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Associazione Finalizzata Allo Spaccio

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato commesso da chi partecipa a un'organizzazione strutturata di tre o più persone per trafficare sostanze stupefacenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Singolo acquisto ed associazione finalizzata allo spaccio
Il Tribunale del riesame ha revocato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di associazione finalizzata allo spaccio. I giudici hanno accertato che l'indagato gestiva un'attività di vendita autonoma e aveva tentato un solo acquisto isolato dalla presunta organizzazione criminale. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la frequenza dei contatti provasse l'adesione al gruppo e la qualifica di acquirente abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa. Il magistrato non ha specificato ulteriori elementi di prova trascurati dal tribunale. Un singolo contatto commerciale non basta a configurare la partecipazione stabile alla rete criminale. L'indagato ha quindi conservato la propria libertà dalla misura restrittiva.
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Spaccio e autonomia: quando scatta l’associazione a delinquere
Un uomo sottoposto a custodia cautelare in carcere ha contestato l'accusa di associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che le cessioni di droga fossero autonome, prive di un'organizzazione verticistica e senza una cassa comune condivisa. Inoltre, l'indagato ha denunciato l'incompatibilità dei giudici del riesame nel giudizio di rinvio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato associativo sussiste anche con una struttura elementare, purché vi sia un piano criminoso indeterminato e una cooperazione stabile. L'assenza di una cassa comune non esclude il vincolo criminale se i membri operano su un territorio controllato con reciproco supporto.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non unifica tutte le pene
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di sette diverse sentenze di condanna, principalmente legate allo spaccio di stupefacenti e all'evasione. Il giudice dell'esecuzione ha accolto parzialmente la richiesta, unificando solo tre condanne per spaccio di modica quantità commesse in un breve arco temporale e legate alla sua tossicodipendenza. Il Condannato ha proposto ricorso, sostenendo che lo stato di tossicodipendenza avrebbe dovuto giustificare l'unificazione di tutti i reati di droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non basta da sola a dimostrare un unico disegno criminoso, specialmente in presenza di reati associativi complessi e ampi intervalli temporali. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Associazione finalizzata allo spaccio: il contatto non basta
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di far parte di un'associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di prove circa il suo effettivo inserimento nella struttura criminale, avendo egli avuto contatti documentati solo con un singolo esponente del gruppo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice disponibilità verso un singolo associato o la commissione di singoli reati in concorso non bastano a dimostrare la partecipazione al sodalizio. È necessaria la consapevolezza di operare per un disegno criminoso più ampio. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza, ordinando un nuovo esame al Tribunale.
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Spaccio in pineta: non concorso ma associazione finalizzata allo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un membro di un'organizzazione criminale dedita allo spaccio in una pineta. L'imputato sosteneva di aver solo partecipato occasionalmente, ma i giudici hanno respinto la sua tesi. Le prove, come intercettazioni e riprese video, hanno dimostrato l'esistenza di una vera e propria associazione finalizzata allo spaccio, con una struttura stabile, vedette e un controllo totale del territorio. La Corte ha escluso che si trattasse di un fatto di lieve entità, data la sistematicità e l'ampio volume d'affari dell'attività illecita. L'appello è stato dichiarato inammissibile.
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Associazione finalizzata allo spaccio: autonomia da mafia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, chiarendo un importante principio sul reato di associazione finalizzata allo spaccio. Anche se sorta in un contesto mafioso, l'associazione per il narcotraffico costituisce un reato autonomo se presenta una diversa volontà criminale, una specifica struttura organizzativa e una distanza temporale dall'associazione principale. La Corte ha quindi confermato la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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