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Canone Concessorio

29 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È una somma dovuta allo Stato o a un ente pubblico per l'ottenimento di una concessione, come quella per la vendita di generi di monopolio (es. tabacchi). È distinto dal canone di locazione di un immobile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Canone occupazione suolo pubblico: Cassazione limita il controllo sui giudici speciali
Diverse aziende del settore eolico hanno contestato un Regolamento provinciale che introduceva un nuovo `canone per l'occupazione di suolo pubblico` per i cavidotti. Dopo che i loro ricorsi sono stati respinti dal TAR e dal Consiglio di Stato, le aziende hanno presentato ricorso in Cassazione. Hanno sostenuto che il giudice amministrativo non aveva applicato correttamente i criteri di legge per il calcolo del canone e aveva violato il diritto dell'Unione Europea, anche omettendo un rinvio pregiudiziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il suo controllo sulle sentenze dei giudici speciali si limita ai vizi di difetto assoluto o relativo di giurisdizione. La violazione del diritto europeo o l'omesso rinvio pregiudiziale rientrano nell'ambito dell'interpretazione del diritto (error in iudicando o in procedendo) e non costituiscono un eccesso di potere giurisdizionale sindacabile dalla Cassazione.
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Imposta comunale sulla pubblicità: scontro sul cumulo dei canoni
Una società di cartellonistica ha contestato un avviso di accertamento emesso dal concessionario di un Comune. L'atto richiedeva il pagamento del canone per l'uso degli spazi pubblicitari. La società riteneva illegittimo il cumulo tra la tassa sulla pubblicità e il canone di locazione delle aree pubbliche. I giudici di merito hanno ritenuto legittimo l'accorpamento delle due voci, escludendo rincari illeciti. La società ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato la necessità di esaminare i documenti dei precedenti gradi di giudizio. Con il provvedimento finale, la Corte ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire il fascicolo di merito. Pertanto, la decisione finale sull'applicazione dell'imposta comunale sulla pubblicità è temporaneamente sospesa in attesa dei documenti necessari.
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Canone di concessione idrica: stop al pagamento se l’acqua manca
L'Ente Pubblico Concedente ha richiesto alla Società Concessionaria il pagamento del canone di concessione idrica per l'anno 2018, relativo alla derivazione di acque per uso idroelettrico. La Società Concessionaria si è opposta, evidenziando l'impossibilità di utilizzare la risorsa idrica a causa dell'annullamento giudiziario dell'autorizzazione all'impianto, evento a lei non imputabile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico, confermando che il canone non è dovuto se il mancato utilizzo del bene pubblico dipende da cause di forza maggiore o fatti non imputabili al concessionario. I giudici hanno chiarito che le clausole contrattuali che impongono il pagamento anche in assenza di fruizione sono nulle per violazione dei principi di economicità e utilità sociale. Vince la Società Concessionaria, che non dovrà pagare la somma richiesta e riceverà il rimborso delle spese legali.
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Imposta regionale sulle concessioni: canone ridotto, meno tasse
La Regione Toscana ha impugnato la decisione che riduceva l'imposta regionale sulle concessioni dovuta da una società per l'anno 2016. La società aveva aderito alla definizione agevolata dei canoni demaniali marittimi, pagando una somma ridotta. La Regione sosteneva che la base imponibile dovesse rimanere ancorata al canone originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riduzione del canone statale ridetermina a tutti gli effetti la base imponibile per l'imposta regionale sulle concessioni. L'imposta deve quindi essere calcolata sull'importo effettivamente versato in misura ridotta. La Regione perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Legittimazione passiva: citare l’ente sbagliato costa caro
Un'azienda concessionaria di un'area demaniale marittima ha impugnato la richiesta di pagamento di canoni arretrati rivalutati, convenendo in giudizio l'Agenzia Statale. I giudici di merito hanno respinto la domanda rilevando il difetto di legittimazione passiva dell'Agenzia, poiché le competenze erano state trasferite al Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che la contestazione sulla legittimazione passiva, sollevata tardivamente solo in appello, costituiva una domanda nuova e inammissibile. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali, non potendo ottenere l'accertamento richiesto a causa dell'errata individuazione del soggetto da citare in giudizio.
