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Art. 507 C.P.P.

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norma del codice di procedura penale che conferisce al giudice il potere di disporre d'ufficio l'assunzione di nuovi mezzi di prova, qualora lo ritenga assolutamente necessario ai fini della decisione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lesioni personali: ricorso inammissibile e condanna confermata
Un uomo è stato condannato per il reato di lesioni personali dopo aver aggredito fisicamente un'altra persona, provocandole lesioni guaribili in cinque giorni. Dopo la conferma della condanna in secondo grado, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità dei testimoni, l'efficacia del referto medico e la mancata ammissione di testimoni d'alibi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per i reati di competenza del Giudice di Pace, la legge vieta di contestare in Cassazione la motivazione sulla valutazione delle prove. Inoltre, la doglianza sui testimoni d'alibi è risultata del tutto generica. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali, di tremila euro alla Cassa delle Ammende e delle spese legali in favore della parte civile.
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Impugnazione ordinanza ammissione prove: no al ricorso immediato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro un'ordinanza del Tribunale che disponeva l'acquisizione di un atto di polizia giudiziaria. L'imputato contestava la decisione ritenendola anomala. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'impugnazione ordinanza ammissione prove non può essere proposta immediatamente per presunta abnormità dell'atto. Il nostro ordinamento prevede infatti uno specifico strumento di controllo, ma differito nel tempo: l'ordinanza dibattimentale che ammette o esclude una prova può essere contestata soltanto insieme alla sentenza finale che conclude il processo. Di conseguenza, il ricorso immediato è stato respinto e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi ripetitivi
Il Ricorrente ha proposto ricorso per cassazione contestando la legittimità dell'ordinanza emessa ai sensi dell'art. 507 c.p.p. per carenza di motivazione e lamentando la lesione del diritto di accedere a un rito alternativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché il motivo era meramente reiterativo di quanto già dedotto in appello e privo di specificità, non essendosi confrontato con le argomentazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione delle misure di prevenzione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la violazione delle misure di prevenzione previste dal Codice Antimafia. Il ricorrente lamentava la mancata audizione di un testimone decisivo e l'errata applicazione della recidiva. Gli Ermellini hanno chiarito che la richiesta testimoniale era tardiva e non supportata da elementi specifici. Inoltre, la presenza di precedenti penali, tra cui il reato di evasione, giustifica pienamente l'aggravante della recidiva, dimostrando una condotta non occasionale. La decisione conferma la condanna precedente e impone il pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Potere del giudice e prova: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati fiscali legati alla detenzione di carburante agricolo. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare i fatti, e conferma la legittimità del potere del giudice di acquisire d'ufficio nuove prove, come un certificato di analisi, anche senza l'esame in aula del suo redattore, se ritenuto necessario per la completezza dell'accertamento.
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Prove ex art. 507 c.p.p.: quando il giudice le ammette
La Corte di Cassazione conferma la legittimità dell'acquisizione di nuove prove ex art. 507 c.p.p. da parte del giudice, anche se non indicate dalle parti. In un caso di furti di carburante, il ricorso dell'imputato, basato sull'asserita inutilizzabilità di un testimone chiave ammesso d'ufficio, è stato respinto. La Corte ha ribadito che tale potere è funzionale a garantire la completezza del quadro probatorio e che la testimonianza di un agente che consulta atti a cui ha collaborato è valida.
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