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Atti Persecutori (Stalking)

21 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 612-bis del codice penale, che punisce chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante stato di ansia o di paura, o da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità, o da costringerlo ad alterare le proprie abitudini di vita.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato di atti persecutori: no a ricorsi vaghi e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a un imputato per il reato di atti persecutori aggravato. I giudici di merito avevano accertato la responsabilità dell'uomo e applicato una riduzione della pena grazie al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. L'imputato ha presentato ricorso lamentando vizi di motivazione sulla prova del reato, sull'elemento psicologico e sul calcolo della pena. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato ha tentato di ottenere una nuova ricostruzione dei fatti storici, operazione vietata nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha inoltre respinto le richieste su prove già ritenute superflue e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di atti persecutori: chiarimento o stalking dopo l’addio
Un uomo non accetta la fine della relazione sentimentale e perseguita l'ex compagna con telefonate continue, appostamenti, lanci di sassi contro la casa e aggressioni fisiche estese ai familiari. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato e conferma la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per il reato di atti persecutori, tentata rapina e minaccia aggravata. I giudici ribadiscono che integra il reato di atti persecutori anche la condotta molesta rivolta indirettamente verso persone vicine alla vittima quando mira a condizionarne la vita quotidiana. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Stalking condominiale: condannati i vicini dell’appartamento sopra
Tre vicini di casa sono stati condannati per il reato di stalking condominiale, lesioni e tentata violenza privata ai danni dei condomini del piano inferiore. Gli imputati tormentavano le vittime con rumori intollerabili, insulti quotidiani, danneggiamenti alle auto, esplosione di petardi e aggressioni fisiche alla porta d'ingresso. Tali condotte hanno costretto le vittime a installare un cancello di ferro e a cambiare lavoro per l'ansia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando la condanna. Anche la vicina residente due piani sopra risponde del reato in concorso, avendo partecipato attivamente alle spedizioni punitive, dimostrando che la distanza fisica non esclude la responsabilità penale se vi è una cosciente adesione al disegno persecutorio complessivo.
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Rifiuta il pesce: condannato per tentata estorsione e stalking
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione, atti persecutori e altri reati a carico di un uomo. L'imputato aveva minacciato e perseguitato un'altra persona solo perché questa si era rifiutata di acquistare il suo pesce. Le minacce, il danneggiamento del furgone della vittima e il porto di un bastone sono stati considerati parte di un unico piano criminoso. La Corte ha ritenuto che la condotta avesse generato nella vittima un grave stato di ansia e paura, integrando così tutti i reati contestati. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Reciprocità delle condotte nello stalking: lite tra vicini non basta
Un uomo, condannato per lesioni e stalking ai danni dei vicini, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il conflitto fosse reciproco. La sua difesa si basava sull'idea che, essendo le molestie reciproche, non si potesse configurare il reato di stalking. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la reciprocità delle condotte nello stalking non esclude automaticamente il reato. In questi casi, il giudice deve semplicemente svolgere un'analisi più attenta per verificare se, nonostante il conflitto reciproco, una delle parti abbia subito un reale e grave stato d'ansia o di paura. La condanna è stata quindi confermata.
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Stalking in famiglia: no all’aggravante relazione affettiva dopo 30 anni
Una donna viene condannata per atti persecutori nei confronti del padre e dei fratelli, dai quali si era allontanata per oltre trent'anni. Dopo essere tornata e aver ricevuto solo un'ospitalità temporanea, aveva iniziato a molestarli e minacciarli. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per stalking, ma ha escluso l'aggravante relazione affettiva. Secondo i giudici, il semplice legame di parentela non è sufficiente a configurare tale aggravante se i rapporti sono di fatto interrotti da decenni e manca un concreto legame di fiducia. La pena, quindi, dovrà essere ricalcolata e ridotta.
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Atti persecutori: da lite per affitto a condanna per stalking
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per atti persecutori a carico di due vicini di casa. La vicenda, nata da una lite per un affitto non pagato, era degenerata in una serie di molestie, minacce e appostamenti. Queste condotte avevano costretto la vittima a vivere in un costante stato di ansia, limitando le sue uscite e costringendola a tenere le finestre chiuse. La Corte ha ritenuto pienamente credibile la testimonianza della persona offesa, respingendo i ricorsi degli imputati. La sentenza stabilisce che anche un conflitto di vicinato, se caratterizzato da condotte reiterate e invasive, integra il reato di stalking.
