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Art. 624-Bis Cod. Pen.

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Articolo del codice penale che punisce con una pena più severa il furto commesso introducendosi in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto: condanna definitiva per ricorso inammissibile per genericità
Una persona, condannata in appello per furto in abitazione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici supremi, tuttavia, hanno respinto la richiesta dichiarando il ricorso inammissibile per genericità. Le argomentazioni presentate erano infatti troppo astratte e non criticavano in modo specifico e concreto le motivazioni della sentenza di condanna. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato obbligato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Furto agli ex suoceri: la convivenza non crea affinità legale
Un uomo, condannato per furto in casa dei genitori della sua ex compagna, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva di non dover essere punito invocando la 'causa di non punibilità per affinità', un principio che esclude il reato per furti tra parenti stretti. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: il legame di affinità, necessario per applicare questa norma, deriva unicamente dal matrimonio. Poiché l'uomo era solo un ex convivente e non il marito della figlia delle vittime, non esisteva alcun rapporto di affinità legalmente riconosciuto. Di conseguenza, la sua condanna per furto è stata confermata in via definitiva.
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Valutazione recidiva: quando è legittima? Cassazione
Un individuo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la corretta valutazione recidiva si fonda sull'analisi approfondita della 'biografia penale' dell'imputato. Se i precedenti indicano un'accresciuta pericolosità sociale e una maggiore capacità a delinquere, l'applicazione dell'aggravante è pienamente giustificata e non costituisce un mero automatismo.
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Furto lieve entità: Cassazione su attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto lieve entità in una pertinenza abitativa. La richiesta di sollevare una questione di costituzionalità sull'art. 624-bis c.p., per l'assenza di un'attenuante specifica per fatti di lieve entità, è stata respinta. La Corte ha ritenuto la questione irrilevante, poiché i giudici di merito avevano già pienamente considerato la scarsa gravità del fatto, concedendo le attenuanti generiche in prevalenza sulla recidiva e riducendo significativamente la pena.
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Ricorso inammissibile: i requisiti per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto. Il ricorso è stato rigettato perché si limitava a riproporre argomentazioni già esaminate in appello, senza una critica specifica e puntuale della sentenza impugnata. La Corte ha sottolineato la necessità di formulare motivi di ricorso che affrontino concretamente le ragioni della decisione del giudice di merito, confermando che la mancanza di tali requisiti porta inevitabilmente alla declaratoria di inammissibilità.
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Furto in spogliatoio: quando è furto in abitazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. Il furto in spogliatoio di un centro sportivo rientra in questa fattispecie di reato. Il ricorso è stato respinto sia per motivi procedurali, non avendo sollevato la questione in appello, sia nel merito, confermando la giurisprudenza precedente.
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Furto in garage: la Cassazione conferma il reato grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in garage, ricettazione e reingresso illegale. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: il furto in garage si qualifica come furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), e non come furto semplice, poiché il box auto è considerato una pertinenza di privata dimora. I motivi del ricorso sono stati respinti per aspecificità e perché alcune questioni, come la particolare tenuità del fatto, sono state sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
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Furto in pertinenza: quando il garage è privata dimora
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19489/2025, ha confermato la condanna per furto in pertinenza di un'abitazione, specificando che un garage costituisce privata dimora se esiste un collegamento funzionale e di servizio con l'abitazione principale. Questo legame prevale sulla contiguità fisica o sulla titolarità dell'immobile. La Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati, ribadendo la propria consolidata giurisprudenza in materia di furto in luoghi pertinenziali, come garage e depositi parrocchiali.
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Prova dattiloscopica: la Cassazione conferma condanna
Un individuo, condannato per furto in abitazione in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione contestando il riconoscimento della sua responsabilità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la prova dattiloscopica, anche basata su una singola impronta, è sufficiente per fondare una sentenza di condanna se presenta almeno 16 o 17 punti caratteristici corrispondenti, in quanto fornisce la certezza della presenza del soggetto sulla scena del crimine.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto in abitazione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e semplici riproduzioni di argomenti già valutati e respinti dalla Corte d'Appello, confermando così la condanna e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria.
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Privata dimora: la sala parrocchiale è tutelata?
Un soggetto viene condannato per il furto di un computer da una sala parrocchiale, reato qualificato come furto in privata dimora (art. 624-bis c.p.). La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8248/2025, annulla la decisione. I giudici chiariscono che una sala parrocchiale non è automaticamente una privata dimora. La sua qualificazione dipende dalla funzione concreta del luogo: è necessario dimostrare che al suo interno si svolgano attività riservate, assimilabili a manifestazioni della vita privata tipiche di un'abitazione, e non semplici attività come la catechesi o i giochi. La sola chiusura al pubblico non è un elemento sufficiente.
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