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Articolo 129 C.P.P.

64 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La norma del codice di procedura penale che impone al giudice di dichiarare immediatamente l'estinzione del reato o l'innocenza dell'imputato in ogni stato e grado del processo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Impugnazione del patteggiamento: stop ai ricorsi inutili
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena con la Procura per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Dopo la pronuncia della sentenza, il difensore ha presentato ricorso in Cassazione. Il ricorso lamentava la mancanza e l'illogicità della motivazione del giudice in merito alla mancata assoluzione immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'atto. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è limitata tassativamente a specifici vizi di legalità. I motivi legati al merito della motivazione o alla valutazione dell'assoluzione immediata non possono essere proposti contro questo rito speciale. Per questo motivo, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza celebrare l'udienza e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giustizia e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: accordo e ricorso vietato
Un Imputato concordava l'applicazione della pena su richiesta delle parti davanti al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, l'interessato presentava ricorso per cassazione lamentando la mancata verifica di cause di proscioglimento immediato e difetti di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con condanna a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione del patteggiamento è limitata a casi tassativi previsti dalla legge, escludendo contestazioni generiche sulla motivazione quando l'accordo esonera l'accusa dalla prova piena.
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Guida in stato di ebbrezza: reato estinto per prescrizione
L'Automobilista veniva condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'aver causato un incidente stradale e dall'ora notturna. Il conducente proponeva ricorso in Cassazione lamentando la nullità dell'accertamento ematico, eseguito in ospedale senza il suo consenso e senza l'avviso della facoltà di nominare un difensore. La Corte di Cassazione, accertata l'ammissibilità dell'impugnazione, ha rilevato il decorso del termine quinquennale di prescrizione maturato prima della decisione. In assenza di elementi per una chiara assoluzione nel merito, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza senza rinvio per estinzione del reato, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto per l'eventuale applicazione delle sanzioni amministrative sulla patente.
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Motivi generici e inammissibilità del ricorso per cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la sentenza di condanna emessa nei suoi confronti dalla Corte d'Appello. La difesa ha basato l'impugnazione su una generica contestazione della motivazione della sentenza, evocando in modo astratto le cause di proscioglimento previste dalla legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della totale mancanza di specificità dei motivi sollevati. Non essendo stati indicati errori concreti o vizi logici specifici, i giudici di legittimità hanno condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e assoluzione: la Cassazione fissa i limiti
L'Imputato ha contestato la sentenza della Corte di Appello che dichiarava il non doversi procedere per avvenuta estinzione dei reati dovuta al trascorrere del tempo. Il ricorrente chiedeva una pronuncia di merito favorevole, sollevando il nodo del rapporto tra prescrizione del reato e assoluzione immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'assoluzione prevale sull'estinzione del reato solo se l'innocenza emerge in modo palese e senza rivalutare le prove. L'Imputato ha presentato motivi generici senza indicare l'evidenza immediata della propria estraneità ai fatti. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Patteggiamento in appello: inammissibile il ricorso sulla pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello ottenuta tramite patteggiamento in appello. La difesa lamentava il difetto di motivazione del giudice riguardo al mancato proscioglimento d'ufficio ex articolo 129 del codice di procedura penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando le parti concordano la pena in secondo grado e l'imputato rinuncia ai motivi di impugnazione, il giudice non ha l'obbligo di motivare l'assenza di cause di assoluzione o di nullità. La cognizione del magistrato resta limitata ai soli punti non oggetto di rinuncia. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzione pecuniaria
L'Imputato ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello contestando la qualificazione del fatto, la mancata applicazione del proscioglimento immediato e la misura eccessiva della sanzione penale inflitta. La Corte di Cassazione ha esaminato l'atto difensivo e ha rilevato la totale genericità delle censure sollevate. I motivi presentati mancavano infatti di un puntuale collegamento con le argomentazioni giuridiche della sentenza impugnata. I giudici supremi hanno quindi pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando in via definitiva la condanna precedente. L'Imputato ha subito anche la condanna al pagamento delle spese legali processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: accordo fatto e ricorso vietato
Due imputati hanno concordato la pena tramite patteggiamento davanti al Tribunale. Successivamente, entrambi hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione del proscioglimento immediato d'ufficio. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. La legge circoscrive in modo rigoroso i casi in cui è consentita l'impugnazione del patteggiamento, escludendo contestazioni sul merito della responsabilità già negoziata dalle parti. I giudici hanno respinto le doglianze e hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per genericità: condanna e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo aveva condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per genericità delle motivazioni presentate. La difesa non ha spiegato in modo specifico le ragioni per richiedere il proscioglimento immediato e ha contestato la decisione di secondo grado senza muovere critiche puntuali. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna e hanno sanzionato L'Imputato con il pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato dall'imputato contro la sentenza emessa dalla Corte di Appello. Il ricorrente si era limitato a invocare in modo generico il proscioglimento immediato previsto dall'articolo 129 del codice di procedura penale, omettendo di argomentare le ragioni giuridiche e di indicare gli elementi probatori non considerati nel precedente grado di giudizio. I Supremi Giudici hanno confermato che una censura apodittica e priva di specificità impedisce l'esame della questione. Di conseguenza, la Corte ha respinto l'impugnazione, condannando l'imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dalla speranza di assoluzione al ricorso per cassazione generico