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Imposta su concessione: si paga sul dovuto o sul versato? Vince l’azienda
Una società, titolare di una concessione demaniale, aveva definito una controversia sui canoni dovuti pagando un importo ridotto grazie a una legge speciale. La Regione sosteneva che l'imposta regionale su concessione demaniale dovesse essere calcolata sull'importo originario e non su quello, inferiore, effettivamente versato. La Corte di Cassazione ha dato torto alla Regione, stabilendo un principio fondamentale: la base imponibile per l'imposta regionale deve essere il canone concretamente pagato. La definizione agevolata, infatti, non è un semplice sconto, ma una vera e propria rideterminazione legale del canone dovuto. Di conseguenza, l'appello della Regione è stato respinto e la posizione dell'azienda confermata.
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Canone o Tributo? Annullata sentenza per difetto di giurisdizione
Un'azienda di telecomunicazioni ha ricevuto una cartella di pagamento da un Consorzio di bonifica per canoni di concessione, erroneamente qualificati come contributi. L'azienda ha vinto la causa in Commissione Tributaria. Il Consorzio ha però fatto ricorso in Cassazione, sostenendo il difetto di giurisdizione del giudice tributario. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che i canoni per l'attraversamento di canali con infrastrutture non sono tributi, ma corrispettivi di natura privatistica. Di conseguenza, la competenza non è del giudice tributario ma di quello ordinario. La sentenza è stata annullata e la causa dovrà essere celebrata davanti al giudice corretto.
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Prorogatio ex lege canone concessorio: contratto scaduto, ma si paga
Un'azienda di distribuzione del gas, dopo la scadenza del contratto con un Comune, ha continuato a gestire il servizio in regime di proroga legale. È sorto un conflitto sul valore del canone da versare in questo periodo. L'azienda chiedeva una riduzione, mentre il Comune pretendeva l'importo originario. La Corte d'Appello ha dato ragione al Comune, stabilendo che il vecchio canone doveva essere pagato per intero. L'azienda ha fatto ricorso in Cassazione, ma poi ha rinunciato. La Suprema Corte ha quindi dichiarato il processo estinto, senza decidere nel merito, rendendo di fatto definitiva la decisione d'appello tra le parti sul tema del 'prorogatio ex lege canone concessorio'.
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Canone concessorio: obbligo di pagamento post-scadenza
Una società di distribuzione gas ha contestato l'obbligo di continuare a pagare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione obbligatoria del servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di pagamento. La decisione si fonda sull'esistenza di strumenti legali, come la revisione del contratto prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, che il gestore può attivare per correggere eventuali squilibri economici, rendendo così legittima la richiesta di pagamento del canone.
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Canone concessorio: obbligo di pagamento post-scadenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31407/2023, ha stabilito che una società di distribuzione del gas deve continuare a versare il canone concessorio al Comune anche dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di prosecuzione obbligatoria del servizio. La Corte ha rigettato il ricorso della società, chiarendo che, sebbene la situazione possa creare uno squilibrio economico, l'ordinamento prevede specifici rimedi (come la revisione del contratto o l'azione di risarcimento) che il concessionario ha l'onere di attivare.
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Canone concessione acqua: l’esenzione copre nuove tariffe
Una società, titolare di una concessione per l'imbottigliamento di acque minerali, si è opposta alla richiesta di pagamento di una nuova 'componente tariffaria' avanzata da un Ente Provinciale, vantando un'esenzione totale dal canone pattuita in origine. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo che la nuova componente tariffaria, basata sulla quantità di acqua imbottigliata, non era una tassa autonoma ma parte integrante del canone di concessione acqua. Pertanto, rientrava nell'ambito dell'esenzione originaria, poiché la legge all'epoca dei fatti non operava alcuna distinzione tra le due voci.
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TOSAP e canone: cumulo legittimo per parcheggi
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena compatibilità tra il pagamento della TOSAP e il canone di concessione per l'utilizzo di un'area pubblica come parcheggio. Un operatore contestava il doppio prelievo, ma la Corte ha chiarito che i due versamenti hanno natura e presupposti diversi: la TOSAP è un tributo per la sottrazione del suolo all'uso pubblico, mentre il canone è il corrispettivo per l'uso speciale concesso all'imprenditore. Di conseguenza, il ricorso dell'operatore è stato respinto, confermando la legittimità della richiesta del Comune.
