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Calunnia — Anno 2024

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88 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Calunnia

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: genericità e condanna alle spese
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per calunnia, relativa alla falsa denuncia di smarrimento di un assegno. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici e non in grado di contestare efficacemente la dettagliata motivazione della Corte d'Appello. La decisione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando che un ricorso inammissibile ha conseguenze concrete.
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Volontà di punire: denuncia valida anche senza formule
Un cittadino presenta una denuncia per appropriazione indebita contro il proprio legale. Nei gradi di merito, la successiva accusa di calunnia contro il denunciante viene archiviata perché si ritiene che la denuncia iniziale non esprimesse una chiara 'volontà di punire'. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, affermando che la richiesta di 'accertare eventuali responsabilità penali' è sufficiente a manifestare tale volontà, in linea con il principio del 'favor querelae'.
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Ricorso per calunnia: inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per calunnia nei confronti dell'ex moglie. I motivi del ricorso per calunnia sono stati ritenuti generici e riproduttivi di censure già esaminate, rappresentando un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Suprema Corte. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di calunnia: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di calunnia. L'uomo aveva falsamente denunciato lo smarrimento di un titolo di credito del valore di diecimila euro, che in realtà aveva consegnato per saldare canoni di locazione scaduti. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e volti a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando l'inverosimiglianza della tesi difensiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di generalità a due persone fermate per un controllo durante l'emergenza Covid-19. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili perché le loro accuse di abusi da parte degli agenti sono state ritenute infondate e contraddette dalle prove, come le testimonianze e i referti medici. La Corte ha chiarito che la reazione violenta non è giustificata se l'operato delle forze dell'ordine è legittimo, come in questo caso di controllo per la salute pubblica.
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Disegno criminoso unitario: no tra calunnia e bancarotta
Un imprenditore, condannato per calunnia e bancarotta fraudolenta, ha richiesto il riconoscimento del vincolo della continuazione tra i due reati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione. Secondo la Corte, non sussiste un disegno criminoso unitario quando i reati sono eterogenei (calunnia contro creditori e distrazione di beni societari), separati da un significativo lasso di tempo e non riconducibili a un'unica programmazione iniziale, rappresentando piuttosto un'abitualità a delinquere.
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Reato di calunnia: più accuse, più reati per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di calunnia. La Corte ha confermato che denunciare falsamente più pubblici ufficiali in un unico atto costituisce tanti reati quanti sono gli accusati, unificati dalla continuazione. Inammissibile anche il motivo sul bilanciamento delle circostanze.
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Calunnia: appello inammissibile se generico
Un uomo accusa falsamente un'assistente sociale di tentato omicidio, sostenendo di essere stato investito. In realtà, si era scagliato volontariamente contro l'auto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile perché generico e meramente ripetitivo delle censure già respinte, confermando la condanna per calunnia basata su testimonianze concordanti.
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Ricorso inammissibile: l’analisi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una ricorrente condannata per calunnia. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano in parte una mera ripetizione di argomenti già valutati e respinti nei gradi precedenti, e in parte aspecifici, in quanto contestavano elementi probatori non centrali per la decisione di condanna, la quale si fondava principalmente su prove documentali inoppugnabili. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile calunnia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per calunnia. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza dei motivi, che replicavano censure già respinte. La Corte ha ribadito che anche una falsa denuncia di smarrimento contro ignoti può integrare il reato di calunnia, potendo coinvolgere terzi in accuse di ricettazione. L'argomento della prescrizione è stato respinto a causa della recidiva contestata all'imputato, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Pena sostitutiva: omessa pronuncia e annullamento
Un individuo, condannato per calunnia per aver falsamente denunciato un assegno, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna, respingendo i motivi sulla valutazione delle prove e sulla tenuità del fatto. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio perché il giudice d'appello non si era pronunciato sulla richiesta di applicazione di una pena sostitutiva, come previsto dalla Riforma Cartabia. Il caso torna in appello solo per decidere sulla modalità di esecuzione della pena.
