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Cassa Integrazione Guadagni (Cig)

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Strumento di sostegno al reddito che interviene in caso di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, erogato dall'INPS per garantire una parte della retribuzione ai lavoratori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: prova al datore
Un'azienda ha intimato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo a un proprio dipendente, adducendo la soppressione del reparto di progettazione, e sospendendo il lavoratore in cassa integrazione. I giudici hanno invece accertato che il dipendente svolgeva anche compiti cruciali di controllo qualità, laboratorio e gestione dell'area tecnica. La società datrice non ha dimostrato la totale soppressione di tali mansioni effettive, violando le regole sull'onere probatorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso aziendale e confermato l'illegittimità del recesso, riconoscendo al lavoratore un'indennità risarcitoria di dodici mensilità e oltre ventisettemila euro per l'illegittima sospensione lavorativa.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: valido se differito
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimato dall'azienda durante il periodo di cassa integrazione Covid-19, sostenendone la nullità per violazione del blocco normativo dei recessi. La società aveva recapitato la comunicazione prima del termine della sospensione, fissando tuttavia l'efficacia del recesso al giorno successivo alla fine della cassa integrazione con esonero dal preavviso. I giudici di merito hanno escluso la nullità e accertato solo l'illegittimità per violazione del repechage, liquidando l'indennità economica prevista per le piccole imprese. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo la piena validità del differimento volontario degli effetti del recesso datoriale a una data successiva al divieto emergenziale.
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Maturazione ferie in cassa integrazione: azienda contro lavoratori
Un'azienda ha calcolato i giorni di ferie e permessi dei dipendenti in cassa integrazione (CIG) considerando solo i giorni di lavoro effettivo, escludendo i periodi di sospensione inferiori a quindici giorni al mese. I lavoratori hanno contestato questo calcolo. La Corte d'Appello ha dato ragione ai dipendenti, applicando la regola del contratto collettivo che considera come mese intero la frazione superiore a quindici giorni. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, ritenendo la questione di particolare importanza interpretativa riguardo alla maturazione ferie in cassa integrazione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa in udienza pubblica per una decisione definitiva.
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Prepensionamento ex lege 416/1981: l’Inps perde il ricorso
L'Inps ha annullato la pensione di anzianità di un lavoratore e richiesto la restituzione di oltre 125.000 euro. L'ente sosteneva che il dipendente, trasferito in un'unità produttiva in crisi solo dopo la dichiarazione dello stato di crisi, non avesse diritto alla cassa integrazione e, di conseguenza, al prepensionamento ex lege 416/1981. La Corte d'Appello ha invece accolto le ragioni del lavoratore, confermando la regolarità del trasferimento e del trattamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Inps. L'istituto previdenziale ha infatti sollevato questioni di fatto già ampiamente accertate nei gradi precedenti e ha formulato censure confuse, mescolando vizi di legge e di fatto. L'Inps perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali, mentre il lavoratore conserva definitivamente il proprio diritto alla pensione.
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Calcolo incentivo autoimprenditorialità: INPS sbaglia, vince la lavoratrice
Una lavoratrice, dopo un periodo di cassa integrazione, ha richiesto l'incentivo per l'autoimprenditorialità. Il dibattito si è concentrato sul corretto calcolo dell'incentivo autoimprenditorialità: l'Ente Previdenziale lo aveva calcolato sulla retribuzione ridotta, mentre la lavoratrice chiedeva fosse basato sulla retribuzione piena teorica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale per un vizio di forma, non entrando nel merito della questione. Questa decisione ha reso definitiva la sentenza precedente, favorevole alla lavoratrice, che ottiene così il ricalcolo dell'incentivo sulla base dello stipendio intero.
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Incentivo assunzione CIG: conta la durata, non il modulo SR41
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incentivo assunzione lavoratori in CIG spetta all'azienda per l'intera durata del trattamento autorizzato dall'INPS, e non solo per i mesi in cui è stato inviato un specifico modello amministrativo (SR41). Il caso riguardava un'azienda che aveva assunto lavoratori in Cassa Integrazione e si era vista riconoscere un incentivo ridotto perché calcolato solo sui mesi coperti dall'invio del modello. La Corte ha dato ragione all'azienda, affermando che il diritto all'incentivo si basa sulla durata oggettiva della CIG autorizzata e non sul compimento di un singolo adempimento burocratico, che non ne condiziona l'esistenza.
