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Causale

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96 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto di somministrazione: nullo se la crisi è generica
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti di lavoro chiedendo la stabilizzazione. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine dell'ultimo contratto di somministrazione del dicembre 2012, convertendo il rapporto in un impiego a tempo indeterminato e condannando l'azienda al risarcimento. I giudici hanno rilevato che la causale legata alla crisi di mercato contrastava con la durata annuale del contratto e che l'azienda non aveva provato l'incremento produttivo al momento dell'assunzione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha chiarito che verificare la veridicità della causale indicata nel contratto di somministrazione non viola la libertà di iniziativa economica dell'imprenditore, ma rappresenta un doveroso controllo di legalità.
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Contratto di somministrazione: tra causali generiche e prove reali
Un lavoratore ha contestato la validità di cinque contratti di somministrazione di lavoro, chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo le causali dei contratti troppo generiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice di merito deve valutare singolarmente ogni contratto di somministrazione. In particolare, per i primi due contratti, le causali riguardavano la sostituzione di personale e un progetto specifico, elementi che la Corte d'Appello ha omesso di esaminare. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione dettagliata delle singole causali e delle prove testimoniali.
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Contratto a termine illegittimo: la causale generica stabilizza
L'Azienda ha assunto La Lavoratrice con un contratto a tempo determinato indicando come causale la generica dicitura "Apertura New Store". La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità del termine, accertando un rapporto a tempo indeterminato e ordinando il ripristino del rapporto di lavoro. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'avvio di nuove attività fosse esente da limiti quantitativi e che la causale fosse chiara. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'esenzione dai limiti di contingentamento non esonera dall'obbligo di indicare una causale specifica, trasparente e verificabile per iscritto. Di conseguenza, l'assunzione si è tradotta in un contratto a termine illegittimo, con il conseguente diritto della lavoratrice alla stabilizzazione e al risarcimento del danno.
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Lavoro interinale: l’inerzia del dipendente non salva l’azienda
Un lavoratore, assunto tramite contratti di lavoro interinale per prestare servizio presso un'azienda, ha impugnato i contratti lamentando la genericità delle causali indicate. L'Azienda ha eccepito la risoluzione del rapporto per mutuo consenso, evidenziando che il lavoratore era rimasto inerte per oltre sei anni prima di avviare la causa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Azienda, confermando che la semplice inerzia prolungata non equivale a una rinuncia tacita ai propri diritti. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che l'utilizzo di formule generiche e ripetitive nei contratti di fornitura rende nullo il termine, determinando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato direttamente con l'azienda utilizzatrice. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Contratto a tempo determinato: l’azienda perde senza prove
Una compagnia aerea ha impugnato la decisione che dichiarava nullo il termine apposto al secondo di sei contratti di lavoro stipulati con una dipendente. La Corte d'Appello aveva rilevato la mancanza di prove sul nesso causale tra l'assunzione e l'incremento temporaneo dei voli. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando l'illegittimità della clausola. La Corte ha chiarito che il datore di lavoro deve provare concretamente le ragioni temporanee che giustificano il contratto a tempo determinato. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Contratto a termine: causale vaga e riassunzione del dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del termine apposto al contratto di lavoro di un dipendente di una nota compagnia aerea. L'azienda aveva giustificato l'assunzione con un generico incremento dell'attività di volo dovuto al ritardo nella dismissione di alcuni aeromobili. I giudici hanno stabilito che tale motivazione mancava della necessaria specificità richiesta dalla legge per un valido contratto a termine. Di conseguenza, l'azienda non ha fornito prove concrete sull'effettiva necessità di personale aggiuntivo rispetto all'organico ordinario. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso della società datrice di lavoro, confermando l'obbligo di riassumere il lavoratore a tempo indeterminato e di risarcirgli il danno subito, oltre al pagamento delle spese processuali.
