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Bando Di Concorso

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Atto amministrativo con cui la Pubblica Amministrazione rende nota la necessità di coprire posti di lavoro e stabilisce le regole per la selezione dei candidati. Nel pubblico impiego, è assimilabile a un'offerta al pubblico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto a termine nel pubblico impiego: abuso e risarcimento
Un dipendente comunale ha contestato l'illegittimità del suo secondo contratto a termine nel pubblico impiego, poiché il rapporto complessivo superava il limite massimo di trentasei mesi. Il Comune sosteneva che il superamento fosse legittimo in base a un accordo collettivo che permetteva deroghe per la copertura di posti vacanti, purché le procedure di assunzione fossero avviate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che la programmazione del personale non equivale all'avvio del concorso, il quale inizia solo con la pubblicazione del bando. Di conseguenza, il contratto è stato dichiarato illegittimo. Il lavoratore ha ottenuto il risarcimento del danno, quantificato in quattro mensilità di retribuzione, beneficiando della presunzione di danno per reiterazione abusiva di contratti a termine.
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Contratto a termine nel pubblico impiego: il danno è presunto
Un dipendente pubblico ha contestato l'illegittimità del suo secondo contratto a termine nel pubblico impiego, stipulato con un Comune, per il superamento del limite massimo di trentasei mesi. Il Comune sosteneva che il superamento fosse legittimo in base all'accordo collettivo, ritenendo che la programmazione del fabbisogno di personale equivalesse all'avvio delle procedure di assunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che solo la pubblicazione del bando di concorso segna l'effettivo avvio della procedura di copertura dei posti. Di conseguenza, il superamento del limite temporale rende il contratto illegittimo. Inoltre, la Corte ha ribadito che in caso di abuso di contratti a termine nella pubblica amministrazione, il danno subito dal lavoratore è presunto per legge, confermando il diritto al risarcimento stabilito nei precedenti gradi di giudizio.
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Condanna non definitiva: esclusione da concorso pubblico annullata
Una candidata a un posto per personale ATA veniva esclusa a causa di una condanna penale non ancora passata in giudicato. L'amministrazione applicava una vecchia legge richiamata nel bando, ignorando che una norma successiva richiedeva una condanna definitiva per l'esclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: l'esclusione da concorso per condanna non definitiva è illegittima se basata su una norma abrogata. La sentenza del giudice precedente è stata annullata perché contraddittoria, avendo applicato una legge non più in vigore. Il caso dovrà essere riesaminato.
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Bando di concorso: modifica regole e assunzione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di una prova aggiuntiva introdotta da un'azienda dopo la conclusione di una selezione basata su un bando di concorso. Il candidato, risultato idoneo secondo le regole originali ma escluso a seguito del test extra, ha diritto all'assunzione. La Corte ha chiarito che il bando di concorso costituisce un'offerta al pubblico vincolante, le cui regole non possono essere modificate unilateralmente in violazione del principio di buona fede.
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Bando di concorso: no a correzioni dopo la scadenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva la rettifica della graduatoria di una progressione economica a causa di errori da lui commessi nella domanda. La Corte ha stabilito che la Pubblica Amministrazione non ha il potere di modificare le clausole di un bando di concorso già emanato, le quali imponevano di attestare i requisiti al momento della presentazione della domanda. Accettare correzioni successive costituirebbe un'illegittima deroga al bando stesso.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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Punteggio titoli concorso: più lauree valgono uno
Un dipendente pubblico ha contestato la valutazione in una selezione interna, sostenendo di aver diritto a un punteggio per due diverse lauree. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il bando di concorso intendeva assegnare un punteggio unico per il possesso di almeno uno dei titoli di studio elencati, considerati equivalenti, e non un punteggio per ciascun titolo. Questa ordinanza fornisce un'importante chiave di lettura sul corretto calcolo del punteggio titoli concorso.
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Inquadramento bando di concorso: la parola alla Cassazione
L'ordinanza esamina il caso di alcuni dipendenti pubblici che, assunti tramite concorso, hanno richiesto un inquadramento superiore sostenendo l'illegittimità del bando. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, in assenza di impugnazione del bando, i diritti del lavoratore si consolidano sulla base delle qualifiche previste dal bando stesso, inteso come offerta al pubblico accettata con la firma del contratto. Il corretto inquadramento da bando di concorso prevale sulle contestazioni successive.
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Inquadramento professionale: Bando vincola il vincitore
Una lavoratrice pubblica, vincitrice di un concorso, ha contestato il suo inquadramento professionale sostenendo che il bando fosse errato rispetto alla normativa regionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il bando, una volta non impugnato nei termini, diventa vincolante. L'accettazione della posizione tramite la firma del contratto individuale preclude la possibilità di rivendicare un inquadramento superiore, poiché ciò avrebbe richiesto una procedura di selezione diversa.
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