La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione presentata da un imputato avverso la sentenza di secondo grado della Corte di Appello. La difesa lamentava la violazione di legge, la mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale, l'errata qualificazione giuridica del reato, l'eccessività del trattamento sanzionatorio e vari vizi di motivazione. I giudici di legittimità hanno accertato che i motivi di doglianza si riducevano a semplici affermazioni prive di riscontri concreti e di specifica contestazione delle argomentazioni espresse dai giudici d'appello. Un ricorso per cassazione generico non consente infatti alla Corte alcun vaglio critico. La decisione ha comportato la definitiva conferma della condanna penale a carico dell'imputato, unitamente all'obbligo di pagare le spese processuali e di versare una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Gratuito patrocinio: la condanna si cancella con la prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un imputato per la mancata comunicazione delle variazioni di reddito legate all'ammissione al gratuito patrocinio. L'uomo era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per aver omesso di aggiornare i propri dati reddituali entro i termini di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso difensivo rilevando l'avvenuto superamento del termine massimo di prescrizione pari a sette anni e sei mesi dal fatto. L'estinzione del reato per decorso del tempo prevale sulla disamina delle ulteriori censure e impone la cancellazione definitiva della condanna.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: sanzioni e costi
Un cittadino, accusato del reato di abuso d ufficio, vedeva estinguersi il processo in appello per intervenuta prescrizione. L imputato proponeva inizialmente ricorso davanti alla Suprema Corte per ottenere una piena assoluzione nel merito anziché la semplice prescrizione. Successivamente, prima dell udienza di discussione, il suo difensore presentava atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto di tale decisione, dichiarando l inammissibilità dell impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
L'Imputato ha presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Venezia. La difesa contestava l'errata qualificazione giuridica del fatto, l'assenza di motivazione circa il mancato proscioglimento immediato e l'eccessiva severità della pena inflitta. I Supremi Giudici hanno rilevato la totale genericità delle censure difensive. L'atto di impugnazione mancava infatti del necessario confronto puntuale con le argomentazioni espresse nella sentenza d'appello e non conteneva una precisa esposizione delle norme violate. Per queste ragioni, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. L'Imputato ha subito la condanna al pagamento delle spese dell'intero procedimento penale e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: dubbi sull’etilometro e prescrizione
Un automobilista, accusato del reato di guida in stato di ebbrezza, ha ottenuto in primo grado la dichiarazione di estinzione dell'illecito per intervenuta prescrizione. Non soddisfatto del risultato, l'imputato ha proposto appello per richiedere l'assoluzione piena, sostenendo la presenza di dubbi sul corretto funzionamento dell'etilometro utilizzato dai verbali. La Corte d'Appello ha giudicato inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che per superare la prescrizione e ottenere un'assoluzione immediata occorre dimostrare in modo evidente e incontestabile la propria innocenza. I generici dubbi sull'attrezzatura non bastano. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione e assoluzione nel ricorso per cassazione: limiti
Due imputati venivano condannati per i reati di truffa ed esercizio abusivo dell'attività assicurativa. La Corte d'Appello dichiarava la prescrizione per alcune imputazioni e rideterminava la pena finale. Gli imputati proponevano ricorso per cassazione, chiedendo il proscioglimento nel merito e la revisione del calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito la relazione tra prescrizione e assoluzione nel ricorso per cassazione. La richiesta di proscioglimento pieno di un reato estinto richiede la prova evidente e immediata dell'innocenza. Gli imputati non possono chiedere alla Cassazione un nuovo esame dei fatti o l'assunzione di nuove testimonianze.
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Omessa comunicazione reddito di cittadinanza e condanna finale
Un beneficiario di aiuti economici statali è stato condannato per l'omessa comunicazione reddito di cittadinanza in relazione a rilevanti variazioni patrimoniali. La difesa ha proposto ricorso per cassazione, contestando la mancata rilevazione di cause di proscioglimento ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale e la quantificazione dell'aumento di pena per la continuazione con altri reati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno rilevato la genericità del primo motivo difensivo, privo di indicazioni concrete e supportato da giurisprudenza non pertinente. Riguardo alla misura della pena, la Cassazione ha evidenziato come la censura richiedesse un inammissibile riesame di merito, già ampiamente e logicamente motivato nei precedenti gradi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: patteggiare la pena vieta il ricorso
L'Imputato ha concordato una pena in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancata motivazione del giudice sul proscioglimento immediato e sulla quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, quando si accetta una pena concordata in secondo grado, non è possibile contestare in Cassazione la mancata applicazione del proscioglimento o la misura della sanzione, a meno che quest'ultima non sia del tutto illegale. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: stop ai ripensamenti
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena su richiesta per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per cassazione contro patteggiamento lamentando la violazione di legge e la mancata motivazione sull'immediato proscioglimento. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Chi sceglie il rito speciale rinuncia a contestare la responsabilità penale e la sussistenza delle cause di non punibilità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e inflitto all'Imputato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione e sanzione pecuniaria
L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando l'assenza di motivazione da parte dei giudici di merito sull'eventuale applicazione delle cause di non punibilità. I Supremi Giudici hanno valutato l'impugnazione rilevando che le contestazioni difensive risultavano totalmente generiche e prive di reale confronto con l'affermazione di colpevolezza. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato la inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando in via definitiva la condanna penale e disponendo a carico del ricorrente il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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