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Aggravante della premeditazione: tra finto impeto e agguato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per omicidio ai danni de La Vittima. La difesa contestava l'aggravante della premeditazione, sostenendo che l'acquisto dell'arma fosse a scopo difensivo e che il delitto fosse scaturito da una lite improvvisa. I giudici hanno invece confermato la sussistenza dell'aggravante della premeditazione basandosi su elementi oggettivi: la ricerca della pistola tre giorni prima del delitto, l'appuntamento fissato in pausa pranzo per evitare testimoni e l'agguato nel seminterrato. La Corte ha ribadito che la premeditazione richiede un intervallo temporale idoneo alla riflessione e una ferma risoluzione criminosa, elementi pienamente provati nel caso di specie, rendendo irrilevanti le condotte maldestre successive all'omicidio. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Conversione del contratto a termine: nullo ma senza posto fisso
Un lavoratore ha contestato la legittimità di diversi contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con un consorzio di bonifica siciliano. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine per genericità della causale, disponendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e un risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della scadenza del contratto, ma ha accolto il ricorso dell'ente pubblico sulla stabilità del rapporto. Per via delle leggi speciali della Regione Siciliana, infatti, vige un divieto assoluto di assunzione a tempo indeterminato senza concorso presso tali enti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha negato la conversione del rapporto in un impiego fisso, lasciando fermo solo il risarcimento economico in favore del lavoratore.
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Confisca in casi particolari: quando le ricevute non bastano
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati con patteggiamento per reati di droga. Il primo imputato contestava la pena e il mancato proscioglimento, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile per violazione dei limiti di impugnazione del patteggiamento. Il secondo imputato contestava la confisca di circa quattromila euro, sostenendo che la somma provenisse da rimesse familiari. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che, in tema di stupefacenti, si applica la confisca in casi particolari se il condannato non giustifica la provenienza lecita del denaro e se vi è sproporzione con il reddito. Le sole ricevute di trasferimento, prive di causale e accumulate nel tempo, non bastano a superare la presunzione di illiceità.
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Abuso del contratto a termine: Ministero condannato a risarcire
Una lavoratrice ha impugnato diversi contratti di somministrazione e un successivo contratto a tempo determinato stipulati con un Ministero, denunciandone l'illegittimità per la genericità delle causali. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato l'illegittimità dei contratti e condannato l'Amministrazione al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando che le ordinanze della Protezione Civile non possono derogare alle norme sul lavoro senza un'espressa e motivata previsione. La Suprema Corte ha confermato il risarcimento per l'abuso del contratto a termine nel pubblico impiego, quantificato in dodici mensilità, applicando il concetto di danno comunitario presunto. Il Ministero è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Abuso di contratti a termine: risarcimento per i docenti
Un gruppo di docenti di religione cattolica ha contestato l'abuso di contratti a termine da parte del Ministero dell'Istruzione. I lavoratori hanno subito una reiterazione infinita di contratti annuali senza che venissero banditi i concorsi triennali previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei docenti. I giudici hanno stabilito che la mancata indizione dei concorsi ordinari per oltre un triennio configura un illegittimo abuso di contratti a termine. Non potendo convertire il rapporto in tempo indeterminato per i vincoli del pubblico impiego, i docenti hanno diritto al risarcimento del danno eurounitario, quantificato tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.
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Somministrazione di lavoro: contratto nullo ma niente posto fisso
Un infermiere ha lavorato per un'azienda sanitaria pubblica tramite un contratto di somministrazione di lavoro a termine. I giudici hanno dichiarato nullo il contratto perché mancava l'indicazione specifica della causale (la motivazione dell'assunzione temporanea) e non vi era una reale esigenza sostitutiva. L'azienda sanitaria ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le regole del settore privato non si applicassero alla pubblica amministrazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che anche gli enti pubblici devono specificare per iscritto i motivi del lavoro temporaneo. Tuttavia, per il divieto costituzionale di accesso senza concorso pubblico, il lavoratore non ha diritto all'assunzione a tempo indeterminato, ma solo a un risarcimento del danno economico, quantificato in quindici mensilità. L'azienda sanitaria perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Contratto di somministrazione illegittimo: Comune condannato
Una lavoratrice ha prestato servizio per un Comune tramite agenzia interinale dal 2005 al 2010. I giudici di merito hanno accertato la presenza di un contratto di somministrazione illegittimo a causa della genericità delle motivazioni indicate nei contratti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. La Suprema Corte ha chiarito che l'uso di contratti flessibili nella Pubblica Amministrazione, pur non consentendo la conversione in un rapporto a tempo indeterminato, dà diritto a un risarcimento automatico (cd. danno comunitario) quantificato tra le 2,5 e le 12 mensilità. Alla lavoratrice è stato confermato l'indennizzo pari a sei mensilità oltre al pagamento delle spese legali.
