LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Cassa Delle Ammende — Anno 2023

Pagina 35 di 40

12767 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cassa Delle Ammende

Provvedimenti

Ordine di demolizione: l’inutile difesa sull’immobile abusivo
Una proprietaria ha impugnato l'ingiunzione di abbattimento di un immobile abusivo, sostenendo che l'atto non contenesse gli elementi minimi per identificare le opere da distruggere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione coincideva con l'abbattimento dell'intero fabbricato abusivo, già individuato nella sentenza di condanna definitiva del 1998. Di conseguenza, non vi era alcuna incertezza sull'oggetto del provvedimento. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso straordinario per errore di fatto: ricorso respinto
Il Condannato ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente sentenza della Cassazione che lo aveva condannato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che i giudici avessero omesso l'esame di un motivo cruciale riguardante le prove dei suoi rapporti con altri indagati e alcune intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omessa valutazione di un motivo non costituisce un errore percettivo se la questione è stata implicitamente respinta o se non è decisiva per ribaltare la sentenza. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazione del patteggiamento: inutile pentirsi della pena
Un cittadino ha concordato una pena di 4 mesi di reclusione e 800 euro di multa per spaccio di lieve entità. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione contestando la misura della pena concordata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'impugnazione del patteggiamento è infatti consentita solo per motivi tassativi, come l'illegalità della pena o vizi della volontà, e non per ridiscutere la convenienza o la congruità della sanzione liberamente accettata. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Emissione di fatture per operazioni inesistenti: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata a un anno e due mesi di reclusione per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti. La difesa lamentava la mancata acquisizione di prove decisive sui pagamenti delle fatture. I giudici hanno chiarito che spettava alla difesa produrre tali documenti in giudizio. Inoltre, i controlli a campione sui pagamenti effettuati tramite assegni dal destinatario delle fatture false hanno dimostrato che nessuna transazione era riferibile alle presunte ditte subappaltatrici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione sentenza patteggiamento: no al ricorso sulla pena
L'Imputato ha proposto ricorso personale in Cassazione per contestare la congruità della pena applicata con una sentenza di patteggiamento per reati in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione sentenza patteggiamento non può essere presentata personalmente dal condannato e, in ogni caso, può riguardare solo specifici motivi tassativi previsti dalla legge, tra i quali non rientra la semplice contestazione della misura della pena concordata. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione sentenza patteggiamento: i limiti del ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal G.U.P., contestando il mancato proscioglimento e l'entità della pena applicata per reati in materia di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione sentenza patteggiamento è strettamente limitata dalla legge a casi tassativi, come l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. Poiché le contestazioni dell'Imputato riguardavano il merito della sanzione e il mancato proscioglimento, estranei ai motivi consentiti, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazione del patteggiamento: l’accordo che blinda la pena
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato proscioglimento immediato in presenza di una sentenza di patteggiamento per reati sugli stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché l'impugnazione del patteggiamento è limitata dalla legge a tassativi motivi formali e sostanziali, tra cui non rientra la generica contestazione del mancato proscioglimento. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione del patteggiamento: no a sconti dopo l’accordo
Un uomo, condannato per detenzione illecita di hashish e cocaina a seguito di patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata assoluzione e il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è strettamente limitata dalla legge a casi specifici, come l'espressione della volontà dell'imputato o l'illegalità della pena. Le contestazioni del ricorrente, riguardanti il merito della decisione e la qualificazione del reato, non rientrano in queste ipotesi tassative. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazione sentenza patteggiamento: i limiti del ripensamento
L'Imputato ha concordato una pena di 4 anni di reclusione e 18.000 euro di multa per reati in materia di stupefacenti. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando il mancato proscioglimento e la mancata motivazione sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione sentenza patteggiamento strettamente limitata dalla legge a casi tassativi, come i vizi della volont, la difformit tra richiesta e sentenza, l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalit della pena. I motivi sollevati dall'Imputato non rientravano in queste categorie. Di conseguenza, il ricorso stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Ordine di demolizione: la salute non basta a fermare le ruspe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro il rigetto della sua richiesta di revoca o sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il Tribunale aveva respinto l'istanza a causa della totale mancanza di prove concrete. Il ricorrente non ha infatti allegato documenti idonei a dimostrare le sue precarie condizioni economiche, lo stato di salute o l'eventuale richiesta di accesso all'edilizia popolare. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che la semplice opposizione senza prove specifiche non può fermare l'abbattimento del manufatto abusivo. Di conseguenza, il cittadino perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Limiti e ricorsi: l’impugnazione sentenza patteggiamento