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Cumulo TOSAP canone: la Cassazione chiarisce i limiti
Un concessionario di un parcheggio comunale ha impugnato un avviso di accertamento per la Tassa sull'Occupazione di Suolo Pubblico (TOSAP), sostenendo l'illegittimità del cumulo TOSAP canone concessorio. La Corte di Cassazione ha confermato la compatibilità tra la tassa e il canone, data la loro diversa natura giuridica: la prima è un tributo per la sottrazione del bene all'uso pubblico, il secondo è il corrispettivo per l'uso speciale. Tuttavia, la Corte ha cassato la sentenza di secondo grado per omessa pronuncia su un motivo specifico relativo a un presunto errore di calcolo dell'imposta, rinviando la causa al giudice del merito per una nuova valutazione su quel punto.
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Deduzione canoni demaniali: no dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28343/2024, ha stabilito l'indeducibilità del canone di concessione demaniale dal reddito derivante dalla locazione di immobili costruiti su suolo pubblico. La Corte ha chiarito che la deduzione canoni demaniali non è permessa in quanto il canone rappresenta un'obbligazione personale del concessionario verso la Pubblica Amministrazione, e non un 'onere reale' gravante sull'immobile come richiesto dall'art. 10 del TUIR.
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Giurisdizione canone concessorio: il giudicato decide
Un Comune ha contestato la giurisdizione del giudice amministrativo in una controversia sull'aggiornamento di un canone di concessione per la distribuzione del gas. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, fondando la sua decisione sul principio del giudicato. Poiché la questione della giurisdizione canone concessorio era già stata decisa in modo definitivo tra le stesse parti in precedenti sentenze, non poteva essere nuovamente discussa, garantendo così la certezza del diritto.
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Canoni concessori minerari: aggiornamento periodico
Una società mineraria ha contestato l'aumento periodico dei canoni concessori, sostenendo la specialità del proprio regime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in assenza di una norma derogatoria specifica, si applicano le regole generali sulla rivalutazione dei canoni per l'uso di beni pubblici. La sentenza ribadisce la natura non tributaria di tali canoni, considerandoli un corrispettivo per lo sfruttamento di un bene dello Stato.
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Canone concessorio: obbligo post-scadenza del contratto
Una società di distribuzione del gas ha contestato l'obbligo di continuare a versare il canone concessorio a un Comune dopo la scadenza del contratto, durante il periodo di gestione provvisoria (prorogatio). I tribunali di merito avevano confermato tale obbligo. Giunta in Cassazione, la controversia si è però conclusa con un'ordinanza di estinzione del giudizio, poiché la società ha rinunciato al ricorso. Il caso verteva sull'interpretazione del regime di prorogatio e sulla legittimità del canone concessorio in tale fase transitoria.
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Canone concessorio: quando è dovuto per l’uso di acque?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14995/2024, ha stabilito che una società è tenuta al pagamento di un canone concessorio per l'utilizzo di un corso d'acqua, anche se su di esso ha eseguito opere private. La decisione si fonda sul fatto che il corso d'acqua era stato inserito nel reticolo idrico minore del Comune con una delibera mai impugnata dalla società. Di conseguenza, la natura pubblica del bene è incontestabile e l'uso esclusivo per scarichi industriali giustifica la richiesta del canone. La Corte ha respinto il ricorso della società, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio.
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Imposta concessioni statali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4439/2024, ha confermato che l'imposta regionale sulle concessioni statali è dovuta anche per le concessioni marittime rilasciate dalle Autorità Portuali. Il fattore determinante è la proprietà statale del bene, non l'ente che rilascia la concessione. La Corte ha respinto il ricorso di una società di terminal portuale, stabilendo che la tassazione si fonda sull'utilizzo di un bene pubblico e rispetta pienamente il principio di legalità.
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Imposta concessioni demaniali: quando non si pagano
Una società concessionaria di un'area portuale ha contestato l'applicazione dell'imposta regionale sulle concessioni demaniali, sostenendo che non fosse dovuta poiché la concessione era stata rilasciata dall'Autorità Portuale e non dallo Stato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4432 del 2024, ha stabilito che l'imposta concessioni demaniali è dovuta perché il presupposto è l'uso di un bene di proprietà dello Stato, a prescindere da chi rilasci l'atto. Tuttavia, ha annullato le sanzioni e gli interessi per obiettiva incertezza normativa, causata da circolari ministeriali contrastanti e dalla lunga inerzia della Regione nel richiedere il tributo.
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