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Ricorso per Calunnia: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per calunnia di un imputato, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che la riproposizione di censure già esaminate e l'assenza di vizi logici nella sentenza impugnata rendono il ricorso non meritevole di accoglimento. Viene inoltre esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa dell'intensità del dolo e della gravità della condotta.
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Testimonianza reati reciproci: la Cassazione chiarisce
Un'infermiera, accusata di peculato dal suo ex coniuge, viene assolta in appello perché la testimonianza di quest'ultimo è ritenuta inammissibile. La Corte di Cassazione annulla tale decisione, chiarendo il concetto di testimonianza in reati reciproci. La Corte stabilisce che, per rendere una testimonianza inammissibile, i reati reciproci devono avvenire nel medesimo contesto, impedendo così che denunce strategiche possano invalidare prove cruciali. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo.
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Calunnia: denuncia contro il coniuge sapendolo innocente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di calunnia. L'imputato aveva denunciato la moglie per avergli sottratto i figli, pur essendo stato informato il giorno prima dalle forze dell'ordine che la donna e i minori erano stati collocati in una struttura protetta. La Corte ha ritenuto che l'uomo avesse piena consapevolezza della falsità delle sue accuse, confermando la condanna e il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Diritto di critica: legittimo esposto contro il giudice
Un giudice ha citato in giudizio un avvocato e il legale rappresentante di una società per diffamazione, a seguito di un loro esposto che evidenziava anomalie in una sua sentenza, assimilabili a un 'copia-incolla' dagli atti di una delle parti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del magistrato, confermando che l'esposto rientrava nel legittimo esercizio del diritto di critica, poiché basato su fatti veri e formulato con un linguaggio appropriato.
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Calunnia e procedibilità: la Cassazione chiarisce
Un detenuto, condannato per calunnia per aver accusato un ispettore di percosse e minacce, viene assolto dalla Corte di Cassazione. La Corte stabilisce che, poiché i reati denunciati erano procedibili solo a querela e la persona offesa non l'aveva presentata, la falsa accusa era inidonea a far partire un procedimento penale. Viene quindi a mancare un presupposto fondamentale del delitto di calunnia, portando all'annullamento della condanna perché il fatto non costituisce reato.
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Revisione penale: i limiti della nuova prova
Un uomo, condannato per calunnia, presenta istanza di revisione penale basata su presunte nuove prove. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la nuova prova, per essere valida, deve avere un potenziale demolitorio concreto rispetto alla condanna originale. La sentenza ribadisce i rigidi limiti della valutazione preliminare nella revisione penale, che non può ammettere elementi manifestamente infondati o irrilevanti.
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Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Un imputato, assolto dal reato di calunnia con la formula 'perché il fatto non costituisce reato', ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la formula più liberatoria 'perché il fatto non sussiste'. La Corte Suprema, pur riconoscendo in astratto l'esistenza di un interesse ad impugnare per ottenere una formula assolutoria più favorevole, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che le doglianze del ricorrente miravano a una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità, ribadendo che il ricorso in Cassazione deve basarsi su questioni di diritto e non di merito.
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Risarcimento per denuncia: la prova del dolo è decisiva
Un professionista ha citato in giudizio un ingegnere per ottenere un risarcimento danni a seguito di una denuncia penale, poi archiviata, presentata nei suoi confronti. La richiesta di risarcimento per denuncia è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che, per configurare una denuncia calunniosa e ottenere il risarcimento, non è sufficiente la sua archiviazione, ma è indispensabile dimostrare il dolo del denunciante, ovvero la sua piena e consapevole certezza dell'innocenza della persona accusata. La mancanza di questa prova rende la domanda risarcitoria infondata.
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Inammissibilità ricorso calunnia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per calunnia. Il ricorso mirava a una rilettura delle prove e all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha stabilito che il ricorso di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti e ha confermato che la gravità complessiva del reato di calunnia impediva l'applicazione di benefici, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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