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Autodeterminazione

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce l'obbligo, in capo alla comunità degli stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (colonizzazione o occupazione straniera con la forza), o facente parte di uno stato che pratica l'apartheid, possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l'indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico (c.d.: «autodeterminazione esterna»). Non esiste alcun diritto all'autodeterminazione in capo a un popolo: quest'ultimo, infatti, non è titolare di un diritto ad autodeterminare il proprio destino ma è solo il materiale beneficiario di tale principio di diritto internazionale, i cui effetti, invece, si ripercuotono solo ai rapporti tra stati: questi, se ne ricorrono le anzidette condizioni, sono tenuti ad acconsentire all'autodeterminazione. Il principio non è applicabile ai paesi sottoposti a occupazione straniera prima della fine della seconda guerra mondiale (irretroattività), a meno che non si tratti di paesi coloniali. Tale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale, cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti e obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre, questo principio è anche una norma di ius cogens, cioè diritto inderogabile, un principio supremo e irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale. Come tutto il diritto internazionale, il principio di autodeterminazione viene ratificato da leggi interne, per esempio, in Italia, la L. n. 881/1977, e vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass. pen. 21-3 1975). Non esiste, invece (inizi del XXI secolo), alcuna norma consuetudinaria di diritto internazionale che sancisca obblighi per la comunità degli stati ad acconsentire alla cosiddetta «autodeterminazione interna», quale potrebbe essere il caso di una secessione di una porzione di uno stato (salvo, forse, il caso prospettato dalla sentenza 20.8.1998 della Corte suprema del Canada sulle pretese di secessione della provincia canadese del Québec, in cui a un popolo sia impedita la partecipazione allo stato): in base allo stesso principio, non vi è alcuna norma consuetudinaria per imporre a uno stato l'adozione di un regime democratico, né esiste l'obbligo della comunità internazionale di proteggere governi affermatisi a seguito di libere elezioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Definizione agevolata della lite: la scelta resta irrevocabile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la riqualificazione di diverse operazioni societarie in un'unica cessione d'azienda, richiedendo maggiori imposte di registro. Durante il giudizio in Cassazione, la società si è avvalsa della definizione agevolata della lite versando quanto dovuto. Successivamente, confidando in una nuova sentenza costituzionale a lei favorevole, la società ha chiesto la decisione nel merito per ottenere il rimborso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, stabilendo che la definizione agevolata della lite costituisce una scelta volontaria e irrevocabile. Eventuali mutamenti normativi o giurisprudenziali successivi non consentono di riaprire la causa o richiedere la restituzione delle somme versate.
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Auto usata e difetto di conformità: il vizio taciuto
Una cliente acquista un'automobile usata da una concessionaria. Il venditore segnala un'anomalia tecnica, attribuendola però a una banale conseguenza di tragitti brevi. In realtà, il veicolo presenta una vera e propria rottura meccanica. La cliente richiede la riduzione del prezzo e il risarcimento del danno per difetto di conformità. Il Tribunale respinge la richiesta ritenendo la compratrice informata del problema. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici affermano che un'informazione scorretta o minimizzata sull'origine del guasto confonde l'acquirente sulla reale gravità del problema e sulla sicurezza del mezzo. La concessionaria deve garantire trasparenza totale: la Corte accoglie il ricorso della consumatrice e dispone un nuovo giudizio.
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Reato di violenza privata: basta limitare la libertà
Un individuo condannato nei precedenti gradi di giudizio ha presentato ricorso lamentando errori nella ricostruzione dei fatti e contestando la sussistenza del reato di violenza privata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di violenza privata si perfeziona ogni volta che la violenza o la minaccia determinano la perdita o la significativa limitazione della libertà di azione e di autodeterminazione della persona offesa. Inoltre, i giudici di legittimità non possono procedere a una rivalutazione delle prove già esaminate in modo logico dai giudici di merito. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Condanna per tentata violenza privata cancellata dal tempo
Un cittadino subisce una condanna per il delitto di tentata violenza privata a seguito di presunte minacce rivolte a un'altra persona. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e la reale sussistenza della lesione alla libertà personale. I giudici supremi accertano che le critiche sollevate dalla difesa non risultano manifestamente infondate. Di conseguenza, accertano l'avvenuto decorso dei termini di prescrizione del reato prima ancora della decisione di secondo grado. La Corte di Cassazione annulla definitivamente la condanna senza rinvio, dichiarando estinto il reato e prosciogliendo l'imputato da ogni accusa.
