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Azione Di Riduzione

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159 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Competenza per causa ereditaria tra immobili e successione
Due eredi hanno avviato una causa civile contestando una compravendita immobiliare simulata compiuta dal defunto padre, chiedendo anche la restituzione di beni e denaro prelevati indebitamente e l'accertamento della falsità di un testamento olografo. Le attrici ritenevano competente il tribunale del luogo in cui si trova l'immobile, sostenendo il carattere immobiliare e non ereditario della domanda principale. Il tribunale adito ha declinato la propria competenza a favore del tribunale del luogo di apertura della successione. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, rigettando il ricorso e statuendo che le molteplici domande avanzate mirano alla ricostruzione dell'asse ereditario. Di conseguenza, si applica la speciale competenza per causa ereditaria stabilita dal codice di procedura civile.
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Lesione di legittima: come tutelare la propria quota
Il Tribunale ha accolto l'azione di riduzione proposta da una figlia esclusa dal testamento paterno a favore della matrigna. Attraverso il calcolo dell'asse ereditario, comprensivo di donazioni simulate effettuate poco prima del decesso, è stata accertata una lesione di legittima. La sentenza ha dichiarato l'inefficacia parziale delle disposizioni testamentarie, reintegrando la quota di un terzo del patrimonio spettante all'erede legittimaria.
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Rinuncia al legato sostitutivo: validità anche in causa
Un uomo riceve per testamento dalla moglie deceduta un legato in sostituzione della quota riservata per legge. Il coniuge intende recuperare la propria quota di legittima impugnando le donazioni fatte dalla defunta ai nipoti. Durante il processo, il coniuge dichiara formalmente la rinuncia al legato sostitutivo. I giudici di merito ritengono tardiva tale dichiarazione, affermando la necessità di una rinuncia antecedente all'inizio della causa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e ribalta la decisione. I giudici supremi stabiliscono che la rinuncia al legato sostitutivo può validamente intervenire anche nel corso del giudizio, purché avvenga prima della decisione finale e non sia stata preceduta da un'effettiva accettazione del legato stesso.
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Azione di riduzione: le prove della sorella salvano il fratello
In una causa per la divisione dell'eredità materna, una sorella ha promosso un'azione di riduzione per lesione di legittima contro il fratello. Il fratello ha sostenuto che la sorella avesse ricevuto donazioni in vita dalla madre, da calcolare nella sua quota. La Corte d'appello ha ritenuto inammissibili le prove del fratello perché presentate in ritardo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del fratello: la richiesta di calcolare le donazioni ricevute dall'attore (imputazione ex se) costituisce un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio dal giudice anche in appello se i fatti emergono dagli atti. Inoltre, per il principio di acquisizione, i documenti presentati dalla sorella stessa provavano tali donazioni e dovevano essere valutati dal giudice. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione di riduzione: testamento valido ma la battaglia continua
Il testatore nomina la compagna erede universale, diseredando la figlia. Quest'ultima e le nipoti impugnano il testamento per incapacità del defunto. Il Tribunale annulla il testamento, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione, ritenendo il testatore capace e dichiarando rinunciata l'azione di riduzione perché non riproposta formalmente. La Cassazione rigetta la contestazione sulla capacità del testatore, confermando che il giudice può valutarla anche dalla logica del testo testamentario. Tuttavia, accoglie il ricorso sulla riproposizione delle domande: la parte vittoriosa in primo grado non deve proporre un appello incidentale per le domande assorbite. È sufficiente richiamarle chiaramente negli atti difensivi. La causa torna in appello per decidere sull'azione di riduzione.
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Azione surrogatoria: creditori contro debitore diseredato
Un'azienda di gestione crediti ha agito contro un debitore insolvente che aveva rinunciato a impugnare i testamenti dei genitori, i quali lo avevano completamente escluso dall'eredità. Il creditore ha avviato un'azione surrogatoria per esercitare l'azione di riduzione al posto del debitore inerte, impugnando anche la costituzione di un fondo patrimoniale familiare. La Corte d'Appello ha dato ragione al creditore. La Cassazione, rilevando che la questione sulla possibilità per il creditore di sostituirsi al legittimario totalmente escluso ha un fondamentale valore di orientamento per la legge, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo in attesa di una decisione chiarificatrice delle Sezioni competenti.
