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Articolo 140 C.P.C.

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La procedura di notifica utilizzata quando il destinatario è irreperibile, che richiede il deposito dell'atto nella casa comunale e l'invio di una raccomandata informativa.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Notifica della cartella di pagamento non provata: il debito cade
L'Ente della Riscossione chiedeva il pagamento di oltre 124.000 euro a un cittadino per diverse cartelle esattoriali. Il cittadino contestava la pretesa, eccependo la prescrizione dei debiti. L'Ente sosteneva di aver interrotto i termini inviando precedenti solleciti e pignoramenti. Tuttavia, per dimostrare l'invio degli atti tramite la procedura per irreperibili, mancava la prova della consegna della raccomandata informativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la Notifica della cartella di pagamento o di un atto di intimazione effettuata ai sensi dell'articolo 140 c.p.c. richiede necessariamente la produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento o della compiuta giacenza. Senza questo documento, la notifica è nulla e non interrompe la prescrizione. Il cittadino vince la causa e l'Ente della Riscossione deve pagare le spese legali.
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Notifica per irreperibilità: il Fisco perde in Cassazione
Il Contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria basato su cartelle esattoriali per violazioni stradali, eccependo la prescrizione dei crediti. La validità dell'interruzione della prescrizione dipendeva dalla corretta notifica di un precedente preavviso di fermo amministrativo. Il messo notificatore, dopo un primo tentativo fallito, aveva eseguito la notifica depositando l'atto nella casa comunale ai sensi dell'articolo 143 c.p.c., ritenendo il destinatario irreperibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la notifica per irreperibilità è illegittima se basata solo su verifiche anagrafiche, senza concrete ricerche sul posto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale di Roma.
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Integrazione del contraddittorio: l’errore che costa la causa
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per IVA nei confronti di una società in accomandita semplice e dei suoi soci. Dopo alterne vicende giudiziarie, i soci hanno proposto ricorso in Cassazione senza coinvolgere la società. La Suprema Corte ha quindi ordinato l'integrazione del contraddittorio nei confronti della società. I soci hanno tentato la notifica al socio accomandatario ai sensi dell'articolo 140 c.p.c., ma non hanno depositato la prova del completamento della notifica, ovvero l'avviso di ricevimento. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei soci per mancata prova dell'avvenuta integrazione del contraddittorio, condannandoli al pagamento delle spese processuali.
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Notifica del fallimento: ditta chiusa ma registro attivo
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di un imprenditore individuale che gestiva un'attività di fisioterapia. Il debitore contestava la validità della notifica del fallimento, avvenuta tramite deposito nella casa comunale dopo che la posta elettronica certificata (PEC) era risultata disattivata e la ditta non era reperibile presso la sede. L'imprenditore sosteneva inoltre di aver cessato l'attività da oltre un anno. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica del fallimento è pienamente valida se effettuata presso la sede risultante dal registro delle imprese, qualora l'imprenditore non abbia formalizzato la cancellazione della ditta, ma si sia limitato a disattivare la PEC. La mancata cancellazione ufficiale impedisce anche il decorso del termine di un anno per la dichiarazione di fallimento.
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Notifica cartella di pagamento valida anche con posta privata
Il Contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo di non aver mai ricevuto la prodromica cartella esattoriale. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inesistente la notifica cartella di pagamento poiché la raccomandata informativa, prevista in caso di temporanea assenza del destinatario, era stata spedita tramite un servizio di posta privata. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, a seguito della progressiva liberalizzazione dei servizi postali, la notifica degli atti tributari sostanziali tramite operatori privati muniti di licenza è pienamente valida per i fatti successivi al 2011. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della controversia.
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