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Associazione A Delinquere

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283 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione a delinquere: il ruolo attivo del partner
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per una donna accusata di partecipazione ad un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che, per configurare il reato, non basta la convivenza con un esponente del gruppo, ma è necessario un contributo attivo e consapevole. In questo caso, le intercettazioni hanno rivelato il ruolo strategico della donna nella gestione dei rapporti criminali, superando la mera complicità e dimostrando una piena adesione al sodalizio.
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Associazione a delinquere: Cassazione su spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di essere l'organizzatore di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza conferma che la vendita di piccole dosi non diminuisce la pericolosità del sodalizio se supportata da una solida struttura organizzativa, come un 'centralino' per gli ordini e una gestione strategica dei pusher, giustificando così la custodia cautelare in carcere.
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Associazione a delinquere: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza sottolinea che, per provare il sodalizio, sono decisivi elementi come l'elevato numero di cessioni, la ripartizione dei compiti e le strategie comuni, non essendo sufficiente contestare genericamente le prove già valutate nel merito. Il ricorso è stato respinto in quanto non si confrontava specificamente con la solida motivazione del Tribunale del Riesame, limitandosi a riproporre le medesime doglianze.
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Associazione a delinquere: prova e misure cautelari
Un soggetto, sottoposto agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, ha presentato ricorso sostenendo di essere un semplice acquirente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale. Secondo la Corte, il ruolo stabile, continuativo e fiduciario dell'individuo, che agiva come pusher di riferimento e gestiva la rete locale, dimostra una piena partecipazione all'associazione a delinquere, superando il mero rapporto di compravendita. La sentenza ribadisce anche la validità della presunzione di pericolosità per questo tipo di reato.
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Associazione a delinquere: prova e limiti del ricorso
La Suprema Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata accusata di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ribadisce che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito. La decisione conferma la validità del quadro indiziario basato su intercettazioni, che dimostrava un coinvolgimento consapevole e attivo dell'imputata nel sodalizio criminale, e convalida anche l'aggravante dell'agevolazione mafiosa, dati i legami del gruppo con un clan locale.
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Estorsione ultras: la linea tra tifo e reato
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di estorsione ultras. La vicenda vede alcuni capi di gruppi di tifoseria organizzata accusati di aver costretto una nota società calcistica a concedere biglietti e abbonamenti attraverso una campagna intimidatoria, tra cui uno 'sciopero del tifo'. Mentre il tribunale di primo grado aveva derubricato parte delle accuse a tentata estorsione, la Corte d'Appello aveva condannato per il reato consumato. La Cassazione conferma in gran parte l'impianto accusatorio, chiarendo che la sistematica pressione e il danno alla libertà negoziale della società integrano l'estorsione consumata. Tuttavia, annulla con rinvio la condanna per un episodio specifico (la richiesta di 25 abbonamenti) a causa di una contraddizione logica nella motivazione della sentenza d'appello.
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Associazione a delinquere stupefacenti: i limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che atti di intermediazione sporadici e di breve durata non sono sufficienti a dimostrare la partecipazione stabile di un individuo a un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Per configurare il reato associativo, è necessaria la prova di un inserimento stabile e consapevole nella struttura criminale, non bastando la semplice agevolazione di singoli episodi delittuosi.
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Attenuanti generiche: confessione parziale e clan
La Cassazione ha stabilito che una confessione parziale, resa in un altro procedimento e non riguardante il reato associativo, non è sufficiente per il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte ha inoltre confermato una condanna per estorsione aggravata basata sul chiaro riconoscimento della vittima, ritenendo l'appello infondato.
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Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito, ritenuta in questo caso coerente e priva di vizi. La decisione conferma che per configurare una associazione a delinquere non è necessaria una cassa comune, ma è sufficiente un interesse comune e durevole.
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Associazione a delinquere: prova e vincolo familiare
La Corte di Cassazione conferma la condanna per associazione a delinquere di un soggetto, anche se assolto dal reato di ricettazione. Secondo la Corte, fornire un contributo logistico al gruppo criminale, come affittare un appartamento usato come base, è sufficiente a dimostrare la partecipazione consapevole all'associazione, anche senza commettere personalmente i reati-scopo. Il vincolo familiare tra i membri, inoltre, può rafforzare il sodalizio criminoso.
