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Avviso D'Accertamento

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto formale con cui l'Agenzia delle Entrate comunica al contribuente una pretesa tributaria a seguito di un controllo, richiedendo il pagamento di maggiori imposte, sanzioni e interessi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Società vs Fisco: La Definizione agevolata liti tributarie in bilico
Una società ha contestato un avviso d'accertamento fiscale per IRES, IVA e IRAP del 2007, basato sull'antieconomicità della sua attività. Dopo aver perso nei gradi precedenti, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, ha chiesto l'estinzione del giudizio per aver aderito a una "definizione agevolata liti tributarie" (rottamazione delle cartelle). L'Agenzia delle Entrate ha però segnalato che non tutte le imposte dovute per la definizione agevolata erano state interamente pagate. La Corte di Cassazione ha rinviato la causa per permettere alla società di chiarire la sua posizione sui pagamenti mancanti.
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Inammissibilità ricorso tributario: la Cassazione tutela il Contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento fiscale a un Contribuente, che ha presentato ricorso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per mancato deposito, rendendo l'accertamento definitivo. L'Erede del Contribuente ha ricevuto una cartella esattoriale e ha contestato il decreto di inammissibilità, sostenendo di non aver ricevuto comunicazione. I giudici tributari hanno accolto il reclamo, annullando l'accertamento. L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'inammissibilità ricorso tributario non comunicata non rende definitivo l'atto e che le contestazioni procedurali dovevano essere sollevate in appello, non per la prima volta in Cassazione.
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Accertamento Fiscale vs. Definizione Agevolata: La Cassazione Sospende
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso d'accertamento a un Contribuente per redditi del 1999, rideterminati con metodo sintetico dopo l'acquisto di un immobile. La controversia è giunta in Cassazione. Durante il processo, il Contribuente ha aderito alla "Definizione agevolata debiti tributari" (Rottamazione-ter). La Corte ha rilevato che tale definizione richiede il pagamento del dovuto e la successiva prova. Poiché i termini per il pagamento sono stati prorogati al 30 novembre 2023, la Corte ha sospeso il giudizio, rinviando la trattazione della causa fino al completamento dei pagamenti e alla presentazione della relativa documentazione.
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Cessazione della materia del contendere: il Fisco vince ma non troppo
Un'Azienda di rappresentanze alimentari ha contestato un avviso d'accertamento fiscale per maggiori imposte. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, l'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, l'Azienda ha aderito a una definizione agevolata (rottamazione delle cartelle) e ha saldato tutte le imposte dovute. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, poiché la controversia fiscale era ormai risolta. Le spese legali sono rimaste a carico di chi le aveva anticipate, senza ulteriori sanzioni.
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Termine dilatorio accertamento fiscale: quando scatta davvero il conto?
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni contribuenti contro un avviso di accertamento IVA e IRAP. I contribuenti contestavano la nullità dell'atto per mancato rispetto del termine dilatorio di 60 giorni, previsto per garantire il contraddittorio fiscale, sostenendo che il termine dovesse decorrere solo da un formale processo verbale di chiusura delle operazioni. L'Amministrazione finanziaria aveva continuato l'attività di controllo con acquisizione di documenti, ma senza nuovi accessi fisici. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il termine dilatorio per l'accertamento fiscale decorre dal rilascio di qualsiasi verbale che attesti le operazioni compiute, anche se meramente descrittivo dell'acquisizione documentale. Poiché l'ultimo verbale di acquisizione risaliva a febbraio 2012 e l'avviso a giugno 2012, il termine era stato ampiamente rispettato.
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Contribuente vs Fisco: La Rottamazione delle Cartelle blocca la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente l'imponibile per l'anno 2007, notificando un avviso d'accertamento per Iva, Irpef e Irap. Il Contribuente ha impugnato l'atto, ma ha perso nei primi due gradi di giudizio. Durante il ricorso in Cassazione, il Contribuente ha aderito alla "rottamazione delle cartelle". La Corte ha rilevato che la documentazione depositata non permetteva di collegare la definizione agevolata all'avviso d'accertamento specifico. Per questo, la Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria, chiedendo al Contribuente di notificare all'Agenzia delle Entrate la documentazione completa sulla rottamazione dei carichi pendenti entro 60 giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Acconti non dichiarati: il Principio di competenza fiscale prevale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di costruzioni costi non di competenza e ricavi non dichiarati per l'anno 2006, derivanti da acconti per immobili venduti, ma contabilizzati in anni precedenti. La società ha sostenuto di aver già dichiarato gli acconti, escludendo danni all'Erario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito l'inderogabilità del Principio di competenza fiscale: ricavi e costi vanno imputati all'esercizio in cui si verificano le condizioni legali, non al momento del pagamento o della precedente dichiarazione. La doppia imposizione è evitabile tramite richiesta di rimborso.