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Minimale contributivo: CIG e ferie non cumulabili
Una società edile ha impugnato un accertamento INPS relativo all'indebito utilizzo della Cassa Integrazione Guadagni (CIG) in luogo della fruizione di ferie da parte dei dipendenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il datore di lavoro non può accedere alla CIG se esistono ferie residue. La decisione si fonda sul principio che il minimale contributivo non può essere ridotto da sospensioni lavorative non giustificate, evitando così un doppio beneficio per lo stesso periodo.
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Contributi omessi: CIG fittizia e onere della prova
Una società ha utilizzato la Cassa Integrazione (CIG) per dipendenti che in realtà continuavano a lavorare, generando un contenzioso sui contributi omessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando le sentenze dei gradi inferiori. La Corte ha precisato che il verbale dell'INPS ha valore di prova legale solo per i fatti attestati direttamente dall'ispettore, mentre le altre valutazioni sono liberamente apprezzabili dal giudice, il cui giudizio, se ben motivato, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Contribuzione figurativa: calcolo e retribuzione
Un lavoratore ha richiesto il ricalcolo della propria pensione, pretendendo l'inclusione di emolumenti extra percepiti durante un periodo di Cassa Integrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il calcolo della contribuzione figurativa si basa sulla "retribuzione normale" che sarebbe spettata al lavoratore, comprensiva di tutti gli elementi continuativi, e non sulla retribuzione effettivamente percepita. La decisione conferma che la base di calcolo deve essere quella teorica e non quella concreta del periodo di integrazione salariale.
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Contribuzione figurativa: calcolo pensione e CIG
Un lavoratore ha richiesto il ricalcolo della pensione per includere emolumenti extra, maturati durante un periodo di Cassa Integrazione, nella base di calcolo della contribuzione figurativa. Mentre il tribunale di primo grado aveva accolto la domanda, la Corte d'Appello l'aveva respinta, sostenendo che il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione normale e non su quella effettivamente percepita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che la base per la contribuzione figurativa è la retribuzione comprensiva di tutti gli elementi continuativi che sarebbero spettati nel periodo precedente la CIG, secondo la normativa di riferimento, e non la retribuzione concretamente percepita.
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Impossibilità sopravvenuta e stipendio nel lockdown
La Corte di Cassazione ha stabilito che un datore di lavoro del settore aereo, impossibilitato a ricevere la prestazione lavorativa a causa del lockdown per COVID-19, non è tenuto a corrispondere la retribuzione. Questo principio si applica quando l'impossibilità sopravvenuta non è imputabile all'azienda, la quale era legalmente esclusa dagli ammortizzatori sociali ordinari previsti per l'emergenza. La Corte ha chiarito che la sospensione dell'attività per ordine dell'autorità ('factum principis') determina una quiescenza del rapporto di lavoro, sospendendo l'obbligo di retribuzione.
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Comunicazione attività lavorativa CIG: quando è tardi
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dal diritto alla Cassa Integrazione per un lavoratore che aveva comunicato in ritardo all'ente previdenziale di possedere una partita IVA preesistente. L'ordinanza chiarisce che l'obbligo di comunicazione attività lavorativa CIG è sempre preventivo, indipendentemente da quando l'attività secondaria sia iniziata, per consentire all'istituto le necessarie verifiche di compatibilità.
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Competenza territoriale truffa: il caso CIG Covid
In un caso di presunta truffa sui fondi CIG Covid-19, la Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per la competenza territoriale truffa. La Corte ha stabilito che la competenza spetta al giudice del luogo in cui è stata percepita l'ultima erogazione indebita, qualificando il reato come a consumazione prolungata. La decisione sottolinea che il profitto del reato è il risparmio di spesa per la società, la quale ha sede nel luogo dove si radica la competenza.
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