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Associazione a delinquere: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La sentenza chiarisce che, per provare la partecipazione, non basta la semplice ripetizione dei reati-fine (spaccio), ma servono elementi ulteriori che dimostrino un inserimento organico nel gruppo, come svolgere ruoli di fiducia, recuperare crediti o fare da paciere. La Corte ribadisce inoltre di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della decisione impugnata.
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Associazione a delinquere: basta fare il pusher?
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha ritenuto che, nonostante un periodo di osservazione limitato, le prove (intercettazioni e video) dimostravano il suo pieno inserimento nel gruppo criminale, con un ruolo definito e la consapevolezza della struttura, respingendo l'idea che il suo fosse un contributo marginale.
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Associazione a delinquere: limiti e prove necessarie
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9437/2025, si è pronunciata sul tema dell'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. La Corte ha annullato con rinvio la condanna di un imputato, ritenendo insufficiente la prova della sua partecipazione stabile al sodalizio criminale, distinguendola dalla mera attività di spaccio. Al contempo, ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri due coimputati per motivi procedurali e di merito, confermando le loro condanne. La decisione sottolinea il rigore necessario per dimostrare l'inserimento organico di un soggetto in una struttura criminale.
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Associazione a delinquere: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto accusato di essere a capo di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha rigettato le eccezioni procedurali sulle intercettazioni e ha confermato la solidità degli indizi che delineavano una struttura criminale organizzata, ritenendo quindi legittima la misura detentiva.
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Associazione a delinquere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un gruppo di individui accusati di associazione a delinquere finalizzata al furto di autovetture, ricettazione e riciclaggio dei pezzi di ricambio. La Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati, i quali sostenevano si trattasse di un semplice concorso di persone in singoli reati. La sentenza sottolinea che la presenza di una struttura organizzativa stabile, con ripartizione di ruoli e un programma criminoso a lungo termine, integra il reato associativo, distinguendolo dalla cooperazione occasionale.
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Associazione a delinquere: motivazione e annullamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio. La decisione si fonda sulla motivazione carente della sentenza impugnata, che non ha adeguatamente distinto tra singoli episodi di spaccio e l'esistenza di una stabile struttura criminale organizzata. La Suprema Corte ha inoltre richiesto una verifica più approfondita sulla legittimità delle intercettazioni telefoniche internazionali, elemento chiave dell'accusa.
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Associazione a delinquere: quando la condotta è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un soggetto accusato di partecipazione in un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che anche ruoli apparentemente secondari, come quello di accompagnatore e fornitore di veicoli, possono costituire un contributo penalmente rilevante, se inseriti in un rapporto stabile e fiduciario con i vertici del sodalizio. Il ricorso dell'imputato, basato sulla presunta marginalità del suo apporto e sulla mancata conoscenza della disponibilità di armi, è stato rigettato in quanto la sua condotta è stata ritenuta una piena e consapevole messa a disposizione a favore del gruppo criminale.
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Associazione a delinquere: vincoli familiari e custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'accusa era di essere promotore, organizzatore e direttore di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, operante su base familiare. La Corte ha confermato che i legami di parentela non escludono, anzi possono rafforzare, il vincolo associativo criminale e ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari che giustificano la misura detentiva.
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Associazione a delinquere: l’acquisto non basta
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato un'ordinanza di riesame che gli applicava gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che l'acquisto di droga, anche se ripetuto, non è di per sé sufficiente a dimostrare la partecipazione al sodalizio criminale. È necessario provare elementi concreti che attestino un'adesione stabile e consapevole al programma del gruppo, superando il semplice rapporto di compravendita.
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Associazione a delinquere: la prova del partecipe
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita al narcotraffico. La sentenza chiarisce che la partecipazione può essere provata anche attraverso la presenza costante a incontri strategici e il ruolo di co-finanziatore, senza la necessità di un coinvolgimento diretto in ogni singola operazione illecita.
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