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Attenuante Della Lieve Entità

46 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza che permette al giudice di diminuire la pena quando il reato, pur essendo grave, presenta caratteristiche di minore offensività (es. danno patrimoniale molto piccolo, violenza minima).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricettazione di ciclomotore rubato: niente sconto al reo
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di ciclomotore rubato. Un vigilante di un supermercato lo ha visto giungere sul posto a bordo del mezzo. Nel vano sottosella, le forze dell'ordine hanno trovato generi alimentari appena rubati in un altro negozio, furto poi ammesso dallo stesso uomo. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancanza dei video delle telecamere e chiedendo la concessione dell'attenuante per la lieve entità del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La testimonianza diretta e il legame con la merce rubata dimostrano la responsabilità penale. La Suprema Corte ha negato sconti di pena, evidenziando il valore non modesto del veicolo, l'uso del mezzo per commettere altri reati e la presenza di precedenti penali specifici a carico dell'uomo.
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Tubo senza polvere: confermata detenzione di arma da guerra
L'Imputato deteneva un ordigno artigianale in metallo del tipo pipe bomb completo di circuiti elettrici di innesco ma privo di polvere da sparo e telecomandi. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per detenzione di arma da guerra, escludendo l'attenuante speciale della lieve entità a causa del rinvenimento contestuale di munizioni da guerra. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale. I giudici hanno stabilito che l'assenza temporanea della carica esplosiva non esclude la pericolosità e l'autonomia strutturale del manufatto. La detenzione di arma da guerra resta reato anche se l'ordigno è incompleto o custodito per meri scopi ornamentali.
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Porto di oggetti atti ad offendere: no alla lieve entità
I giudici hanno condannato un imputato per il reato di porto di oggetti atti ad offendere. Il Tribunale e la Corte di Appello hanno negato l'attenuante della particolare tenuità o lieve entità del fatto. I magistrati hanno basato il diniego sulla personalità negativa del soggetto, il quale presentava precedenti penali e portava con sé sostanze stupefacenti al momento del controllo. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione denunciando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'atto difensivo proponeva una generica rilettura delle prove, attività vietata ai giudici di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e inflitto una sanzione di tremila euro.
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Inammissibilità del ricorso penale: stop alla solita difesa
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità, norma reintrodotta dalla sentenza della Corte Costituzionale numero 86 del 2024. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso penale poiché la difesa si è limitata a ripetere le medesime doglianze già respinte in secondo grado, senza sviluppare una critica motivata e specifica contro la sentenza d'appello. Inoltre, i giudici sottolineano che la valutazione sulle attenuanti e sulla quantificazione della pena rientra nella discrezionalità esclusiva del giudice di merito. Di conseguenza, la Cassazione conferma la decisione precedente e condanna L'Imputato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Rapina consumata e tentata: la Cassazione rigetta il ricorso
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di rapina avvenuta all'interno di un supermercato. La difesa richiedeva di riqualificare il fatto nell'ipotesi di Rapina consumata e tentata (ossia tentata rapina anziché consumata) e di concedere l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato è da ritenersi consumato se l'autore ha acquisito l'autonoma disponibilità della merce, a nulla rilevando il successivo intervento della polizia. Inoltre, l'attenuante della lieve entità richiede una valutazione globale di tutte le modalità dell'azione e non spetta in modo automatico. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Rapina impropria aggravata: niente sconti per l’aggressione
Una donna viene condannata per i reati di lesioni e rapina impropria aggravata ai danni di un anziano di oltre ottant'anni, spinto e fatto cadere a terra per sottrargli del denaro. La difesa ricorre in Cassazione chiedendo di riascoltare la vittima che aveva rinvigorito i rapporti e rimesso la querela, contestando inoltre la recidiva e il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che la remissione della querela è irrilevante nei reati procedibili d'ufficio e che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito. La violenza fisica contro una persona ultraottantenne e il danno economico escludono ogni ipotesi di lieve entità.