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Definizione Agevolata: Cassazione ferma la riapertura del giudizio estinto
Una Contribuente aveva un contenzioso con l'Agenzia delle Entrate per avvisi di accertamento (IRPEF, IRAP, IVA). Ha scelto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, chiedendo l'estinzione del giudizio. Anche l'Agenzia delle Entrate ha richiesto l'estinzione. La Corte di Cassazione aveva già dichiarato l'estinzione del procedimento con un decreto presidenziale. La Contribuente ha successivamente chiesto di fissare un'udienza per revocare tale estinzione e dichiararne una nuova. La Corte ha dichiarato inammissibile questa richiesta, poiché la Contribuente non aveva un interesse sostanziale a ottenere una nuova dichiarazione di estinzione, dato che l'esito finale rimaneva lo stesso.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiede più prove ai contribuenti
Una Società e i suoi soci hanno impugnato avvisi d'accertamento per costi non deducibili. Dopo vari gradi di giudizio, hanno chiesto l'estinzione del ricorso in Cassazione per aver aderito a una `definizione agevolata` dei carichi pendenti. La documentazione presentata per dimostrare l'adesione non era completa né chiaramente collegata agli avvisi contestati. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha quindi ordinato ai ricorrenti di integrare la documentazione e notificarla all'Amministrazione Fiscale entro 60 giorni, rinviando la causa per ulteriori accertamenti.
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Definizione agevolata liti tributarie: la Cassazione chiede chiarezza
Una Società ha ricevuto un avviso d'accertamento per maggiori imposte (IRES, IVA, IRAP) relative all'anno 2008. La Società ha impugnato l'atto. Durante il ricorso in Cassazione, ha chiesto l'estinzione del giudizio per aver aderito alla **definizione agevolata liti tributarie** (rottamazione delle cartelle). La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Ha ordinato alla Società di notificare all'Agenzia delle Entrate la documentazione completa sulla definizione agevolata. Questo serve a verificare se la definizione riguarda proprio la lite in corso. La causa è stata rinviata a nuovo ruolo per ulteriori accertamenti.
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Avviso d’accertamento socio receduto: il caso
Un ex socio di una s.n.c. riceve un avviso d'accertamento socio receduto per debiti fiscali relativi al periodo in cui era in società. Contesta l'atto sostenendo di essere estraneo ai fatti, data la sua uscita dalla compagine sociale prima della verifica fiscale, e lamenta la violazione del diritto al contraddittorio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la responsabilità per i debiti sociali sorti durante la sua permanenza non viene meno con il recesso e che la violazione del contraddittorio richiede la prova di resistenza, non fornita dal contribuente.
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Cessione ramo d’azienda: IVA non detraibile
Un imprenditore ha acquistato diversi beni da un'altra società, detraendo l'IVA. L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato l'operazione come una cessione ramo d'azienda, soggetta a imposta di registro e non a IVA, negando la detrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la valutazione sulla natura dell'operazione, se basata su una motivazione logica, spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità.
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Inerenza dei costi: villa e deducibilità fiscale
Un imprenditore individuale deduceva i costi di ristrutturazione della propria villa, adibita a residenza familiare, sostenendo fosse un bene dell'impresa. L'Amministrazione Finanziaria contestava tale deduzione per mancanza di inerenza dei costi all'attività aziendale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mera intestazione formale del bene all'impresa non è sufficiente per giustificare la deducibilità. È necessario dimostrare un effettivo collegamento tra il costo e l'attività produttiva di reddito, prova che nel caso di specie mancava. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Legittimazione passiva: chi paga le tasse?
Un contribuente viene accusato di evasione per vendite online effettuate tramite l'account di una società. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, annullando l'accertamento per difetto di legittimazione passiva. Viene stabilito che il Fisco deve fornire prove concrete e non meri indizi per attribuire il reddito a un soggetto diverso dal titolare formale dell'account. L'appello dell'Amministrazione Finanziaria è stato respinto perché chiedeva un riesame delle prove, compito non spettante alla Suprema Corte.
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Contraddittorio endoprocedimentale: nullità dell’atto
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento emesso senza rispettare il termine dilatorio di 60 giorni. La Corte ha stabilito che l'imminente scadenza della prescrizione, addotta dall'Amministrazione finanziaria come motivo d'urgenza, non è una giustificazione valida per violare il principio del contraddittorio endoprocedimentale, in quanto tale circostanza deriva da questioni organizzative interne all'ente impositore e non può ledere i diritti di difesa del contribuente.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia non richiesto
La Corte di Cassazione ha chiarito che, per la normativa applicabile ai periodi d'imposta antecedenti al 2016, il raddoppio dei termini di accertamento fiscale scatta in presenza di fatti penalmente rilevanti, anche senza una formale denuncia penale. L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento notificato a un socio oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che la sola esistenza dell'obbligo di denuncia è sufficiente per attivare il raddoppio dei termini, annullando la decisione di merito che richiedeva la prova della denuncia stessa.
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Notifica nulla: la Cassazione ordina il rinnovo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che annullava un accertamento fiscale basato sul disconoscimento dei costi per mancata risposta a un questionario. La Corte di Cassazione, prima di esaminare il merito, ha rilevato una notifica nulla dell'atto di ricorso, in quanto effettuata al difensore del primo grado anziché alla parte personalmente, che era contumace in appello. Di conseguenza, ha ordinato il rinnovo della notificazione, rinviando la causa a nuovo ruolo per assicurare la corretta instaurazione del contraddittorio.
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Giudicato penale in giudizio tributario: il caso
La Corte di Cassazione ha sospeso un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e una società, relativo a costi indeducibili e operazioni inesistenti. La decisione di sospendere il caso deriva dalla necessità di attendere la pronuncia delle Sezioni Unite sul tema del giudicato penale nel giudizio tributario, sollevato dalla società dopo aver ottenuto una sentenza di assoluzione in sede penale per i medesimi fatti.
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