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Cassa Delle Ammende — Anno 2023

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12767 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cassa Delle Ammende

Provvedimenti

Lavori in zona sismica: quando anche le opere interne sono reato
Una proprietaria è stata condannata per aver eseguito lavori in zona sismica senza preavviso al Genio Civile e senza autorizzazione. Le opere comprendevano controsoffitti, rivestimenti e infissi. La difesa sosteneva che tali interventi non incidessero sulla struttura portante e non richiedessero permessi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che qualsiasi intervento edilizio in area sismica, a esclusione della sola manutenzione ordinaria, richiede il preventivo controllo dell'autorità. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende e delle spese di difesa della parte civile.
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Possesso di torcia bengala: DASPO confermato anche senza lancio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso contro la convalida del DASPO di quattro anni con obbligo di firma. Il provvedimento era stato emesso a seguito del ritrovamento di un fumogeno nei pantaloni dell'uomo durante una partita. La Suprema Corte ha chiarito che il semplice possesso di torcia bengala (artifizio pirotecnico) all'interno dello stadio è sufficiente a giustificare la misura di prevenzione. Non è necessario che l'oggetto sia stato lanciato o abbia creato un pericolo concreto per l'incolumità pubblica. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto aggravato: perché il ricorso per Cassazione generico fallisce
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio per furto aggravato alla pena di due mesi e venti giorni di reclusione e novanta euro di multa, ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte. La difesa ha contestato l'applicazione della circostanza aggravante senza però fornire elementi specifici a supporto della propria tesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione generico. I giudici hanno rilevato che l'atto si limitava a riproporre una ricostruzione alternativa dei fatti senza evidenziare reali vizi logici o violazioni di legge nella sentenza d'appello. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: no a sconti dopo l’accordo
Il caso riguarda un uomo condannato dal Tribunale di Genova per furto aggravato a seguito di un accordo di patteggiamento. L'imputato ha proposto un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione del giudice sulla congruità della pena concordata. La difesa ha inoltre chiesto un rinvio del processo in attesa di una possibile remissione della querela, richiamando le novità introdotte dalla riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi di impugnazione contro la sentenza di patteggiamento sono tassativi e non includono la valutazione sulla congruità della pena. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso impedisce qualsiasi rinvio o applicazione delle nuove regole sulla procedibilità a querela, confermando la condanna del ricorrente anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rifiuto dell’alcoltest: condanna valida anche senza avviso legale
Il Conducente è stato condannato per guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata comunicazione della facoltà di farsi assistere da un difensore prima del controllo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, in caso di rifiuto dell'alcoltest, non sussiste l'obbligo per la polizia giudiziaria di dare il preventivo avviso del diritto all'assistenza legale. Tale avviso serve infatti a garantire la regolarità di un accertamento tecnico urgente, ma perde di utilità se l'interessato decide di non sottoporsi all'esame. Di conseguenza, il Conducente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e applicazione della recidiva: la Cassazione nega sconti.
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e il trasporto di oltre quaranta grammi di hashish destinati allo spaccio. I giudici di merito hanno aumentato la pena base applicando la recidiva specifica e infraquinquennale, a causa dei numerosi precedenti penali per reati di droga e contro il patrimonio. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della decisione precedente, evidenziando che i numerosi precedenti penali dimostrano una spiccata pericolosità sociale e un inserimento stabile nel mercato dello spaccio, escludendo una condotta occasionale. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento e ricorso per Cassazione: no ai ripensamenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati contro la sentenza di patteggiamento emessa dal GIP del Tribunale di Busto Arsizio. Gli imputati, condannati per reati di furto e spaccio di stupefacenti, lamentavano la mancata assoluzione e l'errata qualificazione dei fatti. La Suprema Corte ha chiarito che il patteggiamento e ricorso per Cassazione prevede limiti rigorosi: le contestazioni erano generiche e non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela introdotte dalla riforma Cartabia, escludendo la necessità di avvisare le persone offese. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Procedibilità a querela: il ricorso inammissibile blocca i benefici
Due soggetti, condannati per furto aggravato in un negozio, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata concessione delle attenuanti e del beneficio della non menzione. Nel frattempo, la Riforma Cartabia ha introdotto la procedibilità a querela per il reato contestato. La Suprema Corte ha però dichiarato i ricorsi inammissibili perché generici e ripetitivi. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso preclude la possibilità di applicare la nuova disciplina sulla procedibilità a querela e di avvisare la persona offesa per l'eventuale querela. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e multa da 3000€
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza commesso nel 2018. Egli ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando esclusivamente l'eccessività della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi di impugnazione presentati erano del tutto generici e non contestavano in modo specifico e logico la motivazione della sentenza d'appello relativa al trattamento sanzionatorio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto in abitazione: la Cassazione nega gli sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. L'uomo contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'elevato valore dei beni sottratti impedisce l'applicazione dell'attenuante richiesta. Inoltre, la presenza di una recidiva reiterata rende giuridicamente impossibile un bilanciamento delle circostanze più favorevole all'imputato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: la riforma non salva il ricorso generico
