L'Imputato ha concordato un patteggiamento per i reati di furto e riciclaggio. Successivamente, ha presentato un ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando che il giudice non avesse motivato la mancata applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale per un'immediata assoluzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, il ricorso in Cassazione contro la sentenza di patteggiamento è limitato a quattro motivi tassativi: espressione della volontà, difformità tra richiesta e sentenza, errore nella qualificazione giuridica del fatto e illegalità della pena. La contestazione sollevata dall'imputato non rientra in questi casi. Di conseguenza, l'imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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