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Attenuante della lieve entità nella rapina: la Cassazione frena
L'Imputato è stato condannato per concorso in rapina aggravata e lesioni volontarie aggregate a seguito di episodi di violenza e sottrazione di beni commessi in una notte. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità nella rapina. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il beneficio non si applica automaticamente. L'uso di una violenza sproporzionata e la commissione di più rapine nella stessa notte dimostrano un'elevata gravità dell'azione, precludendo ogni sconto di pena. L'Imputato dovrà scontare la condanna e pagare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre alle spese processuali.
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Attenuante della lieve entità: la violenza esclude lo sconto
L'imputato, condannato per rapina, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancata concessione della attenuante della lieve entità. La difesa sosteneva che i giudici d'appello non avessero esaminato tutti gli elementi a favore dell'imputato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito non deve analizzare ogni singolo dettaglio, ma può limitarsi agli elementi ritenuti decisivi. Nel caso specifico, la presenza di più autori del reato e la violenza esercitata giustificano pienamente la gravità del fatto e il diniego del beneficio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria e furto con strappo: la condanna in Cassazione
L'Imputato ha strappato una collanina d'oro dal collo della Vittima, per poi schiaffeggiarla e minacciarla per garantirsi la fuga. La difesa ha sostenuto che la condotta costituisse furto con strappo e non rapina, chiedendo l'applicazione delle attenuanti e di pene sostitutive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando il confine tra Rapina impropria e furto con strappo: quando lo strappo coinvolge direttamente la persona con violenza o minacce contestuali per vincerne la resistenza o assicurarsi l'impunità, si configura la rapina. Inoltre, i giudici hanno escluso l'attenuante della lieve entità a causa delle modalità intimidatorie dell'azione e hanno confermato il diniego delle sanzioni sostitutive per via dei precedenti penali dell'autore. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attenuante della lieve entità: ricorso inammissibile e condanna
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contesta il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. Inoltre, la difesa chiede la concessione della nuova attenuante della lieve entità, introdotta dalla Corte Costituzionale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Corte chiarisce che la somma sottratta non possiede un valore economico irrisorio e che le condizioni economiche della vittima non incidono sul calcolo del danno. Riguardo all'attenuante della lieve entità, i giudici rilevano che la difesa non ha sollevato la questione durante il giudizio di secondo grado. Pertanto, l'Imputato non può richiedere tale beneficio per la prima volta in sede di legittimità. La Cassazione condanna l'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina di lieve entità: contano i fatti e non i precedenti
Un uomo ha subito una condanna per il reato di rapina per aver sottratto venti batterie per auto esauste, spintonando il custode durante la fuga. La Corte di Appello ha ridotto la pena a due anni e otto mesi di reclusione, ma ha negato l'attenuante per la rapina di lieve entità a causa dei numerosi precedenti penali dell'imputato e dell'ora tardo-pomeridiana del fatto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'attenuante ha natura prettamente oggettiva: contano l'estemporaneità del gesto, la modestia della violenza fisica e l'esiguità del valore economico sottratto, non i precedenti personali dell'agente.
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Ricettazione di sostanze dopanti: reato anche per uso personale
Un cittadino deteneva nella propria abitazione tre fiale di farmaci anabolizzanti privi di prescrizione medica. L'imputato ha sostenuto di aver ricevuto le sostanze da un amico per uso personale ricreativo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la ricettazione di sostanze dopanti. I giudici hanno chiarito che l'acquisto di anabolizzanti da canali illegali costituisce reato anche per uso personale. Il profitto del reato include infatti il soddisfacimento di un bisogno estetico o muscolare. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, escludendo l'attenuante della lieve entità a causa della pericolosità dei farmaci e dei precedenti dell'imputato. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Attenuante della lieve entità: ricorso respinto e condanna
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna d'appello, contestando la corretta qualificazione del reato e la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità per il delitto di rapina. I ricorrenti chiedevano una riduzione di pena sostenendo il minor disvalore del fatto commesso. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno accertato che le difese si sono limitate a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei precedenti gradi, senza formulare critiche specifiche contro le motivazioni d'appello. La Cassazione non può riesaminare le prove o sostituirsi alla valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti. I condannati devono quindi versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende oltre alle spese.
