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Articolo 129 C.P.P.

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64 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attenuanti generiche negate a chi rientra e delinque ancora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sentenza d'appello. L'imputato, dopo essere stato espulso, era rientrato illegalmente in Italia e aveva commesso ulteriori reati. I giudici di merito avevano quindi negato la concessione delle attenuanti generiche. La Cassazione ha confermato la decisione, rilevando che i motivi del ricorso erano del tutto generici e non contestavano la condotta recidiva dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: firmano l’accordo e poi ricorrono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati contro la sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Il primo ricorrente lamentava la mancata pronuncia di assoluzione immediata, senza tuttavia indicare prove evidenti della propria innocenza. Il secondo ricorrente lamentava la tardiva notifica delle conclusioni del Procuratore Generale, ma la Corte ha rilevato l'assenza di qualsiasi pregiudizio per la difesa, dato che la pena era stata preventivamente concordata tra le parti. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la validità della decisione precedente, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. Il concordato in appello limita fortemente i motivi di impugnazione successivi.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili della legge
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Bolzano per reati in materia di stupefacenti ed evasione. Il ricorrente lamentava la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale e la mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a motivi specifici, come l'espressione della volontà, la correlazione tra accusa e sentenza, la qualificazione giuridica del fatto e l'illegalità della pena. I vizi denunciati dall'imputato non rientrano in queste categorie tassative. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo blindato che vieta i ripensamenti
L'Imputato, condannato per tentata estorsione, concorda la pena in secondo grado tramite il concordato in appello. Successivamente, il suo difensore propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, una volta siglato il concordato in appello, il ricorso è limitato solo a vizi sulla formazione della volontà, sul consenso del pubblico ministero o sull'illegalità della pena. Non si possono far valere motivi rinunciati o la mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per due rapine, ha concordato una riduzione della pena in appello tramite il concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che chi sceglie il concordato rinuncia ai motivi di appello e non può poi contestare la mancata applicazione del proscioglimento o la misura della pena, salvo vizi sulla formazione dell'accordo stesso.
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Tentato furto in abitazione: ricorso generico costa caro
Un uomo, condannato per il reato di tentato furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione delle regole sull'immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici, astratti e non collegati al caso concreto. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale e hanno sanzionato il ricorrente, obbligandolo a pagare le spese del processo e a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso palesemente infondato.
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Ricorso per Cassazione generico: l’errore che costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava la mancata assoluzione immediata, ma senza contestare in modo specifico le motivazioni della decisione precedente. I giudici hanno stabilito che un ricorso per Cassazione generico, privo di un collegamento diretto e puntuale con le ragioni della sentenza impugnata, non può essere esaminato nel merito. Di conseguenza, l'impugnazione è stata rigettata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato che costa caro
L'Imputato ha concordato una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione per reati di droga tramite patteggiamento. Successivamente, la difesa ha proposto un ricorso contro patteggiamento in Cassazione, lamentando che il giudice non avesse motivato la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la legge limita fortemente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento. La mancata motivazione sul proscioglimento immediato non rientra tra i casi consentiti, specialmente se la contestazione è generica. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino contro una sentenza della Corte d'Appello di Venezia. I giudici hanno rilevato che l'atto conteneva solo censure generiche e una sommaria enunciazione di vizi di legge, senza sviluppare alcuna reale argomentazione giuridica o confrontarsi con le motivazioni della decisione impugnata. Di conseguenza, oltre al rigetto del ricorso, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: l’accordo che non si può impugnare
Gli Imputati avevano concordato l'applicazione della pena con il Giudice per le indagini preliminari per reati di droga ed estorsione. Successivamente, hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la carenza di motivazione sul proscioglimento e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la sentenza di patteggiamento richiede una motivazione semplificata, limitata alla verifica della correttezza del fatto, della qualificazione giuridica e dell'assenza di cause di proscioglimento immediato. Inoltre, contro la sentenza di patteggiamento non è possibile contestare la misura della pena per motivi di discrezionalità, ma solo l'illegalità della stessa. Di conseguenza, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato costa caro
