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Autosufficienza

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611 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indennità di espropriazione: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28901/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio edile contro la rideterminazione dell'indennità di espropriazione. La Corte ha ribadito che la valutazione del consulente tecnico d'ufficio (CTU), se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. Il caso conferma i limiti del ricorso in Cassazione, che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della controversia.
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Termine impugnazione e straniero: da quando decorre?
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un imputato straniero, il cui appello era stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte chiarisce che il termine impugnazione decorre dal momento in cui la traduzione della sentenza viene depositata in cancelleria, e non dalla successiva notifica all'imputato, a meno che la difesa non fornisca prove documentali contrarie, nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso.
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Indennità di fine servizio: il trasferimento non basta
Gli eredi di un dipendente pubblico richiedevano l'indennità di fine servizio anche per il periodo lavorativo antecedente al suo trasferimento presso un altro ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che il trasferimento non estende retroattivamente i benefici previdenziali del nuovo ente, come l'iscrizione a un fondo di previdenza specifico, al servizio pregresso.
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Protezione speciale: Cassazione annulla condanna
Un cittadino straniero, condannato per soggiorno irregolare, ha impugnato la sentenza. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non considerare la documentazione relativa alla richiesta di protezione speciale e al successivo permesso di soggiorno ottenuto, anche se successivi alla data del reato contestato. La motivazione del giudice di pace è stata ritenuta carente.
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Esterovestizione: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione. La Corte ha stabilito che, per accertare la residenza fiscale in Italia di una società con sede legale all'estero, non basta dimostrare l'influenza della controllante italiana. È necessario provare che la società estera sia un mero "artificio", privo di reale sostanza economica. La presenza di uffici, il pagamento di imposte locali e lo svolgimento di attività amministrative all'estero sono stati considerati elementi sufficienti a escludere l'esterovestizione.
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Specificità motivi appello: la Cassazione chiarisce
Una società ha impugnato avvisi di accertamento per l'imposta comunale sulla pubblicità. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, la violazione del principio di specificità dei motivi d'appello da parte dell'ente impositore. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che nel processo tributario, data la sua natura, la riproposizione delle medesime difese del primo grado è sufficiente a soddisfare il requisito della specificità, in quanto l'appello mira a un riesame completo del merito della causa.
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Dequalificazione professionale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda pubblica al risarcimento del danno per dequalificazione professionale nei confronti di una dipendente. Dopo averle riconosciuto mansioni superiori, l'azienda l'aveva successivamente privata di responsabilità e risorse. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai tribunali di merito e che l'onere di provare la legittimità del cambio di mansioni grava sul datore di lavoro.
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Incarico dirigenziale: legge statale su contratto
Un dirigente regionale ha contestato un nuovo incarico dirigenziale ritenendolo dequalificante. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la legge nazionale, che consente l'assegnazione di incarichi di valore economico inferiore, prevale sui contratti collettivi regionali, anche per le Regioni a statuto speciale, in quanto norma fondamentale di riforma economico-sociale.
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Demansionamento: quando è escluso il risarcimento?
Un dipendente di un ente pubblico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro per demansionamento a seguito di un cambio di mansioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La richiesta è stata rigettata poiché le nuove mansioni, sebbene diverse, rientravano nella medesima area funzionale di inquadramento del lavoratore. Inoltre, la Corte ha sottolineato che specifiche allegazioni sul livello inferiore dei compiti erano state presentate tardivamente, solo in appello. Di conseguenza, in assenza della prova del demansionamento, è stata esclusa anche ogni forma di risarcimento del danno.
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Responsabilità amministratore: Cassazione e ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'ex amministratrice contro la sentenza che ne affermava la responsabilità per mala gestio di una società fallita. L'ordinanza sottolinea che la carica formale comporta l'assunzione di responsabilità e che i motivi di ricorso devono essere specifici e non meramente ripetitivi delle difese dei gradi precedenti. La Corte ha respinto le eccezioni sulla prescrizione e sulla presunta estraneità ai fatti, confermando l'onere dell'amministratore di provare la correttezza del proprio operato.
