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Associazione A Delinquere

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283 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione a delinquere: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso si limitavano a una contestazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la solidità del quadro indiziario sia per il reato associativo sia per l'aggravante dell'ingente quantità.
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Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. I motivi, basati sulla rivalutazione dei fatti e non su vizi di legge, sono stati respinti. La Corte ha confermato la solidità dei gravi indizi di colpevolezza sia per la partecipazione al sodalizio che per l'aggravante dell'ingente quantità di stupefacenti.
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Associazione a delinquere: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27517/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il confine tra mero acquirente e partecipe dell'associazione si supera quando l'approvvigionamento diventa costante e continuativo, creando un vincolo stabile e durevole che va oltre il singolo rapporto di compravendita e si trasforma in un'adesione al programma criminale dell'organizzazione.
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Associazione a delinquere: ruolo stabile e misura cautelare
Un individuo ha impugnato un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo che il suo ruolo fosse solo marginale ed episodico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'attività di confezionamento delle dosi, seppur apparentemente secondaria, costituiva un contributo stabile ed essenziale all'operatività del sodalizio. La Corte ha inoltre ribadito che, per l'associazione a delinquere, la presunzione di pericolosità sociale non viene meno con il solo passare del tempo, ma richiede la prova di una reale rescissione del vincolo criminale.
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Associazione a delinquere: il ruolo strategico basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che un ruolo strategico, anche se esercitato per un breve periodo, è sufficiente a dimostrare la partecipazione al sodalizio. Inoltre, ha confermato la validità della misura cautelare nonostante l'indagato fosse già detenuto, a causa della presunzione di pericolosità sociale e dell'elevato rischio di recidiva.
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Associazione a delinquere: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la stabile partecipazione può essere desunta da conversazioni intercettate che rivelano un rapporto duraturo, anche se l'indagine si concentra su un singolo episodio. Inoltre, per l'associazione a delinquere, il mero trascorrere del tempo non è sufficiente a escludere l'attualità delle esigenze cautelari, che va valutata in modo complessivo.
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Misure cautelari: la priorità è dell’ente, non del reo
Un imprenditore, accusato di essere un prestanome in un'associazione a delinquere, si è visto applicare una misura interdittiva. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che le prove per l'associazione erano insufficienti. Soprattutto, ha affermato un principio cruciale sulle misure cautelari: se il pericolo di reiterazione del reato deriva dall'operatività della società, la misura più adeguata e proporzionata è quella a carico dell'ente (ex D.Lgs. 231/2001), non della persona fisica che lo rappresenta.
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Associazione a delinquere: le prove per la custodia
Un uomo, accusato di gestire una coltivazione di droga per un gruppo criminale, ricorre contro l'ordinanza di custodia in carcere. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la valutazione del tribunale sui gravi indizi di colpevolezza (un telefono cellulare, chat di gruppo) e ribadendo l'applicazione delle presunzioni legali per la misura cautelare nei casi di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti.
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Associazione a delinquere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per associazione a delinquere a carico di due individui, un organizzatore e un partecipe, responsabili di truffe online su case vacanza. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, evidenziando la sufficienza delle prove per dimostrare l'esistenza di un sodalizio stabile e il diverso peso probatorio tra le posizioni dei vari coimputati.
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Associazione a delinquere: annullata condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per associazione a delinquere a carico di due imputati. La decisione si fonda sulla constatazione che, una volta venuta meno in appello l'accusa principale di estorsione sistematica, che costituiva il 'programma' del sodalizio, la prova di un patto associativo stabile (affectio societatis) risultava contraddittoria e insufficiente, basata su episodi di violenza slegati e su reati per cui gli stessi imputati erano stati assolti. Sono state invece confermate le condanne per altri reati, tra cui lesioni e porto d'armi.