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Rapina consumata: fuga dal negozio e niente sconti
Un uomo ha asportato della merce da un esercizio commerciale usando violenza per assicurarsi il bene. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come rapina consumata, negando sia l'attenuante della lieve entità a causa dei precedenti specifici, sia le circostanze attenuanti generiche. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata riqualificazione in tentativo e la gravità della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'asportazione del bene dal negozio perfeziona la fattispecie e i precedenti penali ostacolano la concessione della lieve entità. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: furto lieve ma recidiva confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di rapina impropria a carico di un soggetto che aveva sottratto un telefono cellulare, minacciando la vittima subito dopo il fatto. I giudici hanno ritenuto valida la lettura degli atti della persona offesa divenuta irreperibile in modo imprevedibile, poiché confermati da telecamere e testimonianze. La Suprema Corte ha chiarito che la restituzione del telefono il giorno seguente non sana i pregiudizi morali causati dalla minaccia. Tale restituzione non garantisce automaticamente l'attenuante del danno di speciale tenuità o del risarcimento integrale. Inoltre, il riconoscimento della lieve entità del fatto non esclude la recidiva se l'autore dimostra una stabile inclinazione al crimine.
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Estorsione di lieve entità: la sistematicità nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per il reato di estorsione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la regolarità di una contestazione suppletiva e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della Estorsione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione suppletiva era corretta e che la valutazione dei fatti spetta solo al giudice di merito. Riguardo all'attenuante richiesta, la Corte ha stabilito che l'estorsione di lieve entità non è applicabile se le richieste estorsive sono ripetute nel tempo. La sistematicità delle condotte, anche se di modesto valore economico, esclude il ridotto disvalore complessivo del fatto. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina aggravata: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di rapina aggravata. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione dell'attenuante della lieve entità. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano ripetitivi rispetto a quanto già esaminato in appello. La sentenza impugnata era infatti solidamente motivata sulla base di prove concrete: la chiamata al numero di emergenza, gli effetti personali della vittima sparsi sul piazzale e le lesioni certificate dal pronto soccorso. L'esclusione della lieve entità è stata confermata a causa della gravità della condotta e del valore non esiguo dei beni sottratti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di autoveicolo: il valore dell’auto esclude sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per la ricettazione di autoveicolo. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità. I giudici hanno confermato la responsabilità penale, evidenziando che il possesso del veicolo rubato, in assenza di spiegazioni credibili, dimostra la colpevolezza. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'attenuante speciale a causa dell'elevato valore economico e d'uso dell'automobile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Armi clandestine: la pistola artigianale non evita la condanna
Un uomo è stato condannato per aver detenuto illegalmente una pistola artigianale priva di matricola e munizioni alterate. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che per le armi prodotte artigianalmente si potesse applicare l'attenuante del fatto di lieve entità, non essendoci stata un'attività di cancellazione della matricola. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che le armi clandestine, incluse quelle artigianali, non possono beneficiare di sconti di pena per lieve entità, poiché la loro totale mancanza di tracciabilità rappresenta un grave pericolo per la sicurezza pubblica. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'uomo e della piena funzionalità dell'arma.
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Attenuante della lieve entità: negata per il furto di una bici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per ricettazione e tentato furto di una bicicletta. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità per entrambi i reati. I giudici hanno chiarito che la ricettazione non può essere considerata di particolare tenuità a causa della personalità negativa del soggetto. Inoltre, le buone condizioni della bicicletta escludono che il danno patrimoniale potesse considerarsi irrisorio. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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