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Conversione del contratto a termine: illegittimo ma non stabile
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti a termine stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, lamentando la genericità della causale. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e disposto la conversione del rapporto a tempo indeterminato. La Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti a termine per mancanza di causale specifica. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Consorzio riguardo alla conversione del contratto a termine. Essendo il Consorzio un ente pubblico economico soggetto a leggi regionali siciliane che vietano nuove assunzioni stabili, la stabilizzazione è giuridicamente impossibile. La Suprema Corte ha quindi escluso la conversione del rapporto, confermando solo il diritto del lavoratore al risarcimento del danno.
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Conversione del contratto a termine: negata anche se illegittimo
Tre lavoratori hanno contestato la successione di otto contratti a tempo determinato con un ente pubblico economico, ritenendo generiche le causali di assunzione. I giudici di merito avevano dichiarato nullo il termine e disposto la conversione del rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei termini apposti, ma ha accolto il ricorso dell'ente datore di lavoro. La Corte ha stabilito che la legislazione regionale siciliana vieta la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato per i consorzi di bonifica. Di conseguenza, pur riscontrando l'irregolarità dei contratti, la Cassazione ha rigettato la domanda di stabilizzazione dei lavoratori.
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Conversione del contratto a termine: risarcimento s , posto fisso no
Un lavoratore ha contestato l'illegittimità dei contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano per mancanza di causale specifica. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità del termine, disponendo la conversione del rapporto e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine e il diritto all'indennizzo economico. Tuttavia, accogliendo il ricorso del Consorzio, ha stabilito che la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato è preclusa dalle norme regionali siciliane, che vietano assunzioni stabili senza concorso pubblico. Il lavoratore ottiene quindi solo il risarcimento economico.
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Contratto a termine: la sicurezza stradale batte il posto fisso
Un lavoratore ha impugnato il proprio contratto a termine stipulato con un'azienda di gestione stradale, chiedendo la trasformazione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. L'azienda aveva giustificato l'assunzione temporanea con la necessità di garantire la sicurezza stradale durante il periodo invernale. La Corte d'Appello ha ritenuto legittima la causale, accertando che le mansioni svolte dal dipendente corrispondevano effettivamente alle esigenze stagionali descritte nel contratto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Contratto a tempo determinato: la Cassazione salva il lavoratore
Un autista ha lavorato per un'azienda tramite contratti di somministrazione e, successivamente, con un contratto a tempo determinato. Il lavoratore ha fatto causa chiedendo la trasformazione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato, contestando la genericità dei motivi dell'assunzione. La Corte d'Appello ha dichiarato fuori tempo massimo la richiesta sui primi contratti e inammissibile la contestazione sul secondo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che i termini per contestare i vecchi contratti erano stati prorogati dalla legge e che la contestazione sui motivi del nuovo contratto a tempo determinato non era una domanda nuova, ma una semplice precisazione della difesa. La causa dovrà quindi essere riesaminata.
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Contratto a termine nullo: l’azienda perde e assume la dipendente
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contratto a termine stipulato tra una nota compagnia aerea e una lavoratrice. I giudici di merito avevano accertato la nullità della clausola che fissava la scadenza del rapporto di lavoro, poiché la motivazione indicata dall'azienda era troppo generica e non rispettava i requisiti di legge. Di conseguenza, il rapporto è stato trasformato in un contratto a tempo indeterminato e la società è stata condannata a pagare un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea, ribadendo che l'indicazione della causale deve essere specifica, dettagliata e verificabile, e ha confermato la condanna dell'azienda al pagamento delle spese legali.
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Contratto di mutuo tra padre e figlio: il bonifico va restituito
Un padre ha inviato al figlio due bonifici per complessivi 80.000 euro, indicando come causale "prestito senza interesse". Il figlio ha utilizzato la somma per acquistare una barca, ma si è poi rifiutato di restituirla, sostenendo si trattasse di una donazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tra le parti si è concluso un contratto di mutuo. La Suprema Corte ha chiarito che la consegna del denaro, unita alla causale del bonifico e all'utilizzo della somma da parte del beneficiario, dimostra l'esistenza del prestito e il conseguente obbligo di restituzione. Il ricorso del figlio è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua condanna a restituire l'intera somma al padre.
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