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Contratto autonomo di garanzia: no eccezioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni garanti, confermando la distinzione tra fideiussione e contratto autonomo di garanzia. Quest'ultimo, caratterizzato dalla clausola di pagamento 'a prima richiesta', non consente al garante di opporre eccezioni relative al rapporto sottostante tra creditore e debitore principale. La Corte ha rigettato il ricorso per gravi carenze procedurali, tra cui la mancanza di chiarezza e di autosufficienza, ribadendo che il giudice di merito ha il potere di qualificare giuridicamente il contratto indipendentemente dal nome datogli dalle parti.
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Ricorso inammissibile: l’importanza dell’autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per tentata rapina. La decisione si fonda su due vizi formali cruciali: l'aspecificità dei motivi, in quanto mera ripetizione di argomenti già trattati, e la violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorrente non ha trascritto integralmente gli atti di prova citati. La pronuncia ribadisce l'obbligo per chi impugna di fornire alla Corte tutti gli elementi per decidere, senza limitarsi a stralci parziali, pena la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Protezione speciale: i documenti nuovi in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. L'ordinanza sottolinea l'inammissibilità dei motivi di ricorso generici e dei documenti, come un nuovo contratto di lavoro, prodotti per la prima volta in Cassazione per ottenere la protezione speciale.
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Buono pasto turno notturno: diritto confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due infermieri a ricevere il buono pasto per il turno notturno. L'ordinanza stabilisce che, superate le sei ore di lavoro, il diritto alla pausa e al servizio mensa (o al buono sostitutivo) sussiste anche per i turni notturni. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda ospedaliera che contestava la decisione della Corte d'Appello, ritenendo i motivi di ricorso inammissibili in quanto miravano a un riesame dei fatti già accertati.
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Giudicato interno: appello inammissibile se non si contesta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro una casa di cura. La decisione si fonda sulla formazione di un giudicato interno riguardo la validità dei contratti, punto non specificamente impugnato in appello, e sulla genericità dei motivi di ricorso, che si limitavano a reiterare difese già respinte senza un'adeguata critica alla sentenza impugnata.
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Indennità di esproprio: il valore pre-sisma è legittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23971/2024, ha stabilito che l'indennità di esproprio per terreni destinati alla ricostruzione post-sismica de L'Aquila deve essere calcolata in base al loro valore urbanistico antecedente al terremoto. La Corte ha rigettato il ricorso di un proprietario che chiedeva una valutazione basata sulla successiva destinazione edificatoria, affermando la legittimità della normativa speciale volta a neutralizzare gli aumenti di valore speculativi derivanti dalla calamità e a garantire un giusto equilibrio tra l'interesse pubblico e quello privato.
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Compensazione atecnica e aiuti PAC: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22827/2024, ha confermato la legittimità della cosiddetta "compensazione atecnica" tra i crediti di un'azienda agricola per aiuti comunitari (PAC) e i suoi debiti verso la Regione per il superamento delle quote latte. La Corte ha stabilito che, poiché entrambe le posizioni derivano dall'unico e complesso rapporto della Politica Agricola Comune, si tratta di un mero accertamento contabile di dare e avere, non soggetto ai limiti della compensazione ordinaria, come l'impignorabilità dei crediti.
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Prescrizione crediti erariali: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo l'applicazione della prescrizione quinquennale per debiti fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione dei crediti erariali per imposte come IRPEF e IVA è decennale, in quanto non si tratta di prestazioni periodiche. L'ordinanza ha inoltre ribadito la validità dell'avviso di intimazione conforme al modello ministeriale e i limiti delle contestazioni sulle notifiche PEC.
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Ricorso inammissibile: quando manca la specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per mancanza di specificità. L'appellante contestava una sentenza della Corte d'Appello, ma i motivi del ricorso sono stati ritenuti generici, ripetitivi e non adeguatamente argomentati, specialmente riguardo alla questione della prescrizione del reato.
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Compenso funzionario: riduzione legittima se non c’è contratto
Un funzionario onorario si oppone alla riduzione del suo compenso disposta da una legge regionale. La Cassazione respinge il ricorso, specificando che, in assenza di un rapporto contrattuale e sinallagmatico, la natura indennitaria del compenso del funzionario permette al legislatore di ridurlo per esigenze di contenimento della spesa pubblica. La questione di legittimità costituzionale viene ritenuta inammissibile e infondata.
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