Il caso riguarda un contribuente condannato a un anno e sei mesi di reclusione per omessa dichiarazione fiscale. L'imputato ha concordato la pena tramite patteggiamento, ma ha successivamente proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione sentenza patteggiamento è strettamente limitata dalla legge a casi tassativi, come l'errore sulla pena o la mancanza di consenso. Il vizio di motivazione non rientra tra i motivi ammissibili. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione ordinanza ammissione prove: no al ricorso immediato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro un'ordinanza del Tribunale che disponeva l'acquisizione di un atto di polizia giudiziaria. L'imputato contestava la decisione ritenendola anomala. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'impugnazione ordinanza ammissione prove non può essere proposta immediatamente per presunta abnormità dell'atto. Il nostro ordinamento prevede infatti uno specifico strumento di controllo, ma differito nel tempo: l'ordinanza dibattimentale che ammette o esclude una prova può essere contestata soltanto insieme alla sentenza finale che conclude il processo. Di conseguenza, il ricorso immediato è stato respinto e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazione del patteggiamento: i rischi del ricorso fai-da-te
L'Imputato ha proposto personalmente ricorso per Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Bari per reati in materia di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per due motivi principali. In primo luogo, l'impugnazione è stata presentata personalmente dal soggetto e non tramite un difensore abilitato. In secondo luogo, i motivi sollevati non rientravano nei casi tassativi previsti dalla legge per l'impugnazione del patteggiamento. Di conseguenza, la Cassazione ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende, confermando la validità della pena concordata originariamente.
Continua »
Impugnazione sentenza patteggiamento: i limiti invalicabili
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione lamentando il mancato proscioglimento immediato da parte del Tribunale, che aveva invece emesso una sentenza di patteggiamento per reati in materia di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge prevede infatti che l'impugnazione sentenza patteggiamento sia limitata a casi tassativi, come i vizi della volontà, la discordanza tra richiesta e sentenza, l'errata qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. Poiché il motivo addotto dal Ricorrente non rientrava in queste ipotesi, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: condanna inevitabile anche se confessi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a otto mesi di reclusione per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato vendeva abitualmente cocaina a un acquirente da circa due mesi. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato la condanna evidenziando che i precedenti penali dell'uomo impediscono la concessione delle attenuanti generiche. Inoltre, l'abitualità dello spaccio esclude sia la particolare tenuità del fatto sia il carattere irrisorio dei guadagni. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Attenuanti generiche negate: la confessione tardiva non evita la condanna
L'Imputato, condannato per spaccio di stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che i precedenti penali dell'imputato, pur non integrando la recidiva, ne delineano negativamente la personalità. Inoltre, la confessione resa solo dopo l'arresto in flagranza non giustifica la concessione del beneficio. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese e alla Cassa delle ammende.
Continua »
Impugnazione del patteggiamento: accordo fatto e ricorso perso
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di patteggiamento del Tribunale, con cui era stato condannato a quattro anni e nove mesi di reclusione per reati di droga. Il ricorrente contestava la qualificazione giuridica del fatto e lamentava la mancata pronuncia di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. L'impugnazione del patteggiamento è infatti consentita solo per motivi tassativi stabiliti dalla legge, come i vizi della volontà, la difformità tra richiesta e sentenza, l'illegalità della pena o l'erronea qualificazione giuridica se evidente. Poiché i motivi proposti non rientravano in queste ipotesi, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sospensione della prescrizione: sciopero batte assenza testimoni
L'Imputato, condannato per reati edilizi, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata estinzione dei reati per decorso del tempo. La difesa sosteneva che il periodo di sciopero del difensore non dovesse sospendere i termini, poiché i testimoni erano comunque assenti e l'udienza sarebbe stata rinviata in ogni caso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente con l'adesione del difensore all'astensione dalle udienze. Questo blocco avviene prima di qualsiasi verifica sull'assenza dei testimoni o di altre attività processuali. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso il rilievo di qualsiasi prescrizione successiva, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente.
Continua »
Particolare tenuità del fatto negata a chi ha precedenti penali
L'Imputato era stato condannato a otto mesi di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la destinazione della droga e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle prove spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata negata a causa della condotta non occasionale dell'indagato, desumibile dalle modalità dell'azione e dai suoi precedenti penali specifici. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione di domicilio aggravata: quando l’ospite diventa reo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per i reati di violazione di domicilio aggravata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. L'imputato sosteneva di abitare stabilmente nell'appartamento della vittima, ma i giudici hanno accertato che vi era stato ospitato solo occasionalmente per cortesia e non possedeva le chiavi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a ottenere una inammissibile rivalutazione dei fatti e del bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti, operazione riservata esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »