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Azione Di Regresso

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193 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Gravi difetti: la responsabilità dell’appaltatore
Una società appaltatrice è stata condannata al risarcimento dei danni per gravi difetti strutturali riscontrati in un edificio scolastico. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine per la denuncia dei vizi decorre solo dalla piena consapevolezza tecnica del danno. Inoltre, ha ribadito il principio della responsabilità solidale tra appaltatore e progettista, permettendo al committente di richiedere l'intero risarcimento alla sola impresa, la quale potrà poi agire in regresso verso gli altri responsabili. La sentenza chiarisce che la presenza di gravi difetti giustifica il risarcimento integrale dei costi di ripristino, anche se superiori al valore dell'appalto originale.
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Rimborso Imposta Coobbligato: Paga Uno, l’Altro non può Chiedere
Due aziende, coobbligate al pagamento di un'imposta di registro, si trovano al centro di una controversia. Una paga l'intero importo al Fisco e riceve la metà dall'altra tramite azione di regresso. Successivamente, l'imposta si rivela non dovuta. L'azienda che non aveva pagato direttamente al Fisco chiede il rimborso totale, ma la Cassazione respinge la richiesta. Viene stabilito un principio chiaro sul rimborso imposta coobbligato: solo chi ha materialmente versato la somma all'Agenzia delle Entrate (il 'solvens') è legittimato a chiederne la restituzione. Essere 'contribuente' non basta. La richiesta di rimborso è un diritto personale di chi ha eseguito il pagamento.
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Rimborso imposta di registro: chi può chiederlo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte di un contratto non può chiedere il rimborso dell'imposta di registro se l'avviso di liquidazione è stato notificato solo al notaio e quest'ultimo ha provveduto al pagamento. Il versamento da parte del notaio, in qualità di obbligato in solido, definisce il rapporto tributario anche per le altre parti, precludendo un'autonoma richiesta di rimborso imposta di registro. Si presume infatti che le parti siano state informate e abbiano acconsentito a non impugnare l'atto.
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Fideiussione a prima richiesta: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un garante condannato al pagamento di oltre 1,8 milioni di euro. L'ordinanza analizza la validità della firma e la natura della fideiussione a prima richiesta, confermando che la clausola di pagamento immediato qualifica il contratto come autonomo, derogando implicitamente all'art. 1957 c.c.
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Azione di regresso FGVS: la prova del pagamento
Una compagnia assicurativa, designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada, ha risarcito un danneggiato per un sinistro causato da un veicolo non assicurato. Successivamente, ha esercitato l'azione di regresso FGVS contro il proprietario e il conducente del veicolo per recuperare la somma versata. I responsabili si sono opposti, sostenendo la mancanza di prova del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il loro ricorso, confermando che l'azione di regresso fa sorgere un nuovo diritto in capo all'impresa e che la transazione con il danneggiato è opponibile ai responsabili non assicurati, ritenendo inammissibili le loro censure sulla valutazione delle prove.
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Revocazione in Cassazione: i limiti dell’errore di fatto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione, chiarendo la distinzione fondamentale tra errore di fatto ed errore di diritto. La vicenda nasce da una garanzia fideiussoria in cui un garante, dopo aver pagato parte del debito, agiva contro un co-garante. Il suo successivo ricorso in Cassazione veniva dichiarato inammissibile. Tentando la via della revocazione, il garante sosteneva che la Corte avesse erroneamente percepito come 'nuovi' i suoi motivi di ricorso. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, specificando che la valutazione sulla novità di un motivo è un'attività interpretativa, quindi un potenziale errore di diritto, non un errore di fatto revocabile. Inoltre, il ricorso non affrontava la principale ratio decidendi della decisione precedente, rendendolo comunque inammissibile.
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Mancato protesto assegno: quando non c’è risarcimento
Un creditore ha perso il diritto al risarcimento per il mancato protesto assegno da parte della banca. La Cassazione ha confermato che, senza la prova del danno concreto e del nesso causale tra l'omissione e la perdita economica, la richiesta non può essere accolta.
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Cessione quote sociali garanzia: chi paga i debiti?
Due ex soci, dopo una cessione quote sociali, sono stati citati in giudizio dalla società per il rimborso di debiti fiscali pregressi. La Cassazione ha confermato la loro condanna, stabilendo che la clausola di garanzia nell'atto di cessione si estendeva anche a favore della società e che la competenza del tribunale si calcola sul valore totale del debito, non sulle singole quote.
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Prescrizione azione di regresso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione per l'azione di regresso esercitata dall'impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della Strada è decennale, non biennale. Il caso riguardava un conducente non assicurato citato per il rimborso di quanto pagato al danneggiato. La Corte ha stabilito che l'azione è autonoma e non una surrogazione, con termine che decorre dal pagamento. Ha inoltre ritenuto valido l'atto interruttivo della prescrizione compiuto da un terzo, anche in assenza di mandato scritto, se l'operato è stato poi ratificato dalla mandante.
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Efficacia riflessa del giudicato: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del giudicato e il valore probatorio di sentenze precedenti in nuove cause. In un caso di regresso da polizza fideiussoria, la Corte ha respinto i ricorsi dei debitori, affermando che una sentenza, anche se non vincolante, può avere efficacia riflessa del giudicato come elemento di prova documentale, e che i vizi procedurali sono irrilevanti senza un concreto pregiudizio al diritto di difesa.
