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Aumento Di Capitale

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'aumento di capitale è un atto di carattere straordinario che si realizza o con la modifica del patrimonio netto (aumento a pagamento) o con la semplice imputazione di riserve o fondi di bilancio in quanto disponibili (aumento gratuito). In entrambi i casi l'aumento può aver luogo con l'emissione di nuovi titoli o con l'incremento del valore nominale delle vecchie azioni. I titoli devono essere offerti in opzione (il cosiddetto diritto d'opzione) ai soci (e ai possessori di obbligazioni convertibili nella SPA) in proporzione delle azioni/quote (se SRL) possedute (ed ai possessori di obbligazioni convertibili sulla base del rapporto di cambio) per consentire ai soci di mantenere inalterata la loro quota di partecipazione al capitale sociale e ai possessori di obbligazioni convertibili di mantenere inalterato il cd. rapporto di cambio. L'aumento del capitale oneroso, nel silenzio della delibera, è inscindibile ma è ben possibile che i soci ne prevedano la scindibilità: in pratica se l'aumento è inscindibile esso non viene attuato finché non è integralmente sottoscritto; viceversa, nel caso di scindibilità, l'aumento sarà attuato per un importo pari alle sottoscrizioni raccolte alla fine della operazione. È altresì possibile, con modalità che variano a seconda che si tratti di SPA o di SRL, che sia previsto altresì un diritto di prelazione per le azioni rimaste inoptate.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Responsabilità degli amministratori senza deleghe: le sanzioni
L'Autorità di Vigilanza ha sanzionato un componente del consiglio di amministrazione di un istituto bancario per gravi irregolarità procedurali e comportamentali, tra cui la vendita scorretta di azioni e la profilatura inadeguata dei clienti. L'amministratore ha impugnato il provvedimento sostenendo l'assenza di deleghe operative e l'occultamento delle violazioni da parte della direzione generale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione. I giudici hanno stabilito che sussiste una chiara responsabilità degli amministratori senza deleghe quando questi ultimi non esercitano il dovere di informarsi e di vigilare sulla corretta gestione dei rischi aziendali. Il consigliere è stato condannato al pagamento della sanzione e delle spese processuali.
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Aumento di capitale s.r.l.: valida la delibera senza versamento
L'Ordine Notarile ha promosso un procedimento disciplinare contro La Notaia per aver verbalizzato e iscritto nel registro delle imprese una delibera di aumento di capitale s.r.l. senza attestare l'avvenuto versamento immediato del venticinque per cento della quota. Il verbale indicava che i soci avrebbero versato le somme a semplice richiesta degli amministratori. La Corte di Cassazione ha confermato l'insussistenza di illeciti disciplinari. La Corte ha chiarito che l'aumento di capitale s.r.l. si perfeziona con il semplice consenso espresso dai soci al momento della sottoscrizione, trattandosi di un atto consensuale. Il versamento contestuale non costituisce una condizione di validità della delibera e la sua assenza non impedisce l'iscrizione nel registro delle imprese. La Notaia ha agito correttamente e la sanzione disciplinare è stata definitivamente annullata.
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Responsabilità dei dirigenti bancari: i fatti battono la forma
L'Autorità di Vigilanza ha sanzionato il Condirettore Generale di un istituto di credito per gravi irregolarità commesse durante un aumento di capitale, tra cui la mancata valutazione di adeguatezza delle operazioni e pressioni commerciali indebite. Il Dirigente ha impugnato la sanzione, sostenendo di non avere poteri deliberativi formali e invocando l'applicazione retroattiva di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità dei dirigenti bancari in base alle loro effettive mansioni operative e non alla sola carica formale. La Corte ha inoltre chiarito che alle sanzioni amministrative pecuniarie si applica il principio del "tempus regit actum" e non quello del "favor rei", escludendo l'applicazione retroattiva delle riforme più favorevoli. Il Dirigente è stato condannato anche per lite temeraria.
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Abuso di potere della maggioranza: perde per un vizio di forma
Una socia di minoranza impugna una delibera di aumento di capitale, ritenendola un atto di abuso di potere della maggioranza finalizzato a escluderla dalla società. La socia sosteneva che l'operazione fosse ingiustificata e che il voto della maggioranza fosse illegittimo per una precedente violazione della clausola di prelazione. Tuttavia, la Corte di Cassazione non ha esaminato il merito della questione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché presentato oltre il termine di 60 giorni dalla notifica della sentenza precedente. La socia di minoranza ha quindi perso la causa per un vizio procedurale, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Bancarotta riparata: quando il reato viene meno
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di bancarotta fraudolenta riguardante operazioni societarie ritenute distrattive. Gli imputati, amministratori di diverse società, erano stati condannati per aver sottratto risorse tramite compensi ingiustificati e acquisti di quote a prezzi superiori al valore di mercato. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza, valorizzando la tesi della bancarotta riparata: il reinvestimento delle somme nel capitale della stessa società può neutralizzare l'offesa ai creditori se avviene prima del fallimento.
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