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Assegno Sociale

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61 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Assegno sociale: sì anche con rinuncia al mantenimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un cittadino ha diritto all'assegno sociale anche se ha precedentemente rinunciato all'assegno di mantenimento dell'ex coniuge. La Corte ha chiarito che il requisito per ottenere il beneficio è lo 'stato di bisogno effettivo', basato sul reddito reale e non su quello potenziale o rinunciato. La decisione del richiedente di porsi in tale stato è irrilevante, a meno che non venga provata una condotta fraudolenta volta a simulare una situazione di bisogno per approfittare dell'assistenza pubblica.
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Assegno sociale: sì anche con rinuncia al mantenimento
Una donna rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione consensuale e richiede l'assegno sociale. L'INPS nega la prestazione, ma la Corte di Cassazione accoglie il ricorso della donna. La Corte stabilisce che l'unico requisito per l'assegno sociale è lo stato di bisogno effettivo, basato sull'assenza di redditi sufficienti, indipendentemente dalla mancata richiesta del mantenimento. L'eventuale intento fraudolento deve essere provato in giudizio dall'INPS.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento conta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione non esclude il diritto all'assegno sociale. L'unico requisito per ottenere il beneficio è lo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi realmente percepiti e non su quelli potenziali o non richiesti.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22755/2024, ha stabilito che il diritto all'assegno sociale dipende unicamente dallo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi realmente percepiti. La precedente rinuncia all'assegno di mantenimento da parte del coniuge separato è irrilevante. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato la prestazione, affermando che la legge non richiede che lo stato di bisogno sia 'incolpevole' e che un eventuale intento fraudolento non può essere presunto ma deve essere provato.
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Assegno sociale: spetta anche con rinuncia al mantenimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22833/2024, ha stabilito che la rinuncia all'assegno di mantenimento in sede di separazione consensuale non preclude il diritto a percepire l'assegno sociale. Il requisito fondamentale è lo stato di bisogno effettivo, basato sui redditi realmente percepiti e non su quelli potenziali a cui si è rinunciato. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito che avevano negato il beneficio, affermando che la legge non richiede che lo stato di bisogno sia 'incolpevole'.
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Assegno sociale: domanda annuale è necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina contro l'Istituto Previdenziale per il riconoscimento dell'assegno sociale per l'anno 2013. La Corte ha confermato che la domanda amministrativa presentata nel 2012 non era sufficiente a fondare la richiesta per l'anno successivo, mancando del contenuto minimo essenziale per la nuova annualità. La decisione sottolinea la necessità di una domanda specifica per ogni anno in cui si richiede la prestazione.
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Assegno sociale stranieri: soggiorno lungo e diritto
Il Tribunale di Torino ha riconosciuto il diritto all'assegno sociale a un cittadino straniero, chiarendo che il possesso continuativo di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo è prova sufficiente per soddisfare il requisito della residenza legale e continuativa di dieci anni in Italia. La sentenza ha stabilito che, una volta accertata la sussistenza dei requisiti sostanziali, l'iniziale diniego dell'ente previdenziale per una tardiva presentazione documentale non può precludere il diritto alla prestazione. Il caso in esame riguardava la richiesta di assegno sociale stranieri, e la decisione sottolinea l'importanza della storia dei permessi di soggiorno come elemento probatorio.
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Assegno sociale: assenze e residenza continuativa
Una cittadina straniera si è vista negare l'assegno sociale per una presunta interruzione del requisito di residenza continuativa decennale. Il Tribunale ha accolto il ricorso, stabilendo che le assenze dal territorio italiano, provate tramite i timbri sul passaporto, non superavano i limiti di legge (sei mesi consecutivi o dieci mesi totali in un quinquennio). Di conseguenza, l'istituto di previdenza è stato condannato al pagamento delle somme dovute.
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Restituzione assegno sociale: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato che l'assegno sociale indebitamente percepito deve essere restituito quando l'erogazione iniziale ha carattere provvisorio, in attesa della verifica reddituale definitiva. La Corte ha rigettato il ricorso di una cittadina, stabilendo che la natura provvisoria della prestazione non genera un affidamento legittimo che ne impedisca la ripetizione. L'indebito era sorto a causa del superamento dei limiti di reddito dovuto alla percezione di una pensione di reversibilità. La richiesta di restituzione è parte integrante del meccanismo di conguaglio previsto dalla legge.
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Sequestro preventivo: limiti pignorabilità pensione
La Corte di Cassazione chiarisce l'applicazione dei limiti di pignorabilità per le pensioni in caso di sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che il momento determinante per il calcolo dei limiti non è la data di emissione del provvedimento, ma quella della sua concreta esecuzione. I fondi pensionistici accreditati prima dell'esecuzione sono protetti fino a un importo pari al triplo dell'assegno sociale, confermando la correttezza della decisione del tribunale di merito che aveva già applicato questo principio.
