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Azione Revocatoria Fallimentare

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182 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Revocatoria pagamenti termini d’uso: Prassi salva, ritardo no
Un'azienda fornitrice riceveva pagamenti da un cliente con ritardi costanti di circa 180 giorni. Dopo il fallimento del cliente, il curatore ha agito con una revocatoria fallimentare per riavere indietro alcuni pagamenti. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante sulla revocatoria pagamenti termini d'uso: la prassi consolidata di pagamenti ritardati può salvare il creditore, ma solo se i ritardi non sono 'anormali'. I pagamenti avvenuti con ritardi simili alla prassi (180 giorni) sono stati considerati validi. Quelli con ritardi eccessivi (oltre 230 giorni) sono stati invece revocati. Il fornitore ha perso il ricorso finale.
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Azione revocatoria: agente sportivo deve restituire i compensi
Un procuratore sportivo ha ricevuto due pagamenti da una società calcistica per il trasferimento di un giocatore. Poco dopo, la società è fallita. Il curatore ha avviato un'azione revocatoria fallimentare per riavere indietro le somme, sostenendo che il procuratore fosse a conoscenza dello stato di crisi del club. La Corte di Cassazione ha dato ragione al fallimento. Ha stabilito che le azioni legali intraprese dal procuratore stesso per ottenere il pagamento e le notizie sulla crisi del club dimostravano la sua consapevolezza. Di conseguenza, il procuratore è stato condannato a restituire i soldi ricevuti.
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Azione revocatoria fallimentare contro i beni dell’amministratore
Il caso esamina l'azione revocatoria fallimentare promossa dalla curatela contro l'ex amministratore di una società insolvente. Il dirigente aveva costituito un fondo patrimoniale e donato immobili ai familiari per sottrarli alle pretese risarcitorie derivanti da una causa per cattiva gestione. L'ex amministratore si difendeva sostenendo che il credito del fallimento non fosse ancora stato accertato in via definitiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'azione revocatoria fallimentare può essere esercitata anche a tutela di un credito litigioso o di una semplice aspettativa. È sufficiente che l'amministratore fosse consapevole della situazione di dissesto della società al momento del compimento degli atti di disposizione, rendendo palese l'intento di svuotare il proprio patrimonio per eludere le future responsabilità risarcitorie.
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Revocatoria pagamenti termini d’uso: il ritardo non è abitudine
Una società immobiliare riceve il pagamento di canoni di locazione scaduti da un'azienda sua inquilina, poco prima che quest'ultima fallisca. Il curatore fallimentare agisce per riavere indietro quelle somme. La società locatrice si difende sostenendo che i ritardi nei pagamenti erano una consuetudine accettata, rientrando quindi nell'esenzione dalla revocatoria pagamenti termini d'uso. La Corte di Cassazione dà torto alla società immobiliare. I giudici chiariscono che la semplice tolleranza verso i ritardi non crea una prassi commerciale valida. I pagamenti di debiti scaduti, effettuati in un momento di crisi, non sono protetti e devono essere restituiti al fallimento. La società locatrice perde la causa e deve restituire 55.000 euro.
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Azione Revocatoria: Acquisto prima del fallimento, vendita annullata
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di azione revocatoria fallimentare. Il curatore di una società fallita aveva ottenuto l'annullamento di alcune vendite di beni a un'altra azienda, avvenute nell'anno precedente al fallimento. L'azienda acquirente sosteneva che non ci fosse prova del danno ai creditori né della sua consapevolezza dello stato di crisi del venditore. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando un principio chiave: in determinate circostanze, il danno per i creditori si presume e non necessita di una prova specifica. Spettava all'acquirente dimostrare il contrario. La decisione del giudice d'appello, che condannava l'acquirente a restituire il valore dei beni, è diventata definitiva.
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Azione revocatoria fallimentare: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di una donazione di immobili effettuata da un socio illimitatamente responsabile a favore dei propri familiari. Attraverso l'**azione revocatoria fallimentare**, il curatore ha dimostrato che l'atto sottraeva beni essenziali alla garanzia dei creditori. La Corte ha chiarito che non è necessario che tutti i crediti siano anteriori all'atto, essendo sufficiente la preesistenza di anche un solo credito. Inoltre, è stato accolto il ricorso incidentale del fallimento sulla corretta liquidazione delle spese legali, ribadendo l'obbligo di rispettare i minimi tabellari basati sul valore effettivo della causa.
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Azione revocatoria fallimentare: onere della prova
La Corte di Cassazione ha chiarito la ripartizione dell'onere probatorio nell'ambito di una azione revocatoria fallimentare promossa da una società in amministrazione straordinaria contro un istituto di credito. Il cuore della controversia riguarda le rimesse bancarie effettuate nel periodo sospetto. La Suprema Corte ha stabilito che, una volta provata la natura solutoria della rimessa (ovvero il versamento su conto scoperto), spetta alla banca e non al curatore dimostrare che la riduzione dell'esposizione debitoria non sia stata 'consistente e durevole'. Tale requisito è infatti considerato un fatto impeditivo alla revocabilità, la cui prova ricade sul convenuto che intende beneficiare dell'esenzione prevista dalla legge.
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Azione revocatoria fallimentare e onere della prova
Una società cooperativa ricorre in Cassazione contro la declaratoria di inefficacia dell'acquisto di un immobile. L'operazione era stata conclusa con un imprenditore, poi fallito, che era anche presidente della cooperativa acquirente. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che nell'azione revocatoria fallimentare spetta al curatore provare il pregiudizio per i creditori (eventus damni). La conoscenza di tale pregiudizio (scientia damni) si valuta in capo al rappresentante legale della società acquirente, la cui consapevolezza si trasferisce all'ente stesso.