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Azione di riduzione: il figlio escluso batte i fratelli eredi
Un uomo, riconosciuto come figlio solo molti anni dopo la morte del padre, ha impugnato il testamento paterno chiedendo la revocazione dello stesso e l'azione di riduzione per ottenere la sua quota di eredità. I giudici di merito avevano respinto le sue richieste. La Corte di Cassazione ha stabilito che il testamento non può essere revocato automaticamente se il padre aveva già altri figli noti al momento della firma. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del figlio escluso per quanto riguarda l'azione di riduzione: essendo un erede totalmente escluso, egli non deve dimostrare con precisione matematica l'intero patrimonio paterno fin dall'inizio. Spetta al giudice ricostruire l'asse ereditario. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Azione di riduzione: scontro tra erede unico e terzo
L'Erede, unico successore legittimo, ha avviato un'azione di riduzione contro Il Terzo per ottenere la restituzione di donazioni lesive della sua quota di riserva e di somme prelevate abusivamente dal conto corrente del defunto. Il Tribunale di Roma si era dichiarato incompetente, ritenendo che si trattasse di una causa ereditaria da radicare nel luogo dell'aperta successione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erede, stabilendo che le regole speciali sulle cause ereditarie non si applicano quando l'azione è proposta dall'unico erede contro un soggetto estraneo alla successione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Roma, ordinando la riassunzione della causa.
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Successione ereditaria: finta vendita contro vera donazione
In una complessa successione ereditaria, due sorelle hanno impugnato i trasferimenti immobiliari effettuati in vita dai genitori a favore dei fratelli, sostenendo che si trattasse di donazioni dissimulate sotto forma di finte compravendite. La Corte d'Appello ha confermato la simulazione ma ha dichiarato tardivo l'appello incidentale delle sorelle, ritenendo che il termine breve per impugnare fosse decorso dalla notifica dell'appello principale del fratello. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso delle sorelle, stabilendo che la notifica dell'impugnazione non equivale alla notifica della sentenza e non fa decorrere il termine breve di trenta giorni per le altre parti, respingendo contestualmente i ricorsi dei fratelli.
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Diseredato ma tutelato: l’azione di riduzione non si perde
Due fratelli si scontrano sull'eredità materna. La madre aveva nominato unico erede il primo fratello, escludendo il secondo. In una precedente causa per spese condominiali, il secondo fratello si era difeso dimostrando di essere stato diseredato. Il primo fratello sostiene che tale difesa equivalga a una rinuncia tacita alla quota di legittima. La Corte di Cassazione rigetta questa tesi: difendersi in un giudizio non costituisce un comportamento concludente di rinuncia. Il secondo fratello, pur essendo stato escluso dal testamento, conserva il diritto di esercitare l'azione di riduzione per ottenere la sua quota di legittima. Viene inoltre confermato il blocco della divisione dei beni ereditari a causa di gravi abusi edilizi non sanati.
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Donazione indiretta: la testimonianza dei parenti è valida
Una complessa lite familiare tra quattro fratelli riguarda la divisione dell'eredità paterna e l'obbligo di rimettere nella massa comune alcuni immobili acquistati in vita. La Corte d'Appello aveva escluso che l'acquisto di due appartamenti da parte di uno dei fratelli costituisse una donazione indiretta del padre, ritenendo che il denaro provenisse da un prestito della madre e dichiarando inattendibili i testimoni solo perché parenti. La Cassazione ha accolto il ricorso principale, stabilendo che il legame di parentela non rende automaticamente inattendibile un testimone. Inoltre, ha sanzionato il giudice d'appello per aver introdotto d'ufficio la tesi del prestito materno, mai allegata dal diretto interessato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Donazione dissimulata: finta vendita al figlio annullata
Il caso nasce dall'impugnazione di un atto di cessione di quote societarie tra un padre e un figlio. La madre e la sorella, in qualità di legittimarie, hanno promosso l'azione legale sostenendo che la vendita fosse fittizia e nascondesse una donazione dissimulata, lesiva della loro quota di riserva. L'assegno di pagamento non era mai stato incassato dal padre. La Corte d'Appello ha accertato la simulazione e dichiarato nulla la donazione per mancanza di testimoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del figlio, confermando che i legittimari che agiscono a tutela della propria quota sono considerati terzi e possono provare la simulazione con ogni mezzo, comprese le presunzioni. Di conseguenza, le quote societarie rientrano nell'asse ereditario, determinando la vittoria della madre e della sorella.