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Circonvenzione di incapace: condanna per il testamento della zia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di circonvenzione di incapace a carico di due nipoti. Le imputate hanno approfittato del decadimento cognitivo dell'anziana zia per indurla a redigere testamenti a loro favore, modificando le precedenti volontà. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato non serve una totale incapacità di intendere e di volere. È sufficiente un indebolimento delle facoltà mentali che renda la vittima facilmente manipolabile. La Suprema Corte ha ribadito che la circonvenzione di incapace tutela direttamente la libertà di scelta della persona vulnerabile. La redazione di un testamento manipolato perfeziona il reato producendo un danno giuridico immediato. I ricorsi delle nipoti sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Reato di estorsione: condanna anche se la vittima paga per convenienza
Tre imputati sono stati condannati in appello per tentata e consumata estorsione aggravata. Avevano minacciato e intimidito le vittime per ottenere denaro e generi alimentari, agendo in gruppo. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di semplici richieste di aiuto economico senza reali minacce. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che per configurare il reato di estorsione non serve l'annullamento totale della volontà della vittima. È sufficiente che la vittima ceda alla richiesta per evitare un male peggiore, anche solo per convenienza. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Lesioni personali e stato emotivo: ubriaco e arrabbiato non scusa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali di un'imputata che aveva tentato di giustificare le sue azioni invocando uno stato di alterazione. La difesa sosteneva che la sua capacità di autodeterminazione fosse compromessa da stati emotivi e dall'assunzione volontaria di alcol. La Corte ha respinto queste argomentazioni, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: in tema di lesioni personali e stato emotivo, la rabbia o l'ubriachezza volontaria non escludono la responsabilità penale. L'intenzionalità del gesto è stata pienamente riconosciuta, rendendo definitiva la condanna e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Trasferimenti erariali: calcolo minor gettito ICI
La Corte di Cassazione ha definito i criteri per il calcolo dei trasferimenti erariali compensativi spettanti ai Comuni a causa del minor gettito ICI derivante dall'autodeterminazione delle rendite catastali (immobili categoria D). La controversia riguardava se includere nel calcolo delle soglie di sbarramento (€ 1.549,37 e 0,5% della spesa corrente) anche le perdite degli anni precedenti. La Corte ha stabilito una tesi intermedia: vanno escluse le perdite già compensate e consolidate, ma vanno incluse quelle derivanti da dichiarazioni passate che, essendo rimaste sotto soglia, non avevano ancora generato alcun indennizzo stabile.
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Estorsione e caratura criminale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del reato di estorsione in un caso in cui un imprenditore è stato costretto a eseguire lavori marmorei a prezzo di costo. Nonostante la vittima avesse inizialmente negato di aver subito timore, i giudici hanno rilevato che la caratura criminale del ricorrente e le minacce velate hanno annullato la sua capacità di autodeterminazione. La rinuncia al profitto sulla manodopera e la mancata richiesta di acconti sono stati considerati prova del danno subito e dell'ingiusto profitto ottenuto dal ricorrente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità rispetto alle motivazioni del tribunale.
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Trasferimenti erariali: nuove regole per i Comuni
La Corte di Cassazione ha definito i criteri per il calcolo dei trasferimenti erariali dovuti ai Comuni a titolo di compensazione per il minor gettito ICI derivante dall'autodeterminazione delle rendite catastali (immobili categoria D). La controversia riguardava l'applicazione delle soglie di franchigia. La Corte ha stabilito una tesi intermedia: non si computano i minori introiti già compensati e consolidati, ma vanno inclusi quelli maturati in anni precedenti che non avevano raggiunto le soglie minime per ottenere il contributo.
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Trasferimenti erariali: calcolo minori introiti ICI
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per l'erogazione dei trasferimenti erariali compensativi spettanti ai Comuni a causa dei minori introiti ICI derivanti dalla rendita catastale degli immobili di categoria D. La controversia nasce dalla richiesta di un Comune di ottenere rimborsi calcolati in modo cumulativo per diverse annualità. La Suprema Corte ha stabilito che il minor gettito deve essere valutato rigorosamente anno per anno, senza possibilità di sommare perdite pregresse già compensate o rimaste sotto le soglie di legge.
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Trasferimenti erariali: calcolo minori introiti ICI
La Corte di Cassazione ha stabilito i criteri per l'erogazione dei trasferimenti erariali compensativi spettanti ai Comuni a causa dei minori introiti ICI. La controversia riguardava la variazione delle rendite catastali per immobili industriali. La Corte ha chiarito che il superamento delle soglie di legge per ottenere il contributo deve essere verificato annualmente, senza cumulare perdite già compensate o inferiori ai limiti negli anni precedenti. La parola_chiave è centrale per definire il perimetro dei rimborsi statali agli enti locali.
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Trasferimenti erariali: calcolo rimborsi ICI Comuni
La Corte di Cassazione ha definito i criteri per l'erogazione dei **Trasferimenti erariali** compensativi spettanti ai Comuni a seguito della riduzione del gettito ICI. La controversia è nata dalla contestazione di un Comune contro i Ministeri competenti riguardo al calcolo dei minori introiti derivanti dalla variazione delle rendite catastali di immobili industriali. La Suprema Corte ha stabilito che il minor gettito deve essere valutato su base annuale e non cumulativa. Non è possibile includere nel calcolo perdite già compensate in anni precedenti o perdite che non hanno superato le soglie minime di legge negli anni di riferimento.
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Contributi statali enti locali: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione chiarisce il metodo di calcolo per i contributi statali enti locali destinati a compensare i minori introiti ICI. La sentenza stabilisce che le perdite di gettito già compensate negli anni precedenti non possono essere ricalcolate per raggiungere le soglie di accesso al contributo. Si deve tener conto solo delle nuove perdite o di quelle non compensate, affermando la prevalenza della legge sulla prassi amministrativa.
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Amministrazione di sostegno: limiti e proporzionalità
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che imponeva un'amministrazione di sostegno molto restrittiva a una donna, a causa di spese per il gioco, nonostante le fosse riconosciuta lucidità e capacità di esprimere la propria volontà. La Corte ha ribadito che l'amministrazione di sostegno deve essere un "abito su misura", strettamente proporzionato alle reali necessità del beneficiario e non può comprimere la sua autodeterminazione con misure standardizzate e ingiustificatamente invasive.
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Compensazione minor gettito ICI: la Cassazione decide
Un comune ha citato in giudizio lo Stato per ottenere una compensazione per le minori entrate dell'ICI derivanti da immobili industriali. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito il metodo di calcolo per la compensazione minor gettito ICI. La Corte ha stabilito che, per verificare il superamento delle soglie di accesso al contributo, si deve considerare solo la perdita di gettito dell'anno in corso. Tuttavia, l'importo totale della compensazione può includere anche le perdite non compensate degli anni precedenti, evitando così un'alterazione dei presupposti per l'erogazione dei trasferimenti statali.
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