L'Imputato, dopo aver concordato una pena per furto e danneggiamento aggravati tramite patteggiamento, ha proposto ricorso in Cassazione. Ha lamentato la mancanza di motivazione sulla mancata assoluzione immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a pochissimi casi specifici, tra cui vizi della volontà o illegalità della pena. Poiché i motivi presentati non rientravano in queste categorie, l'impugnazione è stata respinta. L'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo non si può contestare
L'Imputato, condannato per furto pluriaggravato a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato per legge a tassativi motivi: vizi della volontà, difformità tra richiesta e sentenza, errore sulla qualificazione del fatto o illegalità della pena. Poiché la contestazione dell'imputato non rientrava in queste categorie, il ricorso è stato respinto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e condanna pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte d'Appello aveva rideterminato la pena confermando la responsabilità penale. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile poiché formulato in modo generico su questioni relative alla responsabilità penale ormai coperte da giudicato, non essendo state devolute in appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: motivi generici
Il Ricorrente ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando la decisione della Corte d'Appello. Tuttavia, l'unico motivo di impugnazione si basava sulla generica violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale, senza fornire argomentazioni specifiche o dettagliate a supporto della tesi. La Suprema Corte ha rilevato l'assoluta genericità della contestazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il soggetto al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: il dubbio sulla data salva l’imputato
Due imputati sono stati condannati nei gradi precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti. Il Primo Imputato contestava l'attendibilità di un testimone, mentre il Secondo Imputato lamentava l'incertezza sulle date delle cessioni di droga. La Corte di Cassazione ha rilevato che, dopo la sentenza d'appello, è maturata la prescrizione del reato per entrambi. Per il Secondo Imputato, in mancanza di date certe, il calcolo della prescrizione è stato effettuato partendo dalla data più risalente per garantirgli il massimo favore. Non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione nel merito, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione dei reati.
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Ricorso contro patteggiamento: i limiti invalicabili
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza del Tribunale che applicava la pena concordata per reati legati agli stupefacenti. Il ricorrente lamentava la violazione dell'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. La legge stabilisce infatti che la sentenza di patteggiamento può essere impugnata solo per motivi tassativi, come l'espressione della volontà, il difetto di correlazione tra accusa e sentenza, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. Il vizio di motivazione sollevato non rientra in questi casi. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena vieta i ripensamenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da L'Imputato contro la sentenza della Corte d'appello. L'Imputato aveva precedentemente stipulato un concordato in appello, rinunciando a tutti i motivi di impugnazione tranne quelli sulla pena. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale per il proscioglimento immediato. I giudici hanno stabilito che, dopo un concordato in appello con rinuncia ai motivi principali, non è possibile presentare un ricorso generico basato sulla mancata assoluzione d'ufficio, a meno che non si contestino vizi specifici della sentenza. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: ricorso respinto
Il Cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, è stato condannato per aver violato le prescrizioni imposte dal Codice Antimafia. Contro la condanna, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato e contestando la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, evidenziando che il ricorrente cercava una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati dalle forze dell'ordine nell'immediatezza. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende per la violazione della sorveglianza speciale.
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Ricorso per cassazione patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
Un imputato ha presentato un ricorso per cassazione patteggiamento contro la sentenza del Tribunale che applicava la pena concordata per detenzione di oltre 400 grammi di cocaina. Il ricorrente sosteneva che il giudice di merito avesse omesso di valutare le cause di non punibilità previste dal codice di procedura penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento sono limitati e tassativi. Tra questi non rientra la generica doglianza sulla mancata applicazione del proscioglimento immediato, specialmente se il primo giudice ha già motivato tale esclusione. La decisione conferma il rigore interpretativo sulle impugnazioni degli accordi sulla pena, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Procedibilità a querela: perché non basta l’innocenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'improcedibilità per un caso di furto aggravato a seguito della Riforma Cartabia, che ha introdotto la procedibilità a querela per tale fattispecie. Gli imputati avevano richiesto l'assoluzione nel merito per evitare possibili ripercussioni civili, contestando la decisione dei giudici di merito di fermarsi al difetto di querela. La Suprema Corte ha stabilito che, in assenza della condizione di procedibilità, non è possibile procedere al vaglio di merito ai sensi dell'art. 129 c.p.p., a meno che l'innocenza non emerga in modo immediato e cristallino. Inoltre, i ricorrenti non hanno dimostrato un interesse concreto e attuale a ottenere una formula assolutoria diversa, rendendo i ricorsi inammissibili.
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