Il Tribunale di Bergamo ha condannato un uomo per due truffe aggravate, applicando un aumento di pena per continuazione di soli dieci giorni di reclusione e cento euro di multa rispetto a una precedente condanna. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione in Cassazione, evidenziando che all'imputato era stata riconosciuta la recidiva reiterata. Di conseguenza, per legge, l'aumento di pena per continuazione non poteva essere inferiore a un quarto della pena del reato più grave, pari a quattro mesi di reclusione e centotre euro di multa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarando illegale la sanzione applicata, ha annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena e ha rinviato gli atti al Tribunale per una nuova determinazione.
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