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Danneggia i vicini per dispetto: condanna per atti persecutori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per atti persecutori nei confronti dei suoi vicini di casa. L'imputato aveva compiuto una serie di gesti vessatori, come danneggiare veicoli, sottrarre corrispondenza e imbrattare le proprietà comuni, costringendo le vittime a vivere in un costante stato d'ansia e a modificare le proprie abitudini. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato, e ha colto l'occasione per ribadire un principio importante: anche il furto di un oggetto di scarso valore, come uno stemma di un'auto, se compiuto per dispetto o vendetta, integra il reato, poiché il 'fine di profitto' non deve essere necessariamente economico. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Atti persecutori: anche le lesioni fisiche integrano lo stalking
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per atti persecutori a carico di un uomo che aveva molestato e aggredito fisicamente l'ex coniuge. L'imputato sosteneva che una lesione fisica non potesse rientrare nel concetto di 'molestia' richiesto dal reato di stalking. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: anche le lesioni personali volontarie rientrano a pieno titolo tra le condotte che possono integrare il reato di atti persecutori. Questo perché la violenza fisica rappresenta una forma grave di interferenza nella vita della vittima, capace di generare un clima intimidatorio e di compromettere la sua serenità, elementi centrali dello stalking. La condanna è stata quindi resa definitiva.
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Ricorso inammissibile per genericità: la condanna per stalking
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per genericità presentato da tre persone condannate per il reato di atti persecutori (stalking). Gli imputati si erano limitati a negare la propria responsabilità in modo generico, senza contestare specifici errori di diritto nella sentenza di condanna. La Corte ha stabilito che una semplice negazione dei fatti non è sufficiente per un ricorso in Cassazione. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti sono stati obbligati a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Atti persecutori condominiali: vicini costretti a traslocare
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare per atti persecutori condominiali a carico di un'indagata. Le sue condotte moleste e minacciose avevano generato nei vicini un grave stato d'ansia, costringendoli a trasferirsi in un altro appartamento. La Corte ha ribadito che il criterio per distinguere lo stalking dalla semplice molestia è proprio l'impatto sulla vita della vittima. Se le azioni persecutorie costringono a un cambiamento radicale delle abitudini, come un trasloco, il reato più grave è configurato. Il ricorso dell'indagata è stato quindi dichiarato inammissibile, confermando il divieto di avvicinamento.
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Atti persecutori: vicini costretti a traslocare, scatta lo stalking
Una coppia di vicini è stata costretta a traslocare a causa delle continue molestie subite da un altro condomino e sua moglie. La Corte di Cassazione ha confermato la misura del divieto di avvicinamento, stabilendo un principio chiaro: quando le molestie costringono la vittima a cambiare le proprie abitudini di vita, si configura il più grave reato di atti persecutori e non semplici molestie. L'appello dell'indagato, che mirava a sminuire la gravità dei fatti, è stato respinto. La decisione sottolinea che l'alterazione forzata dello stile di vita è un elemento decisivo per qualificare la condotta come stalking.
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Atti persecutori: lite tra vicini o stalking? La Cassazione decide
Un uomo è stato condannato in via definitiva per atti persecutori nei confronti della vicina. Le sue condotte, tra cui pedinamenti, minacce verbali e dispetti continui, avevano costretto la donna a installare telecamere e a modificare le proprie abitudini, generandole un grave stato d'ansia. L'imputato si era difeso sostenendo che si trattasse di semplici liti di vicinato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la ripetitività e l'effetto destabilizzante delle azioni integrano il reato di stalking, che è più grave di una singola minaccia o molestia. La condanna per atti persecutori è stata quindi confermata.
