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Azione Revocatoria — Anno 2025

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359 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Azione Revocatoria

Provvedimenti

Difetto di rappresentanza: sanatoria non automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18525/2025, ha chiarito le regole sulla sanatoria del difetto di rappresentanza processuale. Se l'eccezione è sollevata da una parte, la sanatoria deve essere immediata e non è previsto un termine concesso dal giudice, a meno di una richiesta motivata. Il caso nasceva da un'azione revocatoria contro una donazione. La Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza d'appello per non aver applicato correttamente questo principio e per aver ritenuto sufficiente una prova generica dello 'ius postulandi'.
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Azione revocatoria: quando è inefficace la vendita?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16852/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza che aveva accolto un'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha ribadito principi fondamentali: il termine di prescrizione dell'azione decorre dal contratto definitivo e non dal preliminare; le eccezioni non sollevate in primo grado, come quella sull'adempimento di un debito scaduto, sono inammissibili in appello. La decisione evidenzia come la consapevolezza del danno ai creditori possa essere provata tramite presunzioni basate su elementi come il prezzo vile e le anomale modalità di pagamento.
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Cessazione materia del contendere: effetti dell’accordo
La Corte di Cassazione dichiara la cessazione della materia del contendere in una controversia immobiliare-fallimentare a seguito di un accordo transattivo tra le parti. L'ordinanza stabilisce che tale accordo, intervenuto durante il giudizio di legittimità, comporta la perdita di efficacia della sentenza impugnata, evidenziando il potere delle parti di definire la lite in ogni fase del processo. La decisione chiarisce inoltre che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Intervento adesivo: la Cassazione chiarisce i limiti
Un debitore dona un immobile. Un creditore avvia un'azione revocatoria e un terzo interviene a sostegno. Il debitore eccepisce la prescrizione dell'intervento, ma la Cassazione chiarisce che l'intervento adesivo non è un'azione autonoma e quindi non soggetto a prescrizione. Il ricorso del debitore è stato dichiarato inammissibile, confermando che l'intervento del terzo era meramente di supporto alla domanda principale.
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Cessione del credito e revocatoria: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la cessione del credito, effettuata da un debitore per saldare un'altra obbligazione già scaduta, non è soggetta ad azione revocatoria. Questo atto rientra nell'ipotesi di 'adempimento di un debito scaduto' prevista dall'art. 2901, comma 3, c.c., che esclude la revocabilità. La Corte ha chiarito che la legge non richiede al debitore di dimostrare l'assenza di altri mezzi di pagamento, rendendo la cessione una modalità di adempimento pienamente legittima e non revocabile, a prescindere dalla situazione patrimoniale del debitore.
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Compensazione spese legali: quando il vincitore paga
Una società creditrice perde la causa di revocatoria contro l'acquirente di un immobile, ma quest'ultimo non ottiene il rimborso integrale delle spese. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che la compensazione spese legali è legittima quando, pur vincendo, la parte ha sostenuto tesi difensive infondate, integrando così 'gravi ed eccezionali ragioni' che giustificano la deroga al principio della soccombenza.
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Azione revocatoria: credito litigioso è sufficiente
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro una sentenza che aveva dichiarato l'inefficacia di un atto di disposizione patrimoniale tramite azione revocatoria. Il caso verteva su un trasferimento di quote societarie da un padre a una figlia. I ricorrenti sostenevano la mancanza di un credito certo a fondamento dell'azione. La Corte ha ribadito un principio consolidato: per l'azione revocatoria è sufficiente un credito anche solo potenziale o litigioso, purché non palesemente pretestuoso. La decisione sottolinea che l'incertezza del credito non osta alla tutela del creditore.
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Azione revocatoria e vendita di cosa altrui: la Cassazione
Una creditrice agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore a una società. Il debitore si difende sostenendo che la vendita, derivante da un preliminare di vendita di cosa altrui, non ha depauperato il suo patrimonio. La Corte di Cassazione, tuttavia, dichiara il ricorso inammissibile per vizi procedurali, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano accolto l'azione revocatoria.
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Azione revocatoria: vendita tra parenti a prezzo vile
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una vendita immobiliare tra parenti stretti. L'atto di compravendita, avvenuto a un prezzo vile, era stato posto in essere dai fideiussori di una società poco dopo la sottoscrizione della garanzia. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che ai fini dell'azione revocatoria, il debito da fideiussione sorge al momento della firma della garanzia e non del successivo inadempimento. Inoltre, il rapporto di parentela, unito ad altre circostanze come il prezzo basso, costituisce prova sufficiente della consapevolezza del danno arrecato ai creditori (scientia damni).
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un fondo patrimoniale costituito da un fideiussore e dal coniuge. Con la presente ordinanza, i giudici hanno stabilito che, ai fini dell'azione revocatoria del fondo patrimoniale, il debito del fideiussore sorge al momento della sottoscrizione della garanzia, anche se per obbligazioni future. Pertanto, la successiva costituzione del fondo è soggetta a revoca se pregiudica le ragioni dei creditori, essendo sufficiente la consapevolezza del fideiussore di arrecare tale pregiudizio.
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Azione revocatoria e cessione del credito: la guida
