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C.T.U. Grafologica

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una consulenza tecnica d'ufficio affidata dal giudice a un esperto di calligrafia per accertare l'autenticità di firme o documenti manoscritti oggetto di contestazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Quietanza a saldo falsa: il committente deve pagare l’appalto
L'Appaltatore ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro Il Committente per il pagamento di lavori edili. Il Committente si è opposto esibendo una ricevuta con la dicitura "a saldo dei lavori". Tuttavia, una perizia grafologica ha accertato che tale annotazione era stata scritta dal Committente stesso e non dall'Appaltatore. La Corte di Cassazione ha stabilito che una quietanza a saldo compilata dal debitore non ha valore di confessione per il creditore. Inoltre, l'esecuzione dei lavori successivi è stata legittimamente provata dall'Appaltatore tramite presunzioni, come l'acquisto di materiali e i cedolini dei dipendenti riferiti al cantiere. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso del Committente, confermando il suo obbligo di pagare il saldo dei lavori.
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Firma falsa e principio di prova per iscritto: decide il timbro
Un'azienda acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto per la fornitura di vino non conforme. Il venditore ha chiamato in causa l'azienda produttrice, la quale ha negato il rapporto commerciale sostenendo che le firme sui documenti di trasporto fossero false, avviando una querela di falso. La perizia ha confermato la non autenticità della firma del titolare, ma i giudici hanno ammesso le prove testimoniali ritenendo i documenti un valido principio di prova per iscritto, poiché recavano il timbro aziendale ed erano stati firmati da un magazziniere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della produttrice, stabilendo che la firma falsa del titolare non impedisce di considerare il documento come principio di prova per iscritto se la sua provenienza dall'azienda è comunque plausibile.
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Verificazione della scrittura privata: la firma incerta non basta
Il Lavoratore ha chiesto al Datore di Lavoro il pagamento di differenze sul trattamento di fine rapporto. Il Datore di Lavoro ha eccepito di aver già versato la somma dodici anni prima come anticipazione, esibendo una quietanza. Il Lavoratore ha disconosciuto la firma. La perizia grafologica ha concluso per una probabile non autografia. La Corte d'Appello ha ritenuto comunque provato il pagamento basandosi su altri indizi concordanti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Lavoratore, confermando che, nei giudizi di verificazione della scrittura privata, la consulenza tecnica non è l'unico mezzo di prova. Il giudice può fondare il proprio convincimento anche su elementi indiziari e sul comportamento delle parti. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Contratto di mutuo: prove bancarie contro debiti di gioco
Il caso nasce dalla richiesta del Mutuatario di ottenere la restituzione degli interessi usurari pagati al Mutuante su tre prestiti. Il Mutuante si difendeva sostenendo che le somme derivassero da debiti di gioco e contestava l'autenticità delle copie dei documenti. Il Tribunale e la Corte d'appello accertavano l'esistenza di un vero e proprio contratto di mutuo grazie a perizie grafologiche e tracciamenti bancari, condannando il Mutuante alla restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Mutuante, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che, in presenza di doppia conforme, non è possibile ridiscutere i fatti. Il Mutuante perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Auto venduta, pagamento finto? La quietanza atipica non è prova
Un venditore cede un'auto e dichiara sul certificato di proprietà di aver ricevuto il prezzo. Successivamente, agisce in giudizio sostenendo di non essere mai stato pagato e che le firme sugli assegni ricevuti erano false. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la dichiarazione di pagamento resa al P.R.A. non è una quietanza classica con valore di prova piena, ma una 'quietanza atipica'. Questo significa che il giudice non è vincolato da tale dichiarazione e può valutarla liberamente insieme a tutte le altre prove disponibili, come la perizia calligrafica che accertava la falsità delle firme. Di conseguenza, il venditore ha ottenuto l'annullamento della precedente decisione a lui sfavorevole.
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Responsabilità oggettiva banca: il caso del promotore
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito per la truffa perpetrata da un suo promotore finanziario ai danni di alcuni clienti. La sentenza ribadisce il principio della responsabilità oggettiva della banca, che risponde per l'operato dei suoi preposti. Vengono inoltre chiariti i criteri per la validità delle prove calligrafiche e per la liquidazione del danno non patrimoniale, ritenuta corretta se motivata con riferimento al grave turbamento subito dalle vittime.
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