricorso a una delle parti, garantendo il corretto svolgimento del contraddittorio.
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Trasferimento d’azienda: licenziamento inefficace
La Corte di Cassazione chiarisce che in un trasferimento d'azienda, il licenziamento emesso dal precedente datore di lavoro dopo che la cessione è avvenuta è legalmente inefficace ('tamquam non esset'). Il rapporto di lavoro prosegue automaticamente con il nuovo titolare ai sensi dell'art. 2112 c.c., e non vi è alcun onere per il lavoratore di impugnare l'atto di recesso, in quanto proveniente da un soggetto non più legittimato. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva erroneamente dichiarato la decadenza dell'azione della lavoratrice.
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Cessione del credito: paga due volte chi paga male
Un automobilista, per pagare il noleggio di un'auto sostitutiva, effettua una cessione del credito risarcitorio alla società di noleggio. La compagnia assicurativa, pur avendo ricevuto notifica della cessione, paga l'intera somma al danneggiato. La Corte di Cassazione stabilisce che il pagamento è inefficace: l'assicurazione, avendo pagato al creditore sbagliato, non è liberata dall'obbligazione e deve versare la somma dovuta anche al cessionario. Viene chiarito il principio che oggetto della cessione è il credito, non il debito che si intende estinguere.
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Reverse Charge Oro: la Cassazione chiarisce i requisiti
L'Agenzia delle Entrate contestava a una ditta individuale l'applicazione del reverse charge sull'oro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'applicazione del regime sono sufficienti due requisiti: la purezza del materiale (pari o superiore a 325 millesimi) e la sua destinazione a un nuovo ciclo produttivo, non al consumo immediato. Non è necessario che sia l'acquirente diretto a eseguire la trasformazione.
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