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Cassazione — Anno 2026

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32 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento poiché il ricorrente contestava esclusivamente l'entità della pena. Secondo l'art. 448 c.p.p., il ricorso in questi casi è limitato a vizi specifici come l'illegalità della sanzione o difetti della volontà, escludendo la possibilità di ridiscutere il quantum della pena concordata tra le parti.
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Inammissibilità appello: i limiti del rigore formale
Una società fornitrice di energia ha agito contro una società acquirente di un ramo d'azienda per ottenere il pagamento di consumi pregressi, invocando la responsabilità solidale ex art. 2560 c.c. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per presunta mancanza di specificità dei motivi. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che l'inammissibilità appello non può essere dichiarata se l'atto identifica chiaramente i punti contestati e le relative critiche, senza necessità di formule sacramentali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame del merito.
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Accertamenti bancari: limiti sui conti dei familiari
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimità degli accertamenti bancari estesi ai conti correnti dei familiari del contribuente. Il caso riguarda un cittadino a cui era stato rettificato il reddito sulla base di movimenti riscontrati sui conti della moglie e del fratello. La Suprema Corte ha stabilito che il semplice vincolo di parentela non è sufficiente per imputare tali somme al contribuente, specialmente se i familiari svolgono attività lavorative autonome. L'Agenzia delle Entrate deve fornire ulteriori elementi che dimostrino l'incompatibilità dei redditi dei terzi con le movimentazioni contestate. Per i conti propri del contribuente, invece, resta fermo l'onere di fornire una prova analitica per ogni singolo versamento.
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Legittimazione processuale nel ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per i reati di resistenza e lesioni. La decisione si fonda sul difetto di legittimazione processuale, in quanto l'atto è stato proposto personalmente dall'imputato e non tramite un difensore abilitato. Oltre all'inammissibilità, la Corte ha disposto la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende.
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Inerenza IVA: prova necessaria anche nel rimborso
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato il rimborso IVA concesso a una società di servizi, contestando la mancanza di prova circa l'inerenza dei costi per alcune annualità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'istanza di rimborso forfettario non esonera il contribuente dall'onere di provare l'inerenza IVA secondo i principi ordinari. La decisione precedente è stata annullata poiché aveva erroneamente presunto la sussistenza del diritto basandosi solo sulla condotta collaborativa della società, anziché su verifiche documentali oggettive.
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Ricorso inammissibile: motivi nuovi in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché il ricorrente ha sollevato per la prima volta in sede di legittimità una questione sulla sua capacità di intendere e di volere. Tale motivo, oltre a essere nuovo, non era supportato da adeguata documentazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Esenzione IVA: la Cassazione sulla sostanza dei servizi
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito riguardante l'applicazione dell'esenzione IVA a servizi di consulenza. Il giudice di secondo grado aveva errato nel non accertare la concreta natura delle attività svolte, limitandosi a criticare l'operato dell'Agenzia Fiscale. La Suprema Corte ha rinviato il caso, affermando che il giudice deve sempre valutare la sostanza economica dell'operazione per stabilire il corretto regime fiscale, superando la mera forma documentale.
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Onere della prova accertamento bancario: la Cassazione
In tema di onere della prova nell'accertamento bancario, la Cassazione ha annullato una sentenza che rigettava le giustificazioni di un contribuente definendole 'mere asserzioni'. La Corte ha stabilito che il giudice tributario deve analizzare specificamente ogni prova fornita per superare la presunzione legale di reddito, motivando in modo puntuale la propria decisione e non in maniera generica.
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Doppio grado di giudizio: la Cassazione annulla
A seguito di un incidente durante un safari, un tour operator veniva condannato a risarcire due turisti. Il tour operator chiamava in garanzia la società straniera organizzatrice del safari. Mentre il Tribunale negava la giurisdizione italiana su quest'ultima, la Corte d'Appello la affermava ma, anziché rinviare la causa, decideva nel merito. La Cassazione ha cassato questa decisione, riaffermando che la violazione del principio del doppio grado di giudizio impone il rinvio al primo giudice.
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Mutamento del rito: quando va disposto dal giudice?
La Corte di Cassazione interviene su un caso di opposizione a decreto ingiuntivo per onorari professionali, chiarendo le regole sul mutamento del rito. Sebbene l'atto introduttivo errato (citazione anziché ricorso) sia sanabile se notificato tempestivamente, il mutamento del rito da parte del giudice deve avvenire tassativamente entro la prima udienza. Un provvedimento tardivo, come nel caso di specie, vizia il procedimento e comporta la cassazione della decisione.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Una docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini del punteggio per la mobilità. Mentre i tribunali di merito le avevano dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che, in assenza di una specifica norma di legge, il servizio prestato nelle scuole paritarie non può essere equiparato a quello svolto nelle scuole statali ai fini delle procedure di mobilità, ritenendo legittima la clausola del contratto collettivo che ne esclude la valutazione.
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Prescrizione rimborso Iva: la decorrenza decisiva
Un imprenditore ha richiesto un rimborso Iva per un credito del 1996 solo nel 2008, a seguito della cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha dichiarato il diritto estinto, stabilendo che la prescrizione rimborso Iva, di durata decennale, decorre dalla presentazione della dichiarazione annuale e non da un successivo momento di 'consolidamento' del credito, respingendo la tesi del contribuente.
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