Un militare, autista di un ufficiale, è stato condannato per peculato militare continuato. Ha usato buoni carburante dell'amministrazione per la sua auto privata, spendendoli nella sua regione di residenza. Le indagini, inclusa l'installazione di telecamere, hanno confermato le appropriazioni. Il militare ha presentato ricorso, contestando la mancata audizione di un testimone, la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, l'incompletezza del capo d'imputazione e la limitazione delle domande ai testimoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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