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Associazione Di Stampo Mafioso

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109 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione di stampo mafioso: prova e continuità
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione di stampo mafioso. La decisione si basa sulla valutazione della continuità del vincolo associativo, anche a fronte di una precedente condanna, e sull'analisi di indizi risalenti nel tempo ma corroborati da elementi più recenti. La Corte ha ritenuto sufficienti le prove raccolte, che includevano intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e informative di polizia, per dimostrare la persistenza del legame criminale e il ruolo apicale del ricorrente.
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Reato continuato: la Cassazione su mafia e reati-fine
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva di riconoscere il reato continuato tra un delitto di usura aggravata (2009-2011) e una successiva condanna per associazione mafiosa (dal 2017). La Corte ha stabilito che l'assoluzione dal reato associativo in un precedente processo, relativa al periodo dell'usura, e l'ampio lasso temporale tra i fatti, impediscono di configurare un unico disegno criminoso. È stata inoltre ribadita la distinzione tra "appartenenza" a un clan, rilevante per le misure di prevenzione, e "partecipazione", necessaria per la condanna penale.
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Associazione di stampo mafioso: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale del Riesame di riqualificare il reato contestato a un indagato da associazione di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.) a semplice associazione per delinquere (art. 416 c.p.). Il caso riguardava un gruppo criminale autonomo, attivo nel settore delle false fatturazioni. La Corte ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, sottolineando che, per configurare un'associazione di stampo mafioso autonoma e non collegata a clan storici, è indispensabile fornire la prova concreta dell'esteriorizzazione della forza intimidatrice del gruppo, ovvero la capacità di generare assoggettamento e omertà nel territorio. Tale prova non è stata ritenuta sufficiente nel caso di specie.
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Custodia cautelare: quando si applica dopo condanna?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato, inizialmente assolto dall'accusa di associazione mafiosa, e successivamente condannato in appello. La sentenza si concentra sulla legittimità della custodia cautelare disposta dopo la condanna, ribaltando la precedente assoluzione. La Corte ha rigettato il ricorso dell'imputato, affermando che la sentenza di condanna, anche se non ancora motivata, costituisce di per sé un quadro indiziario solido per giustificare la misura. Inoltre, ha confermato la validità della presunzione di pericolosità per i reati di mafia, ritenendo non sufficienti gli elementi portati dalla difesa per dimostrare un effettivo allontanamento dal contesto criminale.
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Associazione mafiosa: la Cassazione e gli indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo, già condannato per associazione mafiosa, contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la continuità del vincolo associativo dopo la scarcerazione può essere provata attraverso elementi come precedenti condanne irrevocabili, unite a nuove risultanze investigative quali intercettazioni e attività di osservazione, che dimostrino la ripresa del ruolo criminale all'interno del clan. È stata inoltre confermata la piena utilizzabilità delle intercettazioni ambientali in auto, anche se effettuate su veicoli diversi da quello specificamente indicato nel decreto autorizzativo, purché sia chiara l'intenzione di monitorare le conversazioni dell'indagato.
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Associazione di stampo mafioso: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due imputati, confermando la loro condanna per partecipazione a un'associazione di stampo mafioso, una 'locale' di 'ndrangheta operante in Trentino. La sentenza chiarisce che, per le associazioni mafiose delocalizzate, la forza intimidatrice può essere desunta dal legame con la 'casa madre' e dalla percezione esterna di tale appartenenza, non essendo necessari continui atti di violenza. La Corte ha ritenuto provata l'esistenza del sodalizio, il suo collegamento con le cosche calabresi, la sua capacità intimidatoria nel settore economico locale (estrazione del porfido) e la piena consapevolezza degli imputati, uno con ruolo di promotore e l'altro di partecipe.
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Concorso tra reati associativi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso riguardante il concorso tra reati associativi, in particolare tra l'associazione di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.) e quella finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/90). Gli imputati, condannati nei primi due gradi di giudizio per essere membri di un clan e della sua ramificazione dedita al narcotraffico, hanno impugnato la sentenza sostenendo che non si potesse essere condannati per entrambi i reati. La Suprema Corte ha rigettato e dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che i due reati sono autonomi, tutelano beni giuridici diversi (ordine pubblico il primo, salute pubblica il secondo) e possono quindi coesistere, configurando un'ipotesi di concorso di reati e non un concorso apparente di norme.
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Associazione mafiosa: la continuità dell’adesione
Un soggetto, già condannato per associazione mafiosa, impugna una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, sostenendo la mancanza di prove sulla persistenza del suo legame con il sodalizio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando il principio secondo cui, in tema di associazione mafiosa, l'adesione si presume continuativa anche dopo una condanna. Per superare tale presunzione non basta il decorso del tempo, ma occorrono prove concrete di dissociazione, mentre elementi successivi alla prima condanna possono validamente dimostrare la perdurante appartenenza al gruppo criminale.
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Associazione mafiosa: quando l’imprenditore è affiliato
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un imprenditore accusato di associazione mafiosa e scambio elettorale. La Corte ha ritenuto il suo inserimento nel clan stabile e non occasionale, respingendo la tesi difensiva che lo vedeva come una vittima. L'analisi si è concentrata sul suo ruolo di riferimento economico e politico per il sodalizio, distinguendo la piena partecipazione dal concorso esterno.
