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Azione Revocatoria

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1250 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Partecipatio fraudis: prova e vincoli di parentela
La Corte di Cassazione conferma la revoca di una vendita immobiliare tra un debitore e una società amministrata da un suo parente. Si stabilisce che la prova della 'partecipatio fraudis', cioè la consapevolezza dell'acquirente di danneggiare i creditori, può essere raggiunta attraverso un insieme di indizi gravi, precisi e concordanti, tra cui il legame di parentela. La Corte chiarisce anche che il nuovo creditore, a seguito di una cessione, acquisisce automaticamente il diritto di proseguire l'azione revocatoria iniziata dal cedente. L'ordinanza rigetta sia il ricorso principale dell'acquirente che quello incidentale del debitore.
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Azione revocatoria: donazione con ipoteca si può?
Una debitrice dona un immobile ipotecato alla figlia. Un suo creditore agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la donazione. Mentre i giudici di merito respingono la richiesta, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso. La Suprema Corte stabilisce che la presenza di un'ipoteca non esclude il pregiudizio per il creditore (eventus damni), essendo sufficiente che l'atto renda più incerta o difficile la riscossione del credito. Per la consapevolezza del danno (scientia damni), basta che il debitore sia a conoscenza del proprio debito al momento della donazione.
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Patto di famiglia: revocabilità e limiti del creditore
Un istituto di credito ha agito in revocatoria contro un patto di famiglia con cui un imprenditore, suo debitore, aveva trasferito quote societarie ai figli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che il singolo patto era parte inscindibile di un'operazione negoziale più complessa, che includeva un patto analogo stipulato dal fratello dell'imprenditore. La Corte ha stabilito che non si può chiedere la revoca parziale di un negozio giuridico complesso e unitario, ma bisogna impugnarlo nella sua interezza, a meno che non si dimostri la sua scindibilità.
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Estinzione giudizio di cassazione: il caso pratico
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza il caso di estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso. La controversia, nata da un'azione revocatoria di un creditore contro gli eredi del debitore, si conclude senza una decisione nel merito da parte della Suprema Corte dopo che i ricorrenti hanno ritirato il proprio appello e la controparte ha accettato. Questa decisione sancisce l'estinzione del giudizio di cassazione, rendendo definitiva la sentenza d'appello.
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Azione revocatoria: prova presuntiva e frode ai creditori
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della vendita di alcuni immobili effettuata da un amministratore a una società controllata dai suoi familiari. La sentenza stabilisce che, nell'ambito di un'azione revocatoria, la prova del danno ai creditori e della consapevolezza di frodare può essere raggiunta attraverso presunzioni, basate su un insieme di indizi come i legami familiari e operazioni societarie anomale, anche se il prezzo di vendita era congruo.
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Azione revocatoria e giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10527/2025, ha rigettato il ricorso di due fideiussori contro l'azione revocatoria di un fondo patrimoniale. La decisione si concentra sul rapporto tra l'azione revocatoria e il giudicato formatosi su un precedente decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che il giudicato impedisce di ridiscutere l'esistenza del credito, ma ha anche chiarito che la parte ricorrente deve rispettare il principio di autosufficienza per far valere un giudicato esterno che estingua il debito. L'appello è stato quindi respinto per inammissibilità e infondatezza.
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Credito litigioso: l’azione revocatoria è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato il caso di un'azione revocatoria promossa da una società creditrice per far dichiarare inefficace la vendita di due immobili effettuata dalla società debitrice. Il punto centrale della controversia era la validità di tale azione a fronte di un credito litigioso, ovvero un credito la cui esistenza era ancora oggetto di accertamento in un separato giudizio. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando l'orientamento consolidato secondo cui l'azione revocatoria è uno strumento di tutela ammissibile anche per crediti non ancora certi, liquidi ed esigibili, equiparando la posizione del titolare di un credito litigioso a quella del titolare di un credito sottoposto a condizione.
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Azione revocatoria: fondo patrimoniale inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due debitori contro la sentenza che aveva reso inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale. La Corte ha ribadito che l'azione revocatoria può essere esperita anche a tutela di un credito litigioso, non ancora accertato con sentenza definitiva. Per gli atti a titolo gratuito come il fondo patrimoniale, è sufficiente la conoscenza del debitore del potenziale pregiudizio alle ragioni del creditore, senza necessità di provare l'intento fraudolento.
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Azione revocatoria: vendita immobile e pregiudizio
Un fideiussore vende un immobile ipotecato a una società collegata alla sua coniuge separata. Il creditore agisce con un'azione revocatoria. La Cassazione conferma che la vendita è pregiudizievole per il creditore ('eventus damni'), anche in presenza di ipoteca e di accollo del mutuo da parte dell'acquirente, poiché modifica qualitativamente la garanzia patrimoniale del debitore, rendendo il recupero del credito più incerto.
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Azione revocatoria: vendita tra familiari inefficace
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due fratelli e della loro madre contro una sentenza che aveva accolto l'azione revocatoria di una società creditrice. La vendita di immobili dai figli-fideiussori alla madre era stata giudicata pregiudizievole per le ragioni del creditore, poiché i debitori si erano spogliati dei loro beni. La Corte ha confermato che, in caso di atti dispositivi tra familiari, la consapevolezza del pregiudizio si presume, rendendo l'atto inefficace nei confronti del creditore.