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Responsabilità banca: quando risponde per il promotore
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di una banca per la truffa perpetrata da un consulente finanziario ai danni di una cliente. L'istituto di credito è stato condannato in solido con il promotore per non aver esercitato la dovuta diligenza professionale, omettendo di rilevare palesi anomalie su un modulo per l'emissione di assegni circolari, sebbene firmato in bianco dalla cliente. La Corte ha stabilito che la firma del modulo in bianco da parte della risparmiatrice non costituisce un concorso di colpa tale da escludere o ridurre la responsabilità della banca.
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Impugnazione incidentale tardiva: quando è lecita?
Una società e i suoi soci, dopo la scadenza dei termini, hanno proposto un'impugnazione incidentale tardiva contro una sentenza che li condannava in solido con il cessionario della loro azienda per le pretese di un lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato ammissibile l'impugnazione tardiva, riconoscendo l'interesse a conservare il diritto di regresso verso l'altro coobbligato. Tuttavia, ha respinto il ricorso nel merito, ritenendo insussistente il vizio di "motivazione apparente" della sentenza d'appello.
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Azione di regresso: quando inizia la prescrizione?
Una società è stata condannata a risarcire un cliente per buoni fruttiferi riscossi illecitamente da una sua dipendente. La società ha quindi esercitato un'azione di regresso contro la lavoratrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la prescrizione per l'azione di regresso decorre dal giorno in cui la società ha pagato il cliente, e non dalla data dell'illecito. Il ricorso della dipendente è stato respinto poiché la responsabilità solidale era stata accertata e il regresso, pertanto, legittimo.
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Azione di regresso prescrizione: la decorrenza del termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29795/2024, ha stabilito che, in materia di infortuni sul lavoro, il termine di prescrizione per l'azione di regresso dell'Istituto assicuratore contro il datore di lavoro decorre dalla data di liquidazione dell'indennizzo, qualora non sia stato avviato un procedimento penale nei confronti dello stesso datore di lavoro. La Corte ha ritenuto irrilevante l'esistenza di procedimenti penali contro terzi o contro ignoti ai fini del calcolo del dies a quo della prescrizione.
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Notificazione all’estero: la validità del plico
La Cassazione si pronuncia sulla validità della notificazione all'estero di un atto giudiziario a un cittadino italiano residente in Svizzera. L'ordinanza chiarisce che la dichiarazione del Consolato attestante l'invio della raccomandata e il suo mancato ritiro è sufficiente a far presumere il corretto espletamento di tutta la procedura, inclusa l'immissione dell'avviso di giacenza nella cassetta postale del destinatario, perfezionando così la notifica.
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Rimborso imposta di registro: chi può chiederlo?
Un contribuente ha richiesto il rimborso dell'imposta di registro dopo aver rimborsato il notaio che aveva pagato il tributo a seguito di un avviso di liquidazione. La Corte di Cassazione ha negato il diritto al rimborso, stabilendo che il contribuente manca di legittimazione ad agire. Secondo la Corte, il pagamento effettuato da un coobbligato solidale (il notaio) estingue definitivamente il rapporto tributario con l'amministrazione finanziaria, e le eventuali contestazioni sulla debenza dell'imposta devono essere risolte nei rapporti interni tra i coobbligati.
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Rimborso tra soci: quando hai diritto alla restituzione
Un socio ottiene un decreto ingiuntivo contro l'altro per il rimborso di somme versate per la loro società. La Corte d'Appello chiarisce che solo i pagamenti fatti direttamente ai creditori sociali danno diritto a un rimborso tra soci pro quota. I versamenti generici alla società, invece, sono considerati apporti di capitale non rimborsabili, a meno che non si provi la natura di finanziamento. La Corte ha quindi ridotto significativamente l'importo dovuto.
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Accettazione e benestare: quando vale come garanzia
Un consulente societario, firmando un documento di garanzia bancaria con la dicitura 'per accettazione e benestare', si è trovato obbligato in solido con il debitore principale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che tale formula, valutata nel contesto complessivo dell'operazione, costituisce una valida assunzione di un'obbligazione di garanzia. La decisione sottolinea come l'interpretazione dei fatti da parte dei giudici di merito non sia sindacabile in sede di legittimità se plausibile e ben motivata.
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Diritto di regresso fideiussore e clausole limitative
Un fideiussore, dopo aver pagato il debito di una società garantita e ottenuto un patto di non aggressione dal creditore, ha agito in regresso contro un altro co-fideiussore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava tale diritto, basandosi su una clausola contrattuale specifica. Tale clausola subordinava l'esercizio del diritto di regresso del fideiussore all'estinzione completa di ogni ragione di credito della banca verso il debitore principale. Poiché il debito non era integralmente estinto, la condizione non si era avverata, rendendo il ricorso inammissibile.
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Spese di esecuzione: la ripartizione tra condebitori
Una parte, dopo aver saldato per intero le spese di un procedimento esecutivo per cui era stata condannata in solido con le sorelle, ha agito per il recupero delle loro quote. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, addebitando l'intero importo alla sola proprietaria dell'immobile interessato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la ripartizione delle spese di esecuzione, liquidate con un provvedimento definitivo e non impugnato, si presume in quote uguali tra i condebitori. La mancata opposizione a tale provvedimento preclude future contestazioni sulla divisione interna dei costi.
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