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Associazione mafiosa: unione di clan e confini legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di essere a capo di un'organizzazione criminale, nata dall'unione di tre gruppi. La Corte ha confermato la sussistenza di un'unica associazione mafiosa e di una parallela associazione per il narcotraffico, ritenendo irrilevante, ai fini cautelari, la censura su un'aggravante e logica la ricostruzione di un tentato omicidio legato al controllo del territorio.
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Associazione mafiosa: Cassazione su confederazioni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8628/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato accusato di essere a capo di una associazione mafiosa strutturata come una confederazione di tre gruppi criminali. La Corte ha stabilito che, nonostante l'autonomia dei singoli gruppi, la presenza di elementi come una cassa comune, una strategia unitaria e il superamento dei conflitti interni dimostra l'esistenza di un'unica, stabile organizzazione sovraordinata. È stata inoltre confermata la possibilità di contestare simultaneamente il reato di associazione mafiosa e quello di associazione finalizzata al narcotraffico, quando la seconda opera come branca specializzata della prima.
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Associazione mafiosa: prova e custodia cautelare
Un soggetto in custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione criminale con l'aggravante di agevolare un'associazione di stampo mafioso ricorre in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che anche poche intercettazioni possono costituire grave quadro indiziario se dimostrano la consapevolezza e il ruolo dell'indagato, seppur marginale, all'interno del sodalizio. Viene inoltre respinta l'eccezione di nullità dell'ordinanza per mancata autonoma valutazione del giudice.
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Associazione di stampo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la qualifica di associazione di stampo mafioso per un'organizzazione criminale di matrice straniera operante in Italia. La sentenza ha stabilito che la forza intimidatrice, elemento cardine del reato, è configurabile anche quando viene esercitata prevalentemente all'interno di una specifica comunità etnica. La Corte ha rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi di numerosi imputati, consolidando l'orientamento giurisprudenziale sulla lotta alla criminalità organizzata transnazionale.
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Associazione mafiosa: l’appoggio elettorale è prova
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si basa su elementi come il supporto elettorale a un candidato vicino al clan e l'interessamento in appalti pubblici. Secondo la Corte, queste condotte, anche in assenza di precedenti condanne, costituiscono gravi indizi di appartenenza al sodalizio criminale, giustificando la misura detentiva.
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Associazione mafiosa: Cassazione su custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si fonda su una precedente condanna per lo stesso reato, unita a nuovi elementi indiziari come l'ingerenza in una campagna elettorale e il recupero di un credito per conto di un altro associato. La Corte ha ritenuto questi fatti una prova della perdurante affiliazione al sodalizio criminale, rigettando il ricorso e sottolineando la difficoltà di superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria per questo tipo di reato, anche in presenza di problemi di salute.
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Associazione di stampo mafioso: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una sentenza di condanna per diversi imputati accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione e altri reati. La Corte ha ritenuto che mancasse la prova della permanenza del reato associativo oltre il 2014, anno di entrata in vigore di una legge più severa. Di conseguenza, ha rinviato alla Corte d'Appello per la rideterminazione delle pene secondo la normativa precedente, più favorevole. Ha inoltre annullato la condanna per un imputato per carenza di prova sulla sua partecipazione funzionale all'associazione.
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Associazione di stampo mafioso e scommesse online
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso complesso di associazione di stampo mafioso legata al settore delle scommesse illecite. La sentenza conferma la possibilità di un concorso tra associazione semplice e mafiosa, ma annulla con rinvio la condanna per alcuni imputati riguardo l'aggravante del reimpiego dei proventi in attività economiche, sottolineando la necessità di prove specifiche sull'investimento in mercati legali. Vengono respinti i ricorsi di altri imputati, consolidando i principi sulla responsabilità penale in questo ambito.
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Custodia cautelare mafia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per mafia. L'uomo era accusato di far parte di un'associazione mafiosa che, attraverso un'azienda di raccolta oli esausti, imponeva i propri servizi a ristoratori ed esercenti con metodi intimidatori. La Corte ha stabilito che il ricorso mirava a una non consentita rilettura dei fatti e ha confermato la solidità dei gravi indizi di colpevolezza e la sussistenza delle esigenze cautelari, data la presunzione di pericolosità e la mancata prova di un distacco dal clan.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui nuovi clan
La Suprema Corte ha respinto il ricorso contro una misura di custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione di stampo mafioso. La sentenza chiarisce che una 'nuova' cellula criminale, nata da un clan storico, può essere considerata a tutti gli effetti un'associazione mafiosa, ereditandone la forza intimidatrice. Vengono inoltre confermate la validità dell'aggravante del metodo mafioso per i reati di estorsione e la presunzione di pericolosità per giustificare la misura cautelare.
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Associazione di stampo mafioso: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata accusata di essere organizzatrice di un'associazione di stampo mafioso. Il ricorso è stato giudicato generico per non aver contestato in modo specifico le prove a carico (intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori) e per mancanza di interesse a contestare il ruolo di organizzatrice, dato che la semplice partecipazione avrebbe comunque giustificato la misura cautelare.
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