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Carenza di interesse: ricorso in Cassazione nullo
Un indagato ricorre in Cassazione contro la misura degli arresti domiciliari per il reato di associazione a delinquere. Durante il procedimento, tale misura viene dichiarata inefficace da un altro giudice. La Suprema Corte, di conseguenza, dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché un'eventuale decisione favorevole non modificherebbe la condizione dell'indagato, che resta ai domiciliari per un'altra accusa non impugnata.
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Associazione a delinquere: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata a complesse frodi fiscali. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere la partecipazione stabile a un sodalizio criminale dal mero concorso di persone in singoli reati, sottolineando come il ruolo operativo e la fiducia goduta all'interno del gruppo siano elementi sufficienti a dimostrare l'inserimento organico nell'associazione, giustificando così le esigenze cautelari.
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Associazione a delinquere: confermata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere dedita alla creazione e vendita di patenti di guida e permessi di soggiorno falsi. La Corte ha confermato la validità della misura cautelare in carcere, ritenendo provata la stabilità del vincolo associativo e la sussistenza delle esigenze cautelari, nonostante l'indagato fosse già detenuto per un'altra causa. La decisione si basa sulla professionalità criminale dimostrata e sulla struttura organizzata del gruppo, che andava oltre la semplice collaborazione occasionale.
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Associazione a delinquere stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di associazione a delinquere stupefacenti, delineando i criteri per distinguere il reato associativo dal semplice concorso di persone. La sentenza analizza la sufficienza degli indizi, come intercettazioni e dichiarazioni, per provare la stabilità del vincolo. Pur dichiarando inammissibili la maggior parte dei ricorsi, la Corte annulla con rinvio la sentenza per alcuni imputati su punti specifici come la recidiva, l'aumento di pena per la continuazione e la valutazione della collaborazione, sottolineando l'obbligo di motivazione puntuale del giudice.
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Associazione a delinquere: la base logistica è reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza 33034/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per narcotraffico e associazione a delinquere. La Corte ha confermato che fornire una base logistica all'estero e contribuire finanziariamente all'importazione di stupefacenti costituisce una partecipazione attiva e consapevole all'associazione criminale, e non un mero supporto marginale. La decisione distingue nettamente tra solidarietà familiare e contributo causale al sodalizio.
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Associazione a delinquere: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a proporre una diversa valutazione dei fatti, quali il supporto logistico e le intercettazioni, senza denunciare una reale violazione di legge o una manifesta illogicità della motivazione, unici motivi validi per l'appello in sede di legittimità.
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Associazione a delinquere: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che il ricorso era generico e si limitava a riproporre questioni già valutate e respinte con motivazione logica dalla Corte d'Appello, confermando la solidità delle prove a carico, incluse intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori, che dimostravano l'esistenza di un sodalizio stabile e strutturato, l'uso di armi e il metodo mafioso.
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Associazione a delinquere: la prova della partecipazione
La Cassazione ha confermato la misura cautelare per un soggetto accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la partecipazione può essere provata anche attraverso il ruolo di finanziatore e acquirente stabile, e che l'identificazione tramite chat criptate è valida se basata su plurimi elementi convergenti, superando dubbi su dati di localizzazione isolati.
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Associazione a delinquere: i limiti del ricorso
Un soggetto in custodia cautelare per reati di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico e sequestro di persona estorsivo, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il quadro indiziario a suo carico. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il proprio ruolo di giudice di legittimità e non di merito. Ha stabilito che non può rivalutare i fatti già esaminati dai giudici precedenti se la loro motivazione è logica e completa. La decisione conferma che la partecipazione all'associazione a delinquere è stata adeguatamente provata da una serie di elementi coerenti, tra cui conversazioni criptate e un coinvolgimento attivo nelle operazioni del gruppo.
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Associazione a delinquere: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Il ricorso è stato ritenuto generico perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la solidità del quadro indiziario basato su intercettazioni e dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, nonché la persistenza delle esigenze cautelari nonostante il tempo trascorso dai fatti.
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