Il Giudice di Pace ha disposto la proroga del trattenimento di un cittadino straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri per ulteriori quindici giorni, motivando la decisione con la pendenza delle procedure di identificazione. Lo straniero ha impugnato il provvedimento in Cassazione, sostenendo che, avendo già subito una pregressa detenzione in carcere superiore a novanta giorni, la proroga richiedesse una particolare complessità delle procedure di rimpatrio, non dimostrata dall'amministrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pregressa detenzione non risultava dal provvedimento impugnato e che la Corte, nel giudizio di legittimità, non può compiere accertamenti di fatto. Di conseguenza, la proroga del trattenimento resta valida ed efficace.
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