Un uomo è stato condannato per concorso in tentato furto aggravato all'interno di una profumeria. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena inflitta. Nel frattempo, la riforma Cartabia ha introdotto la procedibilità a querela per questo tipo di reato. La Suprema Corte ha però dichiarato inammissibile il ricorso perché basato su motivi generici e non specifici. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito che l'inammissibilità impedisce l'applicazione delle nuove regole sulla querela e non richiede l'invio dell'avviso alla vittima. Il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Determinazione della pena: fermati i ladri degli hotel
Tre persone sono state condannate per furto aggravato commesso all'interno di strutture alberghiere ai danni di turisti stranieri. I condannati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando la gravità della sanzione inflitta, ritenuta eccessiva rispetto al valore economico dei beni sottratti e alla loro condizione di marginalità sociale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che la determinazione della pena spetta al potere discrezionale del giudice di merito. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente valutato la collaudata professionalità dei colpevoli e il grave danno arrecato alle vittime, rimaste improvvisamente prive di mezzi di comunicazione e sostentamento. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: condannata anche senza testimoni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una automobilista per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputata, trovata con un tasso alcolemico elevatissimo (3,20 g/l), aveva tentato di fuggire all'arrivo dei soccorritori del 118. La difesa sosteneva l'assenza di testimoni oculari e giustificava l'incidente con l'improvviso attraversamento di un animale selvatico. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, poiché si limitava a riproporre le stesse tesi difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare validamente le prove raccolte dalle forze dell'ordine. Di conseguenza, la condanna a otto mesi di arresto e tremila euro di ammenda è diventata definitiva, con l'aggiunta delle spese processuali.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa caro
Una donna, condannata per furto aggravato e uso indebito di carte di pagamento, ha presentato autonomamente ricorso alla Corte di Cassazione lamentando l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché firmato esclusivamente dall'imputata. La riforma del 2017 ha infatti abolito la possibilità di presentare un ricorso personale in Cassazione senza il patrocinio di un difensore abilitato. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Individuazione fotografica e refurtiva: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto aggravato di veicoli. La difesa contestava la validità del riconoscimento basato sull'individuazione fotografica effettuata dalle vittime. I giudici hanno chiarito che l'individuazione fotografica costituisce una prova atipica dotata di piena forza probatoria, se supportata dalla credibilità del testimone e da indizi precisi e concordanti. Nel caso specifico, la colpevolezza dell'imputato era confermata dal ritrovamento della refurtiva nel suo garage e da annunci di vendita online a lui riconducibili. La Suprema Corte ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il furto è ripetuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per tentato furto aggravato di capi d'abbigliamento. L'imputata chiedeva il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano negato il beneficio a causa del valore non esiguo della merce (circa 240 euro) e della condotta ripetitiva della donna, che era entrata e uscita più volte dai negozi per sottrarre i beni. La Suprema Corte ha confermato che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto spetta al giudice di merito e, se motivata logicamente, non è sindacabile. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche l'applicazione delle nuove norme sulla procedibilità a querela, comportando la condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: l’accordo esclude il riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da due imputati condannati per furto pluriaggravato di materiali da cantiere. Gli imputati avevano concordato la pena in appello tramite concordato, ma hanno successivamente presentato un ricorso autonomo. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso personale in Cassazione non è più consentito dalla legge, richiedendosi necessariamente la firma di un difensore abilitato. Inoltre, l'accordo sulla pena (concordato in appello) preclude la contestazione dei motivi di merito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico costa 3000 euro
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto in abitazione commesso nel maggio del 2016. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità penale, revocando però la sospensione condizionale della pena e la non menzione. L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di prove certe e l'eccessiva severità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano generici, privi di un'analisi critica della sentenza impugnata e si limitavano a riproporre questioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Furto di camper in sosta: c’è esposizione alla pubblica fede
L'Imputato è stato condannato per il furto di un camper parcheggiato sulla pubblica via. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e lamentando una disparità di trattamento rispetto a un complice giudicato separatamente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un veicolo parcheggiato in strada è per sua natura esposto alla pubblica fede, poiché lasciato incustodito per necessità o consuetudine, confidando nel rispetto altrui. Di conseguenza, l'applicazione dell'aggravante è corretta e l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida senza patente: condannato chi usa un mezzo non revisionato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per il reato di guida senza patente, aggravato dalla recidiva nel biennio. L'uomo era stato sorpreso alla guida di un autocarro obsoleto, la cui revisione era scaduta da ben undici anni, su una strada particolarmente trafficata. La difesa richiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta, evidenziando l'estrema pericolosità della condotta per la sicurezza pubblica. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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