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Assegno sociale: non conta il mancato mantenimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che, per il diritto all'assegno sociale, si deve considerare lo stato di bisogno oggettivo di una persona, basato sui redditi effettivamente percepiti. La mancata richiesta di un assegno di mantenimento al coniuge in sede di separazione non può essere l'unico motivo per negare la prestazione. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato il sussidio a una cittadina, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno sociale: redditi occulti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una richiedente l'assegno sociale. La decisione si basa sulla mancata prova dello stato di bisogno, a fronte di elementi presuntivi che indicavano la disponibilità di redditi occulti provenienti dal coniuge, nonostante una separazione formale ritenuta fittizia. La Corte ha ribadito che l'onere di dimostrare i requisiti spetta al richiedente e che ai fini del beneficio contano i "redditi di qualsiasi natura", inclusi quelli illeciti.
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Assegno sociale: la rinuncia al mantenimento non esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25642/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegno sociale. Una persona che rinuncia all'assegno di mantenimento durante il divorzio non perde automaticamente il diritto all'assegno sociale. La Corte ha chiarito che lo stato di bisogno, requisito essenziale per ottenere il beneficio, deve essere valutato in modo oggettivo, considerando l'effettiva situazione economica del richiedente. Non rileva il motivo per cui la persona si trova in difficoltà economiche, a meno che non vi sia un comportamento fraudolento. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato l'assegno basandosi unicamente sulla rinuncia al mantenimento, è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Maggiorazione sociale: conta il reddito familiare
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere la maggiorazione sociale non basta avere un reddito personale al di sotto della soglia, ma è necessario che anche il reddito familiare complessivo, sommato a quello del coniuge, non superi il limite di legge. Nel caso esaminato, una cittadina con reddito zero si era vista negare il beneficio a causa del reddito del coniuge. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, affermando che entrambi i requisiti reddituali, individuale e familiare, devono essere rispettati.
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Assegno sociale e rinuncia al mantenimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia all'assegno di mantenimento da parte dell'ex coniuge non preclude il diritto a percepire l'assegno sociale. Il diritto si basa sullo stato di bisogno effettivo, calcolato sui redditi reali e non su quelli potenziali o non percepiti. La Corte ha cassato la decisione di merito che negava la prestazione, affermando che un intento fraudolento ai danni dell'ente previdenziale deve essere concretamente provato e non può essere presunto dalla sola rinuncia.
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Grave ed irreparabile danno: quando non si sospende
La Corte di Appello di Roma ha respinto la richiesta di sospensione dell'esecuzione di una sentenza. La Corte ha stabilito che non sussiste il requisito del 'grave ed irreparabile danno' quando il debitore lamenta di non possedere beni pignorabili, poiché ciò stesso impedisce un'esecuzione forzata dannosa per il debitore.
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Grave ed irreparabile danno: quando non si sospende
Un ricorrente ha richiesto la sospensione dell'esecuzione di una sentenza, sostenendo che gli avrebbe causato un grave ed irreparabile danno data la sua precaria situazione economica. La Corte di Appello di Roma ha respinto l'istanza, motivando che l'assenza stessa di beni pignorabili (ad eccezione di beni di valore nullo e di un assegno sociale impignorabile) rende impossibile il verificarsi di tale danno, in quanto l'azione esecutiva del creditore sarebbe comunque infruttuosa.
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Ricorso inammissibile: i requisiti del motivo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un assegno sociale. La decisione chiarisce che non si può contestare la valutazione dei fatti mascherandola da violazione di legge, specialmente senza indicare le norme violate. Viene ribadita l'importanza dei requisiti formali dell'appello.
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Assegno sociale: la proprietà non esclude il diritto
Una sentenza del Tribunale di Ancona ha stabilito che la mera proprietà di immobili, se non genera un reddito effettivo, non può essere motivo di esclusione dal diritto all'assegno sociale. Il caso riguardava una ricorrente a cui era stato negato il beneficio a causa della titolarità di alcuni immobili in comproprietà con bassissima rendita catastale. Il giudice, richiamando la giurisprudenza della Cassazione, ha chiarito che per la valutazione dello stato di bisogno contano solo i 'redditi effettivamente percepiti' e non quelli potenziali o astratti derivanti dalla sola proprietà. Di conseguenza, il Tribunale ha accolto il ricorso, condannando l'ente previdenziale a erogare l'assegno sociale.
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Assegno sociale: viaggi lunghi negano il diritto
Un cittadino straniero si è visto negare l'assegno sociale poiché i suoi numerosi e prolungati viaggi nel paese d'origine sono stati ritenuti un'interruzione del requisito di soggiorno continuativo decennale in Italia. Il Tribunale ha stabilito che la residenza legale non è sufficiente se non accompagnata da una permanenza di fatto, stabile e radicata nel territorio nazionale.
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