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Stalking Reciproco: Annullato Divieto di Avvicinamento tra Vicini
La Cassazione affronta un caso di presunto stalking tra vicini di casa, sorto da contrasti per terreni confinanti. Due uomini erano stati sottoposti al divieto di avvicinamento su denuncia di due sorelle. Tuttavia, è emersa una situazione di **stalking reciproco**, con prove di comportamenti aggressivi da entrambe le parti. La Corte ha confermato l'annullamento della misura cautelare, stabilendo un principio chiave: in un contesto di ostilità reciproca, il reato di stalking non è escluso, ma il giudice ha l'onere di motivare con particolare rigore l'effettivo stato di ansia e paura della presunta vittima. Mancando questa prova rafforzata, le accuse sono state ritenute inattendibili e la misura revocata.
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Atti persecutori e reciprocità: lite tra vicini esclude lo stalking
Una lite tra famiglie confinanti, caratterizzata da minacce e molestie da entrambe le parti, porta all'applicazione di una misura cautelare per stalking. La Cassazione conferma l'annullamento del provvedimento, stabilendo un principio chiave sugli atti persecutori e reciprocità. Se il conflitto è reciproco, non si può presumere lo stato d'ansia della presunta vittima. Il giudice deve fornire una motivazione rafforzata, dimostrando che, nonostante la conflittualità reciproca, una parte ha subito un reale e grave turbamento psicologico. In questo caso, le prove sono state ritenute insufficienti a causa dell'inattendibilità delle dichiarazioni e del contesto di scontro bilaterale.
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Atti persecutori stato d’ansia: no arresti se è solo fastidio
Un allevatore viene messo agli arresti domiciliari per estorsione e stalking ai danni del vicino. La lite, nata per terreni confinanti, si manifestava con il pascolo abusivo del bestiame e minacce passate. La Corte di Cassazione ha annullato la misura cautelare, stabilendo un principio fondamentale sugli atti persecutori: lo stato d'ansia della vittima deve essere un profondo e destabilizzante turbamento psicologico, non una semplice sensazione di fastidio o irritazione. Poiché il vicino denunciava costantemente i fatti, dimostrava di non subire passivamente, indebolendo l'accusa di stalking. Il caso torna quindi al Tribunale per una nuova valutazione.
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Stalking digitale: condanna definitiva anche senza violenza fisica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di atti persecutori, comunemente noto come stalking. Il caso riguardava un individuo che perseguitava l'ex partner attraverso condotte reiterate di molestie e controllo, realizzate principalmente con strumenti tecnologici. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: lo stalking digitale, attuato tramite social network, app di messaggistica e sistemi di geolocalizzazione, è grave quanto quello fisico. Anche senza minacce esplicite o aggressioni, il controllo ossessivo e la denigrazione online sono sufficienti a generare nella vittima un perdurante stato di ansia e a costringerla a modificare le proprie abitudini, integrando così pienamente il reato.
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Querela per stalking: quando è irrevocabile?
Un uomo, condannato per stalking, lesioni e minacce, ricorre in Cassazione chiedendo l'annullamento della sentenza per remissione della querela. La Corte Suprema di Cassazione, con la sentenza n. 34412/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulla querela per stalking: essa è irrevocabile quando il reato è commesso con minacce gravi e reiterate. La Corte ha precisato che la gravità non deve essere contestata formalmente come aggravante, ma può essere desunta dai fatti descritti nell'imputazione. Di conseguenza, ha confermato la condanna per stalking, mentre ha dichiarato estinti per prescrizione il reato di lesioni e per remissione di querela quello di minaccia semplice.
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Irrevocabilità querela stalking: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4529/2026, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per stalking. Il caso verteva sulla questione dell'irrevocabilità querela. La Corte ha stabilito che, ai fini dell'irrevocabilità, la gravità delle minacce reiterate è una modalità della condotta e non una circostanza aggravante che necessita di specifica contestazione nel capo di imputazione. La descrizione di minacce di morte è stata ritenuta sufficiente per integrare la gravità e rendere la querela non più ritirabile.
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Omicidio aggravato: stalking e fine relazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna all'ergastolo per un uomo che ha ucciso la sua ex partner. Il caso esamina l'omicidio aggravato da atti persecutori (stalking) commessi dopo la fine della relazione. La sentenza chiarisce importanti principi sulla coesistenza di diverse aggravanti, sulla necessità di rinnovare le prove in appello in caso di peggioramento della pena e sulla qualificazione del rifiuto della vittima come motivo futile.
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