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Revocatoria fallimentare: tassa proporzionale o fissa?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sentenza che accoglie un'azione di revocatoria fallimentare di un pagamento è soggetta a imposta di registro in misura proporzionale (3%) e non fissa. La Corte ha chiarito che tale provvedimento non si limita a ripristinare una situazione preesistente, come nel caso di annullamento di un atto, ma determina un effettivo trasferimento di ricchezza a favore della massa fallimentare, giustificando così un'imposizione basata sul valore trasferito.
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Azione revocatoria: inammissibile contro società fallita
Una società in amministrazione straordinaria ha intentato un'azione revocatoria fallimentare contro un'altra società, anch'essa in amministrazione straordinaria, per recuperare dei pagamenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'azione inammissibile, stabilendo che tali pretese non possono essere avanzate in un tribunale ordinario contro un soggetto insolvente, ma devono essere fatte valere esclusivamente tramite l'insinuazione al passivo nella procedura concorsuale del debitore. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata senza rinvio.
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Revocatoria pagamenti terzo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una curatela fallimentare che chiedeva la revocatoria dei pagamenti effettuati da garanti a favore di una banca. La Corte ha confermato che la revocatoria pagamenti terzo non si applica se il garante paga con fondi propri, senza rivalersi sul debitore prima del fallimento, estinguendo un proprio debito di garanzia. I motivi di ricorso sono stati respinti perché miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10769/2024, ha confermato la revoca di una compravendita immobiliare. La Corte ha ritenuto che l'acquirente fosse a conoscenza dello stato di insolvenza del venditore (scientia decoctionis) al momento dell'atto. Tale consapevolezza è stata provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la presenza di protesti, procedure esecutive e un'ipoteca giudiziale sull'immobile, elementi che il giudice di merito ha correttamente valutato per accogliere l'azione revocatoria fallimentare promossa dalla curatela.
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Scientia decoctionis: prova e indizi in revocatoria
Un creditore ha ottenuto il pagamento di un debito solo dopo un'azione esecutiva. A seguito del fallimento del debitore, il curatore ha agito in revocatoria, sostenendo che il creditore fosse a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la scientia decoctionis può essere provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la necessità di agire in via forzata, la presenza di altre azioni esecutive da parte di terzi e le proposte di pagamento a saldo e stralcio. La valutazione di tali indizi è riservata al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Revocatoria fallimentare: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in un caso di revocatoria fallimentare, chiarendo che l'errata percezione del contenuto di una prova (travisamento) non può essere fatta valere in sede di legittimità. La vicenda riguardava la vendita di un immobile a un prezzo ritenuto sproporzionato, con la corte che ha ribadito la sua funzione di giudice di diritto, non di fatto, confermando l'inefficacia dell'atto di compravendita.
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Scientia decoctionis: prova e oneri del creditore
Una società cooperativa in liquidazione ha agito in revocatoria fallimentare per un pagamento effettuato a favore di un'altra società, sostenendo la sussistenza della scientia decoctionis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prova della conoscenza dello stato di insolvenza del debitore deve essere effettiva e concreta, non meramente potenziale. La valutazione degli indizi presuntivi spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Scientia decoctionis: onere della prova e indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una procedura concorsuale che chiedeva la revoca di alcuni pagamenti a favore di un fornitore. Il caso verteva sulla prova della cosiddetta "scientia decoctionis", ovvero la conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore. La Corte ha ribadito che l'onere di fornire tale prova spetta a chi agisce in revocatoria e che la valutazione degli elementi indiziari (come assegni protestati di modesto importo o ritardi nei pagamenti) è di competenza esclusiva del giudice di merito, non potendo essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logicamente coerente.
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Azione revocatoria fallimentare: la guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce importanti principi in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di impossibilità di restituzione del bene, è legittima la condanna al pagamento dell'equivalente monetario. La Corte ha inoltre ribadito che il terzo acquirente, che subisce la revoca, non può compensare il prezzo già versato con la somma da restituire, ma deve insinuare il proprio credito al passivo fallimentare. L'analisi si basa sulla reiezione di ricorsi che contestavano tali principi.
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Scientia decoctionis: quando l’appello è inammissibile
Un'azienda cartaria, dopo aver ricevuto pagamenti da una società poi fallita, si è vista revocare tali somme. I tribunali di merito hanno confermato che l'azienda era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore (scientia decoctionis). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale, poiché mirava a un riesame dei fatti e mescolava in modo confuso diversi motivi di impugnazione, violando i principi procedurali per il ricorso di legittimità.
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Scientia decoctionis: prova e onere in Cassazione
Una cooperativa in liquidazione ha tentato di revocare un pagamento a una società alimentare, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza del suo stato di insolvenza (scientia decoctionis) e che ci fosse stato un doppio pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha sottolineato che la valutazione della scientia decoctionis è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una diversa lettura delle prove, ma deve evidenziare vizi specifici, rispettando il principio di autosufficienza.
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Scientia decoctionis: prova e limiti del ricorso
Una società fallita agiva in revocatoria per recuperare pagamenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione della scientia decoctionis (conoscenza dello stato di insolvenza) da parte del creditore è un apprezzamento di fatto del giudice di merito, non riesaminabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato. Il ricorso incidentale è stato dichiarato inefficace.
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