Una coppia costituisce un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. Una società finanziaria, divenuta creditrice a seguito di una cessione, agisce con un'azione revocatoria per rendere inefficace tale fondo. La coppia si oppone, sollevando questioni sulla legittimità della società cessionaria e su presunti vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando un principio fondamentale: l'azione revocatoria è un accessorio del credito e si trasferisce automaticamente al nuovo creditore. Inoltre, ha ribadito che i vizi procedurali devono essere eccepiti tempestivamente nei gradi di merito, altrimenti non possono essere fatti valere in Cassazione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia e i suoi effetti
Un contenzioso, originato dall'azione di un istituto di credito contro alcuni privati per far dichiarare inefficace un atto di disposizione patrimoniale, si è concluso in Corte di Cassazione con una declaratoria di estinzione del giudizio. A seguito dell'appello dei privati, le parti hanno raggiunto un accordo che ha portato alla rinuncia al ricorso e alla sua accettazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il processo estinto, senza pronunciarsi nel merito della vicenda né sulle spese legali, in virtù dell'accordo tra le parti.
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Cessione azione revocatoria: tassazione e effetti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21184/2025, ha chiarito la natura fiscale della cessione dell'azione revocatoria nell'ambito di un concordato fallimentare. Una società, in qualità di assuntore, contestava l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale sul decreto di omologa che trasferiva anche un'azione revocatoria. La Suprema Corte ha stabilito che tale cessione non ha una mera funzione processuale, ma una natura liquidatoria. Questo implica un trasferimento anticipato del bene oggetto della revocatoria, giustificando così l'applicazione dell'imposta proporzionale come per un normale atto di trasferimento immobiliare.
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Azione revocatoria: la consapevolezza del terzo acquirente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società che aveva acquistato un ramo d'azienda da un'altra, poi fallita. La Corte ha confermato la validità di un'azione revocatoria promossa da un creditore (Agenzia Entrate Riscossione), stabilendo che la consapevolezza del terzo acquirente circa il danno arrecato ai creditori può essere provata tramite presunzioni e indizi gravi, precisi e concordanti, come i legami tra gli amministratori delle due società e le modalità anomale della transazione. La valutazione di tali elementi è un accertamento di fatto non riesaminabile in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: la prova del consilium fraudis
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19993/2025, affronta un caso di azione revocatoria. Un'agenzia di riscossione ha agito per revocare una vendita immobiliare ritenuta fraudolenta. Nonostante il bene fosse stato rivenduto a terzi, la Corte ha confermato l'interesse ad agire del creditore. Tuttavia, ha cassato la decisione di merito perché la prova dell'intento fraudolento (consilium fraudis) si basava su una catena di presunzioni troppo debole, in particolare sulla presunta parentela tra gli amministratori delle società coinvolte.
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Riunione dei giudizi: Cassazione e azione revocatoria
Un fideiussore aveva donato degli immobili alle figlie. La società cessionaria del credito del creditore originario ha agito con successo in revocatoria nei primi due gradi di giudizio. In Cassazione, il fideiussore ha chiesto e ottenuto la riunione dei giudizi, unendo il procedimento sull'azione revocatoria a quello, già pendente, sull'accertamento del credito stesso. La Suprema Corte ha accolto l'istanza per l'evidente connessione tra le due cause, dato che l'esito della revocatoria dipende dall'effettiva esistenza del credito.
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Azione revocatoria: la prova per presunzioni
Un creditore agisce in giudizio per revocare la vendita di un immobile effettuata dal suo debitore. La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'atto di vendita inefficace. Il punto centrale della decisione è la prova della consapevolezza del compratore del pregiudizio arrecato al creditore (scientia damni), dimostrata tramite presunzioni. Elementi come gli stretti legami familiari tra l'acquirente e un soggetto precedentemente diffidato, uniti alla breve distanza temporale tra la diffida e l'acquisto, sono stati ritenuti sufficienti a fondare la prova. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove presuntive spetta al giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Giudicato esterno e azione revocatoria: il caso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per azione revocatoria, stabilendo che il giudicato esterno sulla nullità del contratto sottostante fa venir meno il presupposto del credito. La pronuncia evidenzia come la precedente sentenza definitiva, che ha accertato la nullità di un preliminare di vendita, impedisca di agire per rendere inefficace un successivo atto dispositivo del bene, poiché il diritto di credito del promissario acquirente è stato giudizialmente annullato.
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Azione revocatoria: la prova per presunzioni
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un atto di disposizione immobiliare, chiarendo i criteri per la prova dell'azione revocatoria. La consapevolezza del terzo acquirente (scientia damni) può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la natura atipica dell'accordo e la sua prossimità temporale a una sentenza di condanna del debitore. Inoltre, spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il suo patrimonio residuo è sufficiente a garantire il credito.
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Azione revocatoria: limiti e inammissibilità
Un istituto di credito in liquidazione agisce con azione revocatoria contro gli eredi di un debitore che avevano ricevuto beni in donazione e poi li avevano venduti a terzi. La banca chiede non solo la dichiarazione di inefficacia delle donazioni, ma anche la restituzione del prezzo di vendita. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Ribadisce che l'azione revocatoria ordinaria rende l'atto inefficace solo nei confronti del creditore procedente, consentendogli di aggredire il bene, ma non comporta un obbligo di restituzione del bene o del suo controvalore al patrimonio del debitore.
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