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Art. 448, Comma 2-Bis, Cod. Proc. Pen.

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Norma del codice di procedura penale che elenca in modo tassativo i soli motivi per cui è possibile presentare ricorso in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso inammissibile patteggiamento: appello respinto e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputati contro una sentenza di patteggiamento. Gli imputati contestavano la valutazione della pena, ma la Corte ha ribadito un principio fondamentale: una sentenza di patteggiamento può essere impugnata solo per motivi specifici e tassativi, come un difetto di volontà dell'imputato o l'illegalità della pena. Non è possibile rimettere in discussione la congruità della sanzione concordata. Di conseguenza, il caso di specie ha portato a un esito di **ricorso inammissibile patteggiamento**, con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: Inammissibile senza motivi di legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta e altri reati. L'imputato sosteneva che il giudice non avesse motivato a sufficienza la mancata assoluzione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso contro patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dalla legge, come l'errata qualificazione del reato o l'illegalità della pena. Una generica contestazione sulla motivazione non rientra tra questi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato al pagamento delle spese.
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Impugnazione Patteggiamento: Ricorso Respinto e Condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata contro una sentenza di patteggiamento. La ricorrente sosteneva che il giudice non avesse verificato la possibile presenza di cause di assoluzione prima di ratificare l'accordo. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: l'impugnazione del patteggiamento è consentita solo per motivi tassativamente elencati dalla legge, come errori sulla qualificazione del reato o l'illegalità della pena. La mancata verifica delle cause di proscioglimento non rientra tra questi motivi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la ricorrente condannata a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Impugnazione patteggiamento: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di applicazione pena su richiesta (patteggiamento). La decisione ribadisce i rigidi limiti all'impugnazione patteggiamento, stabiliti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., escludendo la possibilità di contestare la valutazione dei fatti o l'omessa applicazione dell'art. 129 c.p.p. se non per vizi evidenti.
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Ricorso patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, ribadendo i rigidi limiti all'impugnazione delle sentenze di applicazione della pena su richiesta. Il ricorso era basato sulla mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. (cause di proscioglimento), un motivo che, secondo la Corte, non rientra più tra quelli ammissibili a seguito della riforma introdotta dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen. La decisione conferma che l'accordo tra le parti nel patteggiamento rende la sentenza quasi definitiva, salvo per vizi tassativamente previsti.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'appello contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato contestava la mancanza di motivazione su cause di proscioglimento, ma la Corte ha ribadito che un ricorso patteggiamento è limitato ai soli vizi di legge previsti tassativamente dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., escludendo i vizi di motivazione.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un imputato che chiedeva l'assoluzione. La Corte ribadisce che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di impugnazione sono tassativi e non consentono una rivalutazione del merito della causa, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento, poiché i motivi addotti non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Questo caso evidenzia come un ricorso patteggiamento inammissibile comporti la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: i limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento basato su un presunto vizio di motivazione. La sentenza chiarisce che i motivi di impugnazione contro una sentenza di patteggiamento sono tassativamente elencati dall'art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., e tra questi non rientra la carente valutazione delle condizioni per il proscioglimento.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: limiti all’appello
Due imputati ricorrono in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. La Corte Suprema dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, poiché i motivi presentati non rientrano tra quelli, tassativamente previsti, dall'art. 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale. Di conseguenza, i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento inammissibile: limiti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati legati agli stupefacenti. La decisione ribadisce che, secondo l'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., il ricorso è possibile solo per motivi tassativi, tra cui non rientra l'erronea applicazione di altre leggi. Questo principio rende il ricorso patteggiamento inammissibile se basato su vizi non previsti dalla norma.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di rapina e furto. La decisione si basa sui rigidi limiti imposti dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., che impedisce di contestare la valutazione dei fatti una volta accettato il rito speciale. Il ricorso patteggiamento non può basarsi su una presunta omessa o insufficiente valutazione delle prove.
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Appello patteggiamento: i motivi di ricorso limitati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di patteggiamento. La decisione si fonda sul principio che l'appello patteggiamento può basarsi solo sui motivi tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p., tra i quali non rientrano le censure generiche sulla mancanza di motivazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento. L'imputato contestava la motivazione sulla determinazione della pena, ma la Corte ha ribadito che un ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente elencati dalla legge, tra cui non rientra la censura sulla motivazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. La decisione ribadisce che il ricorso patteggiamento è consentito solo per i motivi tassativamente indicati dall'art. 448, comma 2-bis c.p.p., escludendo censure generiche sulla motivazione o sulla qualificazione giuridica del fatto, se non palesemente erronea.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento, poiché i motivi presentati dall'imputato non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall'art. 448, comma 2-bis, c.p.p. Il ricorrente, condannato per reati legati agli stupefacenti, aveva contestato la sua responsabilità penale, un motivo non consentito dalla legge per impugnare una sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti. Di conseguenza, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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