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Soccombenza reciproca: costi legali e azione revocatoria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un importante principio in materia di soccombenza reciproca. Quando un'azione revocatoria viene accolta solo per uno dei diversi atti di disposizione impugnati, si configura una sconfitta parziale per entrambe le parti. Di conseguenza, il giudice non può condannare la parte parzialmente vittoriosa al pagamento integrale delle spese, ma deve valutare la loro compensazione. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva ingiustificatamente ignorato questo principio, definendo la decisione del primo grado una mera 'svista'.
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Azione revocatoria: le presunzioni bastano a provare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la validità di un'azione revocatoria basata su presunzioni. Nel caso esaminato, due debitori avevano venduto i loro unici immobili a terzi, uno dei quali era un parente. La Corte ha ritenuto che indizi come la contestualità degli atti, un preesistente fondo patrimoniale e i legami familiari fossero sufficienti a dimostrare la consapevolezza di arrecare un danno al creditore, rendendo le vendite inefficaci nei suoi confronti. La sentenza ribadisce che la valutazione di tali presunzioni spetta al giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se non per vizi logici.
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Appello incidentale: quando è inammissibile
Una banca ha avviato un'azione revocatoria contro due società che avevano trasferito immobili a una nuova entità tramite scissione. Il tribunale ha dato ragione alla banca. In appello, le società originarie, poi fallite, hanno impugnato la sentenza. La società beneficiaria si è limitata ad aderire alle loro conclusioni senza presentare un proprio appello incidentale. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione principale. La Cassazione ha confermato che, in assenza di un appello incidentale autonomo, le ragioni della società beneficiaria sono assorbite dall'inammissibilità dell'appello principale, rendendo il suo ricorso inammissibile.
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Trascrizione Revocatoria: Chi trascrive prima vince
Una società creditrice agisce con azione revocatoria contro un atto di retrocessione immobiliare gratuito. I debitori si oppongono eccependo una simulazione del precedente atto di acquisto. La Corte di Cassazione stabilisce che, in materia immobiliare, la priorità della trascrizione è decisiva: avendo il creditore trascritto per primo la domanda revocatoria, la simulazione, sebbene provata, non gli è opponibile. La Corte afferma il principio della prevalenza della pubblicità immobiliare per la risoluzione dei conflitti.
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Azione revocatoria: prova della consapevolezza del terzo
In tema di azione revocatoria, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando che spetta a quest'ultimo l'onere di provare in modo rigoroso la consapevolezza (scientia damni) del terzo acquirente riguardo al pregiudizio arrecato alle ragioni creditorie. La Corte ha ribadito che il giudice del rinvio deve compiere una valutazione autonoma e completa delle prove, non potendosi basare su semplici presunzioni o sulla vicinanza tra le parti.
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Bancarotta fraudolenta: vendita senza incasso è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta a carico di un amministratore che aveva venduto immobili della società senza un reale incasso, ma tramite un accollo non liberatorio del mutuo. La sentenza chiarisce che tale operazione, diminuendo la garanzia patrimoniale per i creditori, costituisce un atto distrattivo, anche se il prezzo di vendita era congruo. La Corte ribadisce che per configurare il reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di distogliere i beni dalla loro funzione di garanzia, e non è necessario lo scopo specifico di danneggiare i creditori. Viene inoltre confermato il reato di bancarotta documentale per l'omessa tenuta del libro giornale, ritenuta funzionale a nascondere le operazioni distrattive.
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Recesso per inadempimento: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a un recesso per inadempimento in un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha stabilito che i giudici di merito avevano erroneamente omesso di effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti, limitandosi a considerare l'inadempimento del promissario acquirente senza pesarlo rispetto a quello dei promittenti venditori (mancata cancellazione di ipoteca). La sentenza ribadisce che per la legittimità del recesso, l'inadempimento deve essere grave e colpevole, e la sua valutazione non può prescindere da un'analisi sinottica delle condotte.
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Azione revocatoria: senza credito la domanda è respinta
La Corte d'Appello di Firenze ha riformato una sentenza di primo grado, rigettando l'azione revocatoria promossa da una banca. La decisione si fonda sul principio che, se il credito a tutela del quale l'azione è stata intentata viene dichiarato inesistente con una sentenza passata in giudicato in un altro procedimento, viene a mancare il presupposto fondamentale dell'azione stessa. Di conseguenza, gli atti di disposizione patrimoniale del presunto debitore restano validi ed efficaci.
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Datio in solutum: la Cassazione sulla revocabilità
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato che la cessione di un immobile per estinguere un debito (datio in solutum) non è un atto dovuto e, pertanto, può essere soggetto ad azione revocatoria. Se tale atto di disposizione patrimoniale rende più incerta la riscossione del credito da parte di altri creditori, questi ultimi possono chiederne l'inefficacia. La Corte ha ribadito che la natura discrezionale della datio in solutum la differenzia dal mero adempimento di un debito scaduto, escludendola dall'esenzione prevista dalla legge.
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Responsabilità commercialista: prova e oneri
Un imprenditore ha citato in giudizio il proprio commercialista per negligenza professionale, accusandolo di aver omesso la presentazione di diverse dichiarazioni dei redditi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del professionista, basando la decisione sulla prova testimoniale che ha dimostrato l'effettiva estensione dell'incarico. L'ordinanza chiarisce aspetti cruciali sulla responsabilità commercialista, sull'onere della prova in assenza di contratto scritto e sull'esclusione del concorso di colpa del cliente in rapporti fiduciari di lunga data. Vengono inoltre confermate le azioni a tutela del credito contro gli atti di disposizione patrimoniale del professionista.
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