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Simulazione relativa: l’erede senza eredità può usare indizi
Un figlio ha impugnato la vendita di un immobile effettuata dalla madre in favore del fratello, sostenendo che l'atto nascondesse una donazione (simulazione relativa) e che avesse azzerato l'asse ereditario. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prova scritta dell'accordo simulatorio. La Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo che, quando l'erede legittimario agisce per dimostrare la simulazione di un atto che ha svuotato l'eredità, egli tutela la propria quota di riserva. Di conseguenza, assume la qualità di terzo e può provare la simulazione senza limiti, anche tramite testimoni e presunzioni, senza dover presentare una formale e tempestiva domanda di riduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rinuncia all’eredità: per la Cassazione è donazione indiretta
La vicenda nasce dal conflitto ereditario tra due fratellastri. Il Padre, escluso dal testamento della moglie che aveva nominato la Figlia erede universale, aveva rinunciato all'azione di riduzione. Alla morte del Padre, il Figlio Naturale ha impugnato questa scelta, sostenendo che la rinuncia del genitore costituisse una donazione indiretta a favore della Figlia, riducendo così il patrimonio ereditario spettante al Figlio Naturale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Figlio Naturale, stabilendo che la rinuncia consapevole all'azione di riduzione, mossa da spirito di liberalità, configura una donazione indiretta se arricchisce direttamente il beneficiario. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Azione di riduzione delle donazioni: tempo batte proporzionalità
Alla morte del padre, una delle figlie avvia l'azione di riduzione delle donazioni effettuate in vita dal genitore per integrare la propria quota di legittima. La Corte d'Appello riduce proporzionalmente le donazioni fatte a distanza di quattro giorni a due fratelli, considerandole "quasi coeve", e dispone la restituzione anche a favore di un'altra sorella che non aveva mai agito in giudizio. La Cassazione accoglie il ricorso del primo fratello donatario. La Suprema Corte stabilisce che l'ordine cronologico di riduzione delle donazioni ex art. 559 c.c. è tassativo e inderogabile, escludendo la riduzione proporzionale per atti non simultanei. Inoltre, ribadisce che l'azione di riduzione è un diritto strettamente personale e non può essere disposta d'ufficio dal giudice per chi non l'ha espressamente richiesta.
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Revocazione della sentenza di Cassazione: rigettato il ricorso
Gli eredi di un donante hanno proposto ricorso per la revocazione della sentenza di Cassazione che aveva confermato lo scioglimento della comunione ereditaria e la riduzione delle donazioni lesive della quota di legittima. I ricorrenti sostenevano la presenza di prove nuove e di un comportamento doloso della controparte. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revocazione della sentenza di Cassazione per motivi diversi dall'errore di fatto è ammessa solo se la Suprema Corte ha deciso la causa nel merito. Poiché la decisione impugnata era di mera legittimità, il ricorso non poteva essere accolto, confermando la vittoria dell'erede del legittimario.
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Divisione ereditaria: perde il ricorso chi chiude la scala
Nel corso di una complessa divisione ereditaria, una delle eredi ha richiesto la riduzione delle donazioni lesive della sua quota di legittima e il ripristino della scala di accesso al proprio appartamento, soppressa dal fratello durante alcuni lavori edilizi. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ordinando al fratello il ripristino del passaggio. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la volontà della madre defunta prevedesse un accesso diverso e che il ripristino avrebbe svalutato il suo locale commerciale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'interpretazione del testamento spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se logicamente motivata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Finta vendita o donazione? La simulazione della vendita si svela
Un uomo ha citato in giudizio la madre e la sorella per accertare la simulazione della vendita di alcuni immobili. La madre aveva finto di vendere la nuda proprietà alla figlia, nascondendo una donazione. La sorella sosteneva che il fratello non potesse agire in giudizio finché la madre fosse rimasta in vita. La Corte di Cassazione ha invece confermato che i futuri eredi hanno un interesse concreto ad agire subito. Questo serve per trascrivere l'atto di opposizione e tutelare la futura quota di eredità. I giudici hanno accertato la simulazione della vendita basandosi su indizi precisi, come la restituzione del denaro tramite assegni. La Corte ha rigettato il ricorso della sorella, condannandola a pagare le spese processuali.
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Azione di riduzione per lesione di legittima: finta vendita ko
Un figlio (poi rappresentato dalla propria erede) ha contestato due finte compravendite immobiliari effettuate dal padre defunto a favore dei nipoti, sostenendo che si trattasse in realtà di donazioni che ledevano la sua quota di eredità. Ha quindi proposto un'azione di riduzione per lesione di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato che il figlio, agendo per tutelare la propria quota di riserva, va considerato come "terzo" rispetto ai contratti simulati. Di conseguenza, egli può dimostrare la simulazione senza i limiti di prova previsti per le parti contraenti. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'erede del figlio stabilendo che un assegno ricevuto dalla madre dopo la morte del padre, proveniente da fondi personali di quest'ultima, non deve essere sottratto dalla massa ereditaria del padre. La sentenza è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Divisione ereditaria e usucapione: zia vince contro i nipoti
In una complessa vicenda familiare, una zia ha promosso una causa per lo scioglimento della comunione dei beni dei genitori. I nipoti hanno resistito eccependo l'acquisto della proprietà di un appartamento per usucapione e sostenendo che un vecchio atto di vendita fosse in realtà simulato. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dei nipoti. I giudici hanno chiarito che una precedente decisione in sede possessoria non prova il possesso utile a usucapire. Inoltre, i nipoti, agendo solo per collazione e non per riduzione, subiscono i limiti di prova per dimostrare la simulazione dei contratti. La zia vince la causa di divisione ereditaria e usucapione, ottenendo la proprietà dell'immobile e la condanna dei